Accordo tra Grecia e istituzioni internazionali in dirittura d’arrivo? Forse. Tsipras invia bozza di accordo, e attende la replica

Accordo tra Grecia e istituzioni internazionali in dirittura d’arrivo? Forse. Tsipras invia bozza di accordo, e attende la replica

I creditori della Grecia sembrano molto vicini alla conclusione di una bozza di accordo da proporre al governo di sinistra di Atene. Lo scopo è quello di accelerare quanto più possibile la conclusione dei negoziati, e dar modo così alla Grecia di accedere agli aiuti finanziari promessi, di 7 miliardi di euro entro la fine di giugno. Ore prima, Alexis Tsipras, premier greco, aveva sottoposto le sue proposte ai creditori – con l’obiettivo evidente di prevenire una sorta di offerta “prendere o lasciare” da parte delle istituzioni creditrici e di dimostrare agli elettori greci che Atene si è mossa per prima. Le dichiarazioni relative alla proposta e alla controproposta sono giunte dopo che i leader di Francia e Germania, Hollande e Merkel, hanno tenuto colloqui urgenti lunedì sera a Berlino con i responsabili di BCE, Draghi, Fondo Monetario, Lagarde, e Commissione europea, Juncker, per dare uno sbocco alla fase di stallo dei colloqui.

Tuttavia, nel pomeriggio di martedì si sono diffuse voci di una sorta di accelerazione nelle decisioni di Commissione europea e Fondo Monetario per un accordo “politico” con la Grecia, da negoziare nell’ambito del documento proposto da Tsipras. Le stesse fonti rivelano però che ancora vi sono angoli polemici da smussare a proposito della riforma delle pensioni e della sostenibilità del nuovo debito. Da fonti interne al governo greco, ancora anonime, si precisa, nel pomeriggio di martedì, che nulla di ufficiale è giunto dai tre creditori, e che il governo greco resta in attesa di capire come evolverà la situazione.

Nel corso della mattinata, Tsipras aveva tenuto una conferenza stampa nella quale aveva detto che “non attenderemo loro per sottoporre la nostra proposta. La Grecia sottoporrà un piano – ora è chiaro che la decisione spetta ai leader politici d’Europa”. La proposta del governo greco, da quanto è filtrato, si compone di 47 pagine ed è divisa in “elementi” concordati con il gruppo di esperti e di tecnici, noto come Bruxelles Group, e in “elementi” che ancora non sembrano risolti. Le due grandi questioni sulle quali il consenso deve essere trovato restano la riforma della sicurezza sociale e del sistema pensionistico, e l’avanzo primario, che il governo greco chiede debba essere inferiore all’1%, per garantirsi investimenti pubblici.

Nel frattempo, ad Atene si era anche diffusa la voce che se non si fosse trovata la disponibilità ad un accordo entro gli inizi di giugno, il governo avrebbe provveduto ad indire elezioni anticipate, per il 28 giugno o il 5 luglio. Le voci sulle elezioni anticipate servono a Tsipras per mettere ancora più pressione sui leader europei, e per metter fine ad eventuali piani B sull’uscita della Grecia dall’euro, o sull’invenzione di una Europa a due velocità, che tanto piace al falco tedesco Schauble, ministro delle Finanze nel governo Merkel. È noto che in Grecia l’80% dei cittadini non vuole uscire dall’Euro e che eventuali elezioni darebbero a Syriza e a Tsipras la maggioranza assoluta. Ecco perché, nonostante le tensioni con alcune cancellerie europee, tra le quali quelle degli stati baltici, di Repubblica ceca, Olanda, Danimarca e Finlandia, che non intendono partecipare alla soluzione della crisi del debito greco, proprio Merkel e Hollande hanno preso sulle loro spalle la questione e cercano di portarla a una soluzione ragionevole, per l’Europa e per la Grecia.

A commento di questa ingarbugliata situazione che però va sciogliendosi, il prestigioso editorialista del Guardian, Larry Elliott, ha scritto: “l’eventuale Grexit è troppo allarmante e Atene non vuole abbandonare l’Euro. Merkel non vuole essere il politico responsabile del deragliamento del progetto europeo. Così, c’è la tentazione di fare quel che l’Europa ha fatto durante la crisi del debito sovrano: giocare sul tempo. Ciò darebbe la possibilità ai creditori della Grecia di costruire un ponte finanziario che consentirebbe a Tsipras di soddisfare le necessità per il pagamento delle rate del debito in scadenza questa estate, e di indire, magari, un referendum che chieda ai greci di rispondere se vogliono più austerità, come prezzo da pagare per restare nell’Euro. Atene si impegnerebbe solennemente a compiere i passi necessari per le riforme economiche; la troika direbbe che ogni eventuale ricaduta avrebbe conseguenze sui soldi da tagliare…”.

 

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