Viaggio nelle Regionali. Campania, perché Renzi non vincerebbe in ogni caso (Terza tappa)

Viaggio nelle Regionali. Campania, perché Renzi non vincerebbe in ogni caso (Terza tappa)

Giunti alla conclusione del nostro viaggio nelle Regionali, ci trasferiamo ora in Campania, patria del sindaco-sceriffo Vincenzo De Luca e del governatore uscente Stefano Caldoro ma, soprattutto, terra dove Renzi si gioca una buona fetta delle sue ambizioni di costruire il Partito della Nazione e Berlusconi una cospicua parte delle sue residue ambizioni di rinascita politica.

Da qualche giorno, poiché Renzi ha cominciato a ripetere che gli andrebbe bene anche una vittoria 4 a 3, richiamando alla memoria collettiva addirittura la mitologica semifinale dei Mondiali messicani del ’70 contro la Germania, è stata messa in giro ad arte la notizia secondo la quale quella in Campania, per il presidente del Consiglio, sarebbe una partita win-win, nel senso che, comunque vada, risulterebbe vincitore. Non è così per una serie di motivi che andiamo ora ad analizzare.

Innanzitutto, per l’intervista che ha rilasciato a “Il Mattino” lo scorso 22 maggio: un colloquio col direttore Alessandro Barbano nel quale si è schierato fortemente al fianco di De Luca. “Il segretario del PD – ha detto Renzi – è schierato con grande convinzione a fianco di Enzo De Luca. De Luca ha vinto le primarie dopo aver fatto il sindaco con la determinazione che tutti gli riconoscono e che ha oggettivamente trasformato Salerno. Io oggi vado a Salerno per vedere cose concrete: il cantiere di un asilo nido nella città del sud che ha il miglior sistema di asili nido, con medie europee. Il centro di compostaggio che fa di Salerno una terra all’avanguardia sull’ambiente, altro che ecoballe. Il porto turistico. De Luca potrà essere criticato per un profilo molto deciso, diciamo così. Ma non ho mai sentito nessuno intellettualmente onesto negare che sia stato un sindaco straordinario, che Salerno sia stata resa più pulita e più bella, che i cantieri siano stati sbloccati”.

Il premier e segretario Pd: elogi sperticati al molto discusso De Luca

“Di che cosa ha bisogno la Campania? Secondo me di un sindaco che faccia funzionare le cose. Credo che Enzo possa essere il sindaco della Campania, quello che sblocca i cantieri, quello che lavora con un governo tosto a risolvere i problemi fermi da anni. Ecco perché faccio campagna elettorale al suo fianco”. In poche parole, lo ha renzizzato, esaltandone il profilo decisionista, rispolverando il mito fondativo dell’asse dei sindaci e mettendoci la famosa faccia: se De Luca perde, Renzi non può far finta di niente. Indietro non si torna.

In secondo luogo, perché se è vero che anche nelle liste di Caldoro c’è più di un personaggio che sarebbe stato meglio non presentare, il  sindaco di Salerno, a sua volta condannato in primo grado per abuso d’ufficio, è impossibilitato ad entrare in carica a causa della Legge Severino del 2012. Esiste ormai una vera e propria letteratura, con i giornali di tutta la Penisola che da quasi un mese non fanno altro che denunciare la presenza di una quantità impressionante di impresentabili, tra (ex?) fascisti, cosentiniani, indagati, voltagabbana e via elencando.

Infine, perché lo stesso De Luca – come detto – è un soggetto che in realtà, malgrado gli elogi sperticati nei suoi confronti, imbarazza non poco il presidente del Consiglio, che se avesse potuto avrebbe evitato la candidatura. Ma poi ha usato la sua notorietà, il fatto che aveva vinto le primarie e, in particolare, il suo considerevole bacino di voti in una regione della quale è, da tempo, uno dei dirigenti più in vista, un sindaco apprezzato.

