Svelata da Juncker l’agenda digitale europea. Restano contrasti e diffidenze tra paesi membri

Svelata da Juncker l’agenda digitale europea. Restano contrasti e diffidenze tra paesi membri

Un cantiere molto delicato si è aperto mercoledì alla Commissione europea: procedere nella costituzione di un vero mercato unico digitale. Tutte le grandi questioni sono state squadernate, comprese le polemiche: la riforma del diritto d’autore, il rafforzamento della lotta contro la pirateria, la riflessione sulla necessità o meno di “regolare” le piattaforme Internet (Amazon, Apple, Facebook, Google, ecc). La posta in gioco è davero considerevole per Jean-Claude Juncker, presidente della Commissione europea, che ne ha fatto una delle priorità del suo mandato. Si tratta di creare un ambiente economico favorevole alla moltiplicazione delle società digitali. Senza trascurare il grande problema delle industrie tradizionali – dalle banche alle auto – minacciate dalla cosiddetta “uberizzazione”, in un periodo più o meno lungo di tempo. La uberizzazione è appunto il nuovo modello economico sviluppato e basato sui nuovi attori della Rete.

La riforma del diritto d’autore

Secondo Juncker, la Commissione presenterà un testo di direttiva entro l’autunno del 2015. sarà conservato il principio della territorialità del diritto d’autore, ovvero la possibilità per un autore di poter commercializzare i diritti di sfruttamente di una sua opera paese per paese. Pare che Bruxelles intenda introdurre nella direttiva anche alcune esenzioni al diritto d’autore, soprattutto nel settore della ricerca scientifica. La Commissione prevede azioni per rendere possibile l’accesso ai contenuti on line tra i paesi europei superando il cosiddetto “geoblocking”, ovvero il fatto che in dato paese A non si abbia accesso al catalogo online di video ondemand o alle partite di calcio diffuse da una tv del paese B, e consentendo invece la “portabilità” degli abbonamenti ai servizi audiovisivi, in modo che ogni abbonato possa avervi accesso ovunque. Il vicepresidente della Commissione, responsabile dell’agenda digitale, Andrus Ansip, ne ha fatto i suoi cavalli di battaglia.

Le piattaforme Internet

Altro enorme cantiere aperto, ma sul quale non vi è consenso unanime in seno alla Commissione è la regolamentazione delle piattaforme Internet. Francia e Germania premono per una revisione della direttiva sull’e-commerce del 2000, e chiedono che i gestori di Internet vengano considerati come editori, responsabili dei contenuti che distribuiscono. Irlanda e Olanda sono invece per la liberalizzazione integrale dei servizi Internet, e si oppongono alle richieste franco-tedesche, sostenuti dall’Amministrazione Obama. Resta la grande questione della grande massa di dati personali detenuti dalle piattaforme, a chi appartengono? È possibile tresferirli da una piattaforma all’altra? Per ora, su questi temi non è prevista alcuna bozza di direttiva, ma Juncker ha illustrato “la volontà politica di fare progressi in questa materia”. Da qui alla fine del 2015, la Commissione prevede una serie di studi e una consultazione pubblica. Il lavoro di sintesi che spetta alla Commissione è appena cominciato.

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