Povertà. Spuntano proposte come i funghi. Reddito di cittadinanza alla ribalta. Che non siano solo parole

Povertà. Spuntano proposte come i funghi. Reddito di cittadinanza alla ribalta. Che non siano solo parole

Le imminenti elezioni giocano un brutto scherzo. Tutto o quasi tutto si trasforma in campagna elettorale. Milioni di persone, si dice ben 16, vivono al di sotto delle soglie di povertà di volta in volta fissate dall’Istat, si va da seicento a 800 euro netti al mese. I parametri variano anche da regione a regione e sono calcolati in base al costo della vita presunto. In questi giorni c’è stato un vero e proprio rilancio di un problema che esiste non da ora. Dal 1992 dagli organismi europei ci viene posto questo problema. Mai risolto. Improvvisamente torna ora alla ribalta.

La “marcia” di Beppe Grillo che rilancia una vecchia proposta

Addirittura il Movimento 5 Stelle ha organizzato una marcia da Perugia ad Assisi per rilanciare il reddito di cittadinanza. Grillo e Casaleggio, meglio Casaleggio, la mente teorica, Grillo il braccio operativo, hanno ripercorso la strada ormai storica della marcia della pace, promossa da Aldo Capitini, e da altri intellettuali, pacifisti, che vive tutt’oggi.  L’ex comico genovese che sdegnosamente rifiuta l’uso del mezzo televisivo, per annunciare questa iniziativa ha usato un mezzo televisivo, il “Bersaglio mobile” di La7 condotto da Enrico Mentana. Ha fatto del reddito di cittadinanza quasi una questione di filosofia del lavoro. Il problema, a suo dire, non è il lavoro, ma il reddito, diamo un reddito a tutti in modo che si cerchino il lavoro. Già che c’era se l’è presa con i sindacati, i quali non  potevano rispondere alla bruciante accusa di Grillo: siete contro il reddito di cittadinanza perché voi lucrate su cassa integrazione e cose simili. Non risulta da nessuna parte.

L’ex comico confonde salario minimo con reddito di cittadinanza

Grillo, e non solo, confonde reddito di cittadinanza con salario minimo. E, se non andiamo errati, in un disegno di legge dei pentastellati, compare proprio il salario minimo. In soldoni la fine della contrattazione nazionale, un grande favore ai padroni, una volta tanto si può usare questo termine, i quali leverebbero inni al cielo, una manna. Una idea del genere non è solo dei padroni. Trova nelle forze di destra e anche in taluni che si sono intruppati nel Pd renziano, gli adoratori di Marchionne per esempio. L’ ad della ex Fiat, uscito da Confindustria, stabilisce lui il salario. Se per legge gli togliessero questo peso farebbe salti di gioia. Con il cosiddetto salario minimo per legge verrebbe colpita anche la contrattazione di secondo livello, quella nelle aziende. Grillo con la marcia cui dice hanno partecipato cinquantamila persone, forse erano un po’ meno ma sempre tante perché il problema esiste, la povertà italiana non è una invenzione, rilancia la proposta dei pentastellati tenuta a bagno per circa due anni. Perché proprio ora, in vista della tornata di elezioni amministrative? Elementare, direbbe Sherlock Holmes. Per lui il reddito di cittadinanza significa dare 7.200 euro netti l’anno, così era scritto nella proposta di legge depositata in Parlamento. A Perugia si è parlato