Saviano insiste nella denuncia della corruzione e parla  di “Gomorra nel Pd”

Un ras locale, certo, anche piuttosto spregiudicato, contro il quale Saviano si è scagliato sia alla vigilia delle Primarie sia di recente, arrivando addirittura a parlare di “Gomorra nel PD”, subito smentito da Renzi, il quale ha ribadito con forza che le liste del PD sono pulite.

Una cosa, a tal proposito, è certa: il problema non è il singolo candidato, più o meno impresentabile; il problema, come spiega Saviano, riguarda il sistema. Un sistema di potere cui finora Renzi, al netto di qualche positiva norma anti-corruzione, non ha davvero messo mano, suscitando le ire dello scrittore anti-camorra, il quale ha dichiarato: “Quando al governo c’era Berlusconi il tema dell’antimafia era un tema abbastanza principe per dimostrare che la situazione non andava bene; quando ci sono i buoni, l’argomento antimafia scompare”. E ancora, sempre più duro: “Il semestre italiano in Europa era la grande occasione per dire che noi siamo il paese con la più importante giurisprudenza antimafia, che abbiamo pagato un grande tributo di sangue e che possiamo quindi chiedere all’Europa leggi antiriciclaggio, finalmente. Invece, le parole mafia e antiriciclaggio non sono mai state citate, quasi ci si vergognasse di avvicinare l’immagine dell’Italia all’immagine mafiosa”. Infine, e qui la stoccata al premier è diretta: “È pericolosissimo pensare che ogni volta che ci sia una critica si venga considerati disfattisti. Questo succedeva nel fascismo, non è pensabile che la critica venga associata al disfattismo. Alla critica si risponde, la si ignora, ma non la si può considerare di per sé ideologicamente un vincolo”.

Dovrebbero essere i giornali – secondo Saviano – a “fare pressione” e “stressare fino alla fine i governi perché diano risposte”, per il semplice motivo che altrimenti non cambierà mai nulla, in quanto quei pacchetti di voti sono indispensabili per vincere in una regione così in bilico, dove il vecchio potere ancora resiste intatto e, purtroppo, è trasversale. Non a caso, i commentatori più maligni sono arrivati addirittura a ipotizzare che al presidente del Consiglio, tutto sommato, non dispiacerebbe una vittoria di Caldoro, il quale sarebbe perfetto nell’ottica del nascente Partito della Nazione.

Peccato che questo ragionamento sia crollato – come detto – nel momento in cui “l’uomo solo al comando” si è esposto, mettendoci la famosa faccia, a sostegno di De Luca: se fosse rimasto neutrale, avrebbe avuto senso la logica del win-win, essendo di fatto un “né né”; ma dal momento in cui è arrivato addirittura a parlare di sindaco della Campania, che lo pensi o meno, che sia un sostegno vero o mascherato, che auspichi in segreto una vittoria di Caldoro o che abbia davvero a cuore De Luca, qualunque cosa abbia in mente Renzi, ormai il sindaco di Salerno è il “suo” candidato e, se perde, ha perso lui in una regione chiave.

Gli errori e i pasticci  sulla scuola, la disaffezione di centinaia di migliaia di iscritti al Pd

Da qui, l’estrema prudenza di quest’ultima settimana di campagna elettorale, a dimostrazione che gli errori e i pasticci compiuti sulla scuola, la disaffezione di centinaia di migliaia di iscritti e di elettori, i continui contrasti con i sindacati e con la sinistra interna, nonché la scelta di allearsi con chiunque pur di provare a vincere, perché altro risultato nella concezione renziana della politica sembra non avere legittimità, tutto ciò potrebbe pesare moltissimo nelle urne di una regione nella quale il Movimento 5 Stelle, con la sua candidata Valeria Ciarambino, è accreditato da alcuni osservatori come il primo partito.

Completano il quadro: Salvatore Vozza, candidato di Sinistra al lavoro per la Campania, Marco Esposito con una lista di stampo meridionalista (MO! Lista civica Campania) e Michele Giliberti di Forza Nuova.

Comunque vada e checché ne dica Renzi, si può asserire sin d’ora che, da queste parti, perderanno tutti, a cominciare dal concetto stesso di buona politica.

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