Raul Castro a Roma in visita privata dal papa e a colloquio con Renzi

Raul Castro a Roma in visita privata dal papa e a colloquio con Renzi

Di ritorno da Mosca, dove ha partecipato alle celebrazioni nella Piazza Rossa per il settantesimo anniversario della liberazione dal Nazismo (celebrazioni snobbate dai leader occidentali per effetto delle sanzioni contro la Russia), Raul Castro, fratello di Fidel e presidente della Repubblica di Cuba, ha voluto fare una tappa importante a Roma, dove ha reso visita privata a papa Francesco e dove ha incontrato Matteo Renzi a Palazzo Chigi. “Bienvenido!”, ha esclamato papa Francesco in spagnolo dando il benvenuto a Raul Castro nello studio dell’Aula Paolo VI. Il presidente cubano ha chinato il capo, ha stretto con entrambe le mani la mano del papa. Poi, i due si sono trasferiti nello studio per un colloquio privato di 55 minuti. Il papa visiterà Cuba a fine settembre, quando si recherà negli Stati Uniti, a Washington, New York e Philadelphia. Al termine dell’incontro riservato, più tardi, Raul Castro ha detto: “il papa è un gesuita, e anche io, in un certo modo, lo sono. Ho sempre studiato in scuole dei Gesuiti”.

In realtà, queste parole Castro le ha pronunciate nel corso della conferenza stampa che egli ha tenuto a Palazzo Chigi con Renzi. Castro ha aggiunto: “quando il papa verrà a Cuba a settembre, prometto che andrò ad ogni messa, e con soddisfazione. Ho letto tutti i discorsi di papa Francesco e tutti i suoi libri, e se il papa continua così, tornerò alla prehiera e alla Chiesa. Non sto scherzando”. Castro ha fatto questa confessione meravigliando tutti, soprattutto le gerarchie vaticane, che hanno faticato non poco per risolvere la questione dei dissidenti cattolici cubani, e i suoi concittadini cubani, rivolto ai quali ha poi aggiunto: “provengo dal Partito Comunista Cubano che non ha mai ammesso le fedi religiose, ma adesso le consentiremo, è un passo importante”. Infatti, l’impegno verso la libertà religiosa a Cuba e per l’apertura legittima dei luoghi di culto era uno dei temi chiave che hanno impegnato Francesco e Castro nei colloqui di alcuni mesi fa, quando grazie alla mediazione vaticana, si è aperta la frontiera storica con gli Stati Uniti. A proposito di papa Francesco, Castro ha detto di essere stato “molto impressionato dalla sua saggezza, dalla sua modestia e da tutte le sue virtù, che tutti sappiamo egli possiede”.

Poi ha voluto ringraziare pubblicamente – rivolto soprattutto alle opinioni pubbliche cubana e americana – Francesco per il contributo importante per il riavvicinamento, appunto, delle relazioni diplomatiche tra Cuba e Stati Uniti, dopo cinquant’ani di isolamento e di embargo. “Ho ringraziato papa Francesco per quanto ha fatto”, ha detto Castro ai giornalisti. Il portavoce del Vaticano, padre Federico Lombardi, ha rivelato che il presidente cubano ha “espresso al papa i sentimenti del popolo cubano nell’attesa e nella preparazione della sua visita nell’isola a settembre”. Dopo l’incontro con Renzi, Castro ha espresso la speranza che il suo paese potrà vedere presto i frutti della nuova intesa con gli Stati Uniti. “Forse il Senato degli Stati Uniti”, ha detto Castro ai giornalisti, “ci toglierà presto dalla lista degli stati terroristi”. E per quanto riguarda Cuba, Raul Castro ha confermato quanto si sa da gran tempo: “cerchiamo di portare miglioramenti al nostro sistema politico, sociale e culturale, ma è molto difficile farlo senza causare shock e senza lasciare qualcuno per strada”.

Francesco ha offerto in regalo a Castro una medaglia con il ritratto di San Martino di Tour, il santo del Quarto secolo noto per aver condiviso il suo mantello di guardia imperiale con un mendicante. La notte successiva, grazie a un sogno, san Martino si convertì al cristianesimo. Lo stesso papa Francesco ha voluto rivelarne il valore simbolico: “con il suo mantello egli ha coperto il mendicante”, ha detto a Castro, “e più sforzi dobbiamo fare noi per i poveri”. La politica vaticana in favore di uno smantellamento delle sanzioni contro Cuba ha sempre nutrito speranze e garantito aperture nell’isola caraibica, tanto da portarvi già Giovanni Paolo II a metà degli anni Novanta. Come sempre in questi casi, il Vaticano lascia aperte relazioni diplomatiche anche e soprattutto per proteggere i cattolici.

Share

Leave a Reply