Inps, occupazione in crescita. Cgil, non è vera svolta ma trasformazione di contratti grazie agli sgravi contributivi

Inps, occupazione in crescita. Cgil, non è vera svolta ma trasformazione di contratti grazie agli sgravi contributivi

L’Inps diffonde i “suoi” dati sull’occupazione in relazione al primo trimestre di quest’anno. Un insieme di numeri dai quali risulta un “boom” dei posti di lavoro. L’Istat invece aveva diffuso dati che davano un quadro non positivo dell’andamento dell’occupazione. Smentito l’Istituto di statistica? Per correttezza la nota dell’Inps fa rilevare che la differenza dei dati è un fatto “tecnico”. Dice infatti il presidente Tito Boeri che la differenza dei dati si spiega con il fatto che l’Istat fa ricerche a campione e quindi dà cifre differenti dal dato amministrativo e che l’Istituto include nell’occupazione anche quella autonoma e irregolare. Un esempio chiarisce tutto: se un collaboratore viene assunto a tempo indeterminato, nei dati Inps risulta un contratto di lavoro in più, per l’Istat invece l’occupazione non aumenta. Insomma, fa capire lo stesso Boeri, è un lavoratore in più a tempo indeterminato. Dal punto di vista amministrativo il discorso non fa una grinza. Ma il lavoratore è sempre lo stesso. Prima era un tizio irregolare ora è lo stesso tizio regolare. Chiaro? Non solo, nei dati Inps sono inclusi i lavoratori autonomi e irregolari.

Un miscuglio di numeri che nascondono la realtà

Dalla girandola di dati diffusi dall’Inps, un miscuglio di numeri che spesso non possono essere messi insieme, si evince che “la variazione netta per il lavoro a tempo indeterminato nei primi tre mesi del 2015 è stata di 201.151 unità, circa 67 mila ogni mese”. In questi numeri sono compresi anche i lavoratori irregolari che ora emergono. Ciò grazie agli sgravi contributivi per i datori di lavoro previsti dalla legge di stabilità, con un tetto di 8.060 euro l’anno per tre anni. Ovviamente hanno tutto l’interesse a far emergere il lavoro irregolare che l’Inps, ovviamente, mette nel conto. Non poteva mancare l’immediato intervento su Facebook di Renzi Matteo. Bontà sua, a differenza di alcuni media che gridano al miracolo, il premier dice che “I dati ufficiali Inps sul lavoro ci dicono che la strada da percorrere è ancora lunga, ma la macchina finalmente è ripartita”. Poi non resiste alla solita propaganda sui numeri: “Dopo cinque anni di crollo costante tornano a crescere gli occupati. Il fatto – afferma – che molti di questi contratti siano agevolati dalle misure del Jobs Act (stabilità, sgravi, tutele crescenti, taglio Irap) è sicuramente un fatto positivo. Naturalmente c’è ancora molto lavoro da fare. Ma grazie all’impegno di tutti e di ciascuno l’Italia ce la farà”. Come è noto il Jobs act non ha alcun merito, ma sorvoliamo. Una sola cosa è certa in questo intricato labirinto di numeri. Sempre l’Inps ci dice che la retribuzione media teorica per i rapporti di lavoro nel complesso attivati tra gennaio e marzo è stata di 1.859 euro lordi mensili con un calo dell’1,1% sullo stesso periodo del 2014.

Sorrentino: Un grande regalo alle imprese e meno diritti per i lavoratori

“Non ci troviamo di fronte ad una vera svolta, ma ad un grande regalo alle imprese e a meno diritti per i lavoratori”. Questo il commento del segretario confederale della Cgil, Serena Sorrentino, rispetto alle cifre fornite dall’Inps. Il dirigente sindacale sottolinea come “nel 2014 i rapporti di lavoro a tempo indeterminato sono stati nel primo trimestre 379.508, di cui 117.711 effetto di trasformazione di contratti a termine e 24.620 da apprendistato”. “Se compariamo questi dati con quelli dei primi tre mesi del 2015 (su 470.785 contratti a tempo indeterminato, 122.645 sono trasformazioni da contratti a termine e 26.396 da apprendistato) – aggiunge Sorrentino – ci accorgiamo che alla fine il saldo netto non è una ‘vera svolta’, considerando anche che i dati si riferiscono ai mesi in cui ha vigenza l’esonero contributivo della legge di stabilità e non il Jobs act. Non occorreva cancellare diritti per far aumentare il tempo indeterminato”. Le domande da porsi, sottolinea Sorrentino, sono: “Se basteranno i soldi e se le imprese che beneficiano di questo ‘doping’ renderanno veramente stabili questi rapporti di lavoro o se finito l’incentivo torneranno a licenziare, visto che il governo non ha reso selettivi gli incentivi”. “La Cgil – conclude Sorrentino – aveva chiesto da subito che gli incentivi fossero condizionati all’occupazione aggiuntiva, mentre vediamo che la maggioranza sono trasformazioni. Il governo corregga l’errore nella legge di stabilità 2015”.

Barbagallo (Uil). Un rapporto di forza favorevole solo agli imprenditori

Anche la Uil è molto critica: “Nelle oscillazioni continue di cifre e percentuali, oggi è il giorno dell’ottimismo – dice il segretario generale Carmelo Barbagallo – se i dati odierni sull’occupazione fossero confermati pure dall’Istat, anche noi ne saremmo contenti. Certamente, la trasformazione da tempo determinato a tempo indeterminato è un fatto positivo per i diretti interessati, ma questo percorso è stato costruito con una riduzione delle tutele a carico degli stessi soggetti coinvolti. Noi ci proponiamo di utilizzare i prossimi rinnovi contrattuali per attenuare questo rapporto di forza favorevole, ora, solo agli imprenditori. Continuiamo a pensare – conclude Barbagallo – che per invertire la tendenza della crisi ancora in atto, bisogna fare investimenti pubblici e privati e restituire potere d’acquisto ai lavoratori, con i contratti, e ai pensionati, con la rivalutazione delle pensioni utilizzando positivamente la sentenza della corte costituzionale”.

 

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