Premio Viareggio in dirittura di arrivo. Una lunga storia nel nome della libertà della cultura

Premio Viareggio in dirittura di arrivo. Una lunga storia nel nome della libertà della cultura

È una bella storia quella del “Viareggio-Repaci”, un premio che ha dato e continua a dare una sua impronta alla letteratura e, più in generale alla cultura italiana. Anche quest’anno, l’edizione 2015, già nella scelta della giuria delle opere selezionate per le sezioni narrativa, poesia, saggistica, si ritrova il senso di questo premio. Una conferma del valore e del significato del “Viareggio” viene anche dalla assegnazione da parte della giuria, con voto unanime, del Premio Internazionale a Jhumpa Lahiri, scrittrice statunitense di origini bengalesi che ha ottenuto importanti riconoscimenti, tra cui il Premio Pulitzer e il PEN/Hemingway Award. Ha scelto l’Italia come patria culturale di elezione ed ha esordito in lingua italiana con un libro di forte lirismo, “In altre parole”, edito nel 2015 da Guanda. “Lahiri è un’autrice affermata – afferma Simona Costa, presidente del Premio – che rappresenta la compenetrazione e la fusione di più culture, a est e a ovest del mondo. Dunque un interessante modello interculturale contemporaneo a cui guardare. Tra breve andrà a insegnare scrittura creativa alla Princeton University e intende proporre nel suo corso anche testi di autori italiani”.

Un segnale importante di un premio internazionale che è andato sempre più crescendo, che indica il “Viareggio” fra i premi letterari italiani come quello che varca i confini del nostro paese per guardare al mondo. Viene da lontano, dicono con orgoglio i viareggini, e malgrado tanti tentativi di mandarlo in soffitta, ogni anno rinasce, supera difficoltà, quelle economiche in primo luogo, tiene alta la bandiera della libertà della cultura. Solo il fascismo riuscì a spegnere questa voce che nasce in Versilia, terra ribelle, antagonista dei potenti, patria dell’ironia, della satira resa viva dai grandi carri allegorici che segnano un carnevale fra i più belli del mondo, una risata ti distruggerà potrebbe essere il motto del carnevale.

Nasce nel 1929, sotto un ombrellone, per iniziativa di Rèpaci, Salsa e Colantuoni

Il premio nasce nel 1929 sulla spiaggia, sotto un ombrellone. Nel 1926 per iniziativa di Orio Vergani a Milano era nato il Bagutta, aprendo la stagione dei grandi premi letterari del Novecento. Tre amici, Leonida Rèpaci, Carlo Salsa e Alberto Colantuoni, non vogliono lasciare a Milano il primato. Pensano ad un premio, non ad “un cenacolo” di addetti ai lavori, ma una offerta alla società italiana di una libera circolazione delle idee. All’aria aperta, a Viareggio appunto, in riva al mare, scrive Repaci, “noi fondatori  intendemmo contraccambiare la bella spiaggia di quell’amore  che aveva saputo accendere nel fondo di noi, da quando avevamo associato il suo nome a quello di Shelley, il ricordo di un tonfo di risacca al crepitio del rogo col quale un Poeta ritornava, dio immortale, ai puri spazi da cui era disceso per scolpire la statua di Prometeo, finalmente liberato dalle potenze e dalle presenze del Male”. Repaci resta alla guida del Premio fino al 1935.

La difesa dal tentativo fascista di farne oggetto del regime

Lo difende dal tentativo fascista di farne un oggetto del regime. Sempre Rèpaci ricorda “Si può affermare che fino al ’35 il Premio Viareggio salvò in qualche modo le forme, e non riuscì ai gerarchi di padroneggiare. In seguito la mano del regime si appesantì e divenne impossibile per un uomo dignitoso mantenere una posizione, non dico indipendente, ma neppur riservata nei confronti dei fascisti zelanti, divenne impresa disperata battersi per un libro che non fosse gradito al Ministero Stampa e Propaganda. La Presidenza del Premio arrivava a Viareggio con l’aggiudicazione già stabilita a Roma. Ce ne andammo senza far rumore. Poi venne la guerra e il Premio cessò”. Ma rimase in piedi la voglia di libertà, il valore della cultura, Rèpaci si rimette in moto e il Premio risorge. Nel 1946 i due libri premiati portano alla ribalta la Poesia, il Canzoniere di Umberto Saba, che il fascismo aveva umiliato riducendola a strumento di regime e la narrativa d’impegno civile con “Pane duro” di Silvio Micheli, un viareggino doc, fra le cui opere il racconto dei palombari dell’Artiglio, morti nelle profondità del mare, a Oneglia, colpiti dalle bombe mentre svolgevano un’operazione rischiosa. Nel 1947 furono premiate “alla memoria” le “Lettere dal carcere” di Antonio Gramsci. Rileggere, anno per anno, la storia del Viareggio, scorrono i nomi più significativi della cultura italiana, ognuno porta un contributo alla storia della narrativa, della poesia, della saggistica. Il premio si arricchisce con iniziative originali, gli autori che presentano i loro libri negli stabilimenti balneari, le Giurie che si confrontano con i giornalisti, certo non mancano le polemiche sulle scelte dei premiati. Ma sempre contenute, nei limiti di un civile dibattito. Cambiano le giurie, i/ le presidenti. Ancora non è spento il ricordo di Rosanna Bettarini, docente di Filologia italiana all’Università di Firenze, “una leonessa che ha saputo gestire una fase tumultuosa del Premio”, dicono coloro che hanno collaborato con lei. Ora il testimone è nelle mani di Simona Costa, docente di Letteratura italiana contemporanea all’Università di Roma Tre che già se l’è cavata bene nell’anno passato. Cambiano i presidenti ma non si perdono le caratteristiche del Premio. Dopo la selezione delle opere si apre per la giuria la fase più delicata. Si riunirà il 15 giugno per scegliere le terne dei libri finalisti che saranno i vincitori del Premio “Giuria-Viareggio”. Nella serata finale della manifestazione, sabato 29 agosto 2015 a Viareggio, verranno proclamati i tre supervincitori di ciascuna terna.

Di seguito le opere selezionate nelle diverse sezioni

Narrativa

Paola Capriolo, Mi ricordo, Giunti
Leonardo Colombati, 1960, Mondadori
Wanda Marasco, Il genio dell’abbandono, Neri Pozza
Marco Missiroli, Atti osceni in luogo privato, Feltrinelli
Pierluigi Panza, L’inventore della dimenticanza, Bompiani
Carmen Pellegrino, Cade la terra, Giunti
Antonio Scurati, Il tempo migliore della nostra vita, Bompiani
Maurizio Torchio, Cattivi, Einaudi

Poesia
Lino Angiuli, Ovvero, Aragno
Franco Buffoni, Jucci, Mondadori
Maria Grazia Calandrone, Serie fossile, Crocetti
Umberto Fiori, Poesie, Mondadori
Luigi Fontanella, L’adolescenza e la notte, Passigli
Aldo Nove, Addio Mio Novecento, Einaudi
Giovanni Parrini, Valichi, Moretti & Vitali
Roberto Rossi Precerutti, Rimarrà El Greco, Crocetti

Saggistica
Massimo Bucciantini, Campo dei Fiori, Einaudi
Antonio Costa, La mela di Cézanne e l’accendino di Hitchcock, Einaudi
Cesare De Seta, L’Italia nello specchio del Grand Tour, Rizzoli
Elio Gioanola, Manzoni. La prosa del mondo, Jacabook
Mario Isnenghi, Convertirsi alla guerra, Donzelli
Andrea Nicolotti, Sindone, Einaudi
Giuseppe Patota, La grande bellezza dell’italiano. Dante, Petrarca, Boccaccio, Laterza
Vincenzo Trione, Effetto città. Arte Cinema Modernità, Bompiani

La motivazione del Premio Internazionale a Jhumpa Lahir

“Un atto d’amore, commosso e coinvolgente – scrive la Giuria – non solo verso la lingua italiana, dalla cui bellezza la scrittrice è rimasta subito folgorata, ma ancor più verso la nostra tradizione letteraria nella quale si è immersa con slancio appassionato, riemergendone con un suo nuovo stile, del tutto diverso dalle sue opere in inglese. Il dualismo d’origine, tra l’inglese della sua infanzia americana e il bengalese dei genitori, pare aver trovato una composizione in un terzo polo: una lingua, l’italiano, scelta e amata in piena autonomia, una lingua e una cultura d’adozione da conquistare nella loro pienezza. L’esperienza dell’espatrio diventa così la figura centrale delle sue pagine, raccontata com’è tramite il più radicale dei modi: la sfida del linguaggio”.

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