Un mesto Primo maggio a Reggio Emilia? Ne parliamo con Guido Mora, segretario della Camera del Lavoro Cgil

Un mesto Primo maggio a Reggio Emilia? Ne parliamo con Guido Mora, segretario della Camera del Lavoro Cgil

Un primo maggio molto particolare si è vissuto a Reggio Emilia, crocevia importante nella economia e nella società del nord. Da mezzo secolo considerata una delle isole felici nel diseguale sviluppo italiano, Reggio Emilia è, con Modena e Bologna, una città che ancora conserva grandi tradizioni di solidarietà, accoglienza e partecipazione. Sul piano sociale, infatti, Reggio Emilia ha dimostrato ampiamente le sue doti e le sue capacità di integrazione, prima verso i cittadini del Mezzogiorno d’Italia, giunti da queste parti con le “valigie di cartone”, tra gli anni Sessanta e Settanta, e poi verso i cittadini del Sud del mondo, che rappresentano ormai più del 20 per cento della popolazione residente. Sul piano della partecipazione politica, tuttavia, qualcosa sta accadendo, forse un sisma di proporzioni non ancora misurate, nella società reggiana e nella società emiliana nel suo complesso, come dimostra il voto alle Regionali dello scorso novembre, appena un 37% di votanti, cosa inaudita da queste parti, dove le soglie dei votanti hanno sempre superato il 70%. Qui, il sindacato è ancora forte e regge l’impatto con la crisi economica. In particolare, qui la Camera del Lavoro della Cgil ha registrato quasi 119mila iscritti, su circa 320mila residenti in provincia. È pur vero che la metà è costituita dallo Spi, dai pensionati, ma è anche vero che i metalmeccanici iscritti alla Fiom restano una forza sostanziale e consistente da queste parti, con 16.169 iscritti, il 5% dell’intera categoria nazionale.

Un mesto primo maggio? Un clima di sconfitta?

E tuttavia, forse per la prima volta nella sua storia, Reggio Emilia ha vissuto un primo maggio in un clima mesto, difficile, travagliato. Non vogliamo parlare qui di cifre delle presenze al corteo e poi ai comizi, in piazza della Vittoria, la piazza centrale di Reggio Emilia. C’era qualcosa nell’aria, una sorta di “sconfittismo”, di mestizia, l’esistenza di un disagio collettivo, diffuso tra lavoratrici e lavoratori, pensionate e pensionati. Un disagio che i dirigenti sindacali hanno colto, e con molta onestà e franchezza hanno vissuto come problema, sindacale, oltre che politico. Ne abbiamo parlato con Guido Mora, segretario della Camera del Lavoro della Cgil reggiana, al termine dei comizi unitari con la segretaria cittadina della Cisl e con Antonio Focillo, membro della segreteria nazionale della UIL.

“Il primo maggio continua a essere una festa”, confessa Guido Mora, “ma è chiaro che in questo primo di maggio 2015 non c’è niente da festeggiare, né in termini di acquisizione dei diritti per i lavoratori, né per la loro tutela. Purtroppo è un anno che sarà ricordato sui libri di storia come quello che ha frantumato in buona parte il sistema dei diritti presente nello Statuto dei lavoratori. È chiaro che da qui bisogna partire”. L’analisi di Mora è impietosa e corretta, e in qualche modo spiega quell’atmosfera mesta che anche il cronista ha vissuto in questa piazza importante per la storia democratica e repubblicana di questa città.

Mora: “Riprendere l’opposizione alle politiche di austerità”

“È importante essere assieme Cgil Cisl e Uil su questi palchi e nelle piazze”, prosegue Guido Mora, con la lucidità intellettuale e con molta verità. “Però occorre ricostruire una ripresa dell’opposizione. Io l’ho rivendicato: bisogna che i sindacati facciano i conti con la realtà, facciano i conti col fatto che qui c’è da riconquistare un sistema dei diritti, perché con l’abolizione dell’articolo 18, nelle fabbriche, nei luoghi di lavoro, il sindacato sarà messo in discussione, la coalizione e la solidarietà tra i lavoratori saranno messe in discussione. Bisogna cominciare a pensare a un primo di maggio di lotta, come purtroppo non lo è questo”. La lotta democratica, insomma, sostiene Guido Mora (ma pensiamo che sia ormai acquisizione comune di ogni segretario territoriale italiano) è parte dell’azione sindacale, messa a dura prova dalle scelte e dai provvedimenti del governo Renzi, come mai nessun governo di destra aveva mai fatto prima. “Un primo di maggio che riesca a riunificare tutte le forme del lavoro”, insiste Guido Mora, “che sia in grado di mettere a punto una piattaforma che rivendichi la chiusura della fase delle politiche di austerità e di precarizzazione e che sostanzialmente proponga di superare la crisi, evitando di farla pesare sulla pelle dei lavoratori”.

Perfino in questa parte “felice” d’Italia, perfino a Reggio Emilia, alcuni importanti indicatori fanno temere che l’onda della crisi non abbia smesso di colpire. “La situazione è presto rappresentata”, afferma Guido Mora, “la disoccupazione è più che raddoppiata a Reggio e nel suo territorio provinciale, come è più che raddoppiata a liveklo nazionale. È chiaro che il punto di partenza, la differenza, era nella entità della forza lavoro di Reggio Emilia rispetto a quella nazionale. E quindi è chiaro che qui vi è un tasso di disoccupazione inferiore rispetto al dato nazionale, però si sente parecchio, soprattutto in proporzione alla situazione precedente. La disoccupazione giovanile qui ha raggiunto il 25%, certo meglio del 45% del livello nazionale, ma in una società come quella reggiana ed emiliana pesa enormemente. E poi è chiaro che la base produttiva, dopo sette anni di austerità, è pesantemente provata. Da queste parti, al di là di poche aziende che esportano, vi è una parte notevole di aziende che è messa in discussione frontalmente. Quanti fallimenti, quante chiusure di aziende, quanti lavoratori in cassa integrazione, quanti licenziati, e quanti disoccupati? Siamo ormai a quota 33mila!, il 6,6%. E allora è chiaro che anche Reggio Emilia sta vivendo con estrema ansia la situazione di queste politiche di austerità che il governo Renzi non dismette. O c’è un’inversione di tendenza o anche questo territorio pagherà le conseguenze e la prospettiva”. Una delle frasi che ci ha particolarmente colpiti nel comizio che Mora ha tenuto prima di questa intervista, è che anche nel nord ricco e, una volta opulento, “si lavora ma mai come ora si resta poveri”, proprio per effetto delle dinamiche della crisi economica, che colpisce i redditi da lavoro dipendente.

Mora: “La nuova Resistenza”

Come si esce? Mora ha uno scatto d’orgoglio. “Tutti devono pensare di cominciare a mettere in discussione questo progetto di austerità. Io credo che anche chi si richiama a questo governo, anche chi sostiene questo governo, penso al Partito democratico, non può pensare che una situazione sociale così drammatica possa reggere senza rischiare di mettere in discussione la democrazia vera, non quella formale, quella sostanziale. Siamo in un contesto di sfilacciamento dei rapporti sociali e di sfilacciamento della situazione occupazionale. Questo è un problema che va affrontato adesso, subito, da tutte le forze sindacali e politiche che intendano agire per una nuova Resistenza, in opposizione al governo Renzi. Altri sei o sette anni di crisi, non solo economica, ma democratica, non sarebbero sopportabili neppure dalla società ricca e opulenta di Reggio Emilia”.

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