Un convegno, ottimi relatori. Passi avanti verso un nuovo soggetto della sinistra. Ma i tempi sono stretti

Un convegno, ottimi relatori. Passi avanti verso un nuovo soggetto della sinistra. Ma i tempi sono stretti

Posti in piedi nella Sala “Angelo Fredda” della Cgil di Roma e Lazio che spesso ospita dibattiti, iniziative culturali, di forze sociali, di associazioni, movimenti. L’occasione, questa volta, è di grande attualità politica. Il tema: “Coalizione sociale e alternativa politica”, un incontro dibattito promosso dall’Associazione per il rinnovamento della sinistra. Per la prima volta, se non andiamo errati, si incontrano, in una sede pubblica perlomeno, dirigenti di primo piano della Cgil (Franco Martini, segretario confederale, Maurizio Landini, segretario generale della Fiom, Domenico Pantaleo, segretario generale Flc Cgil, uno dei sindacati protagonisti della lotta dei lavoratori della scuola), della sinistra Pd, Stefano Fassina, il capogruppo di Sel alla Camera, Nicola Fratoianni, Eleonora Forenza, dirigente di Rifondazione, parlamentare europea per la lista Tsipras, Mauro Zani, storico dirigente del Pci dell’Emilia Romagna, segretario della federazione di Bologna, parlamentare italiano e europeo, non ha mai aderito al Pd, Felice Besostri, socialista, avvocato  “specializzato” in ricorsi alla Corte Costituzionale in materia di legislazione elettorale.

L’iniziativa della Associazione per il rinnovamento della sinistra

Apre i lavori il presidente dell’Ars, Alfiero Grandi e conclude il presidente onorario, Aldo Tortorella. Il pubblico che affolla la sala è quello che fa riferimento alle forze politiche e alla Cgil di cui fanno parte alcuni dei relatori, ex Pd che non hanno rinnovato l’adesione, esponenti di associazioni di cultura politica. Qualche fotografo, qualche giornalista. I media non sono interessati a riprendere dal vivo un incontro fra protagonisti della “coalizione sociale”,  dirigenti della Cgil, esponenti della sinistra, minoranza Pd come Fassina, che nel dibattito parlamentare sull’Italicum si sono trovati in  sintonia con quelli di Sel. Meglio costruire fantasiosi retroscena, raccontare  di una o più sinistre sconfitte, messe all’angolo dal premier-segretario del Pd, alle quali non resta altro da fare che andarsene come Pippo Civati. La notizia del suo addio al Pd ci raggiunge proprio mentre è in corso il dibattito promosso dall’Ars. Dopo averlo aspramente criticato, facendo spesso dell’ironia, ora gli si rende l’onore delle armi, uno di meno a contrapporsi nel Pd  all’uomo solo al comando che tanto piace a una informazione sempre più servile. Se Renzi Matteo o qualcuno del renziadi fosse stato presente non avrebbe retto. Pensate, un dibattito vero, senza tweet, hashtag, senza frasi prive di senso, scazzi e offese fra ignoti che occupano lo spazio dei commenti su internet, durato circa  quattro ore, dove la domanda assillante non era quella che rivolgono i cronisti a Fassina, “si dimette dal Pd, quando?”, oppure “resta nel Pd ma fino a quando?”.

Grandi. L’Ars può svolgere il ruolo di “facilitatore”,  di coordinamento, la maieutica

La domanda, una specie di interrogatorio politico, è stata posta da Alfiero Grandi. Una analisi, la sua, che parte da una critica fortissima all’Europa, alle politiche di austerità, che i governi italiani non hanno mai contrastato,da  quello di Berlusconi in primo luogo, poi giù giù per li rami, fino a Renzi che con le politiche messe in atto dal suo governo rende ancora più grave la situazione economica e sociale del nostro Paese. Durissimo il giudizio sull’Italicum, in primo piano la necessità di continuare la battaglia a partire dalla “riforma” costituzionale, importanza di lotte come quella del mondo della scuola, di chi si batte per il lavoro, i diritti. E una domanda alle forze di sinistra proprio alla luce della “coalizione sociale”, la proposta della Fiom: è possibile mettere in campo un progetto che guarda al futuro, per il quale si impegnano le sinistre oggi diversamente collocate, i sindacati, ognuno dal proprio versante? L’Ars – dice Grandi – può svolgere il ruolo di “facilitatore”, poi precisa ancora di più, come farà Tortorella nelle conclusioni, parla di “maieutica”, l’ arte della levatrice di cui parla Socrate. Arte dialettica per “tirare fuori” dagli allievi, pensieri, idee assolutamente personali. L’Ars si offre come momento di coordinamento fra forze, politiche e sociali, personalità del mondo della cultura, interessate a mettere a punto una proposta  di governo, il lavoro, i diritti, in primo luogo, coalizione sociale e coalizione politica, il rinnovamento del sindacato, della Cgil, la costruzione di una nuova sinistra, verrà detto negli interventi, che si devono muovere in sintonia.

Una proposta accettata da Fassina e Fratoianni

Una proposta accettata negli interventi dei dirigenti della Cgil, per quanto riguarda la loro parte, da Fassina e Fratoianni. Un passo avanti, una sinistra che si muove, non per costruire nuovi “cespugli”, non residuale, “seppur nobile testimonianza di un passato che è nella nostra storia – ha detto Fassina – ma una sinistra di governo, una ricostruzione a partire dalle fondamenta, non alchimie parlamentari, ma per progettare, offrire una idea di futuro, che guardi in particolare ai giovani, a costruire una nuova classe dirigente. L’Europa, le politiche europee, sono il punto di attacco. Se non si cambiano, tutto resta sempre più difficile”. E sul progetto di coalizione sociale  parla di  un “raccordo fra luogo di lavoro e territorio” di una “massa critica” che deve diventare sostegno, sinergia alla “massa politica”. Un percorso  essenziale per costruire una nuova forza della sinistra. “Questo- dice- l’obiettivo”.

Gli interventi di Landini (Fiom), Pantaleo (Flc) e Martini ( Cgil)

Un passo avanti importante, ma come hanno sottolineato in particolare gli interventi dei dirigenti della Cgil, i tempi sono stretti. Maurizio Landini parla di “una situazione inedita” cui deve corrispondere una “costruzione inedita”. Appunto, la coalizione sociale. Da qui la necessità di ricostruire una rappresentanza sociale, di dare voce ai corpi intermedi, il territorio è il protagonista della partecipazione, un progetto sociale e un progetto politico. Il cambiamento riguarda la sinistra, la politica, ma anche il sindacato dove i lavoratori, i delegati devono contare. Un intervento appassionato concluso con una battuta rivolta a tutti coloro che dicono di non capire cosa sia la coalizione sociale: “Vedete – dice – l’ha già fatta Renzi”. Mimmo Pantaleo racconta la mobilitazione del mondo della scuola, il valore e il significato di una lotta che ha portato in piazza centinaia di migliaia di lavoratori, di studenti. Parla di “situazione drammatica del Paese” di una “rottura tra  democrazia ed economia”, di un concetto del lavoro “sempre più regressivo, che deve essere accettato a qualsiasi condizione, del rapporto fra reddito e lavoro completamente saltato”. “La scuola – dice – è un terreno scelto da Renzi, perché qui si formano i giovani, l’elite della politica, della classe dirigente. Da qui parte una idea di società. Colpire l’autonomia dell’insegnamento, della cultura, tutto il potere ai presidi, è l’obiettivo renziano, un uomo solo al comando”.   “La coalizione sociale – dice il segretario generale della Flc Cgil – è una grande opportunità per costruire nuovi rapporti di forza, partendo da un progetto con forti contenuti programmatici, a partire dal lavoro”. Conclude sottolineando il “bisogno di una nuova soggettività politica” a fronte anche di una “pericolosa deriva reazionaria e conservatrice”.  Franco Martini, segretario confederale della  Cgil, parla del rapporto fra azione sociale e potere legislativo. Un quadro profondamente cambiato ed anche il sindacato, dice, ha bisogno di cambiamento. La coalizione sociale va vista come uno strumento che unifica parzialità, la contrattazione valore fondamentale da sola non basta.

Il sindacato, la Cgil, ha bisogno di un punto di riferimento politico che non è il Pd

Parla della necessità di un punto di riferimento politico da parte del sindacato, un problema su cui la Cgil discute dopo che Susanna  Camusso ha annunciato che lei non voterebbe per il Pd. Se il Pd non ce la fa a rappresentare gli interessi del mondo del lavoro  e si dice che ci vuole una nuova sinistra allora il processo è irreversibile. Fratoianni, accogliendo la proposta dei Grandi, sottolinea la necessità di “dar vita, forma, ad  un progetto politico entro pochi mesi”, condividendo le proposte avanzate da Fassina sui “nodi  programmatici. La coalizione sociale è essenziale anche per ricostruire un programma politico di sinistra, di una nuova soggettività”. Eleonora Forenza richiama le esperienze di Tsipras in Grecia, del movimento Podemos in Spagna, valori importanti anche se le condizioni politiche e sociali sono diverse.

Zani: siamo in presenza di una involuzione autoritaria

Sarà Zani a ribadire che siamo in presenza di una “involuzione autoritaria”. Chiaro il riferimento a Gelli. Il Pd cui lui non ha mai aderito? Senza una rottura nel Pd è difficile pensare ad una politica del cambiamento che affronti il nodo del rapporto tra democrazia e capitalismo. Besostri infine interviene in merito alla discussione su possibili referendum, molto difficili. Annuncia anche che la decisione dei socialisti di votare a favore dell’Italicum è stata contestata all’interno del partito.

Tortorella. L’importanza della coalizione sociale

Tocca a Tortorella la conclusione dei lavori. O meglio, aprire la “sala parto”, la maieutica, per mettere a punto  il progetto della nuova sinistra. Di enorme importanza, dice, è la coalizione sociale. Significa portare a livello generale le istanze delle singole associazioni, dei movimenti, dei singoli cittadini. Di pari passo la coalizione sociale e la coalizione politica. Un percorso, dice, è stato aperto. Noi diamo il nostro contributo. Ma spetta ai giovani renderlo realtà operante. La sala si svuota lentamente. Qualche capannello per commentare. La speranza che la prossima volta la “levatrice” dia buone notizie. Perlomeno mostri la testa del bambino.

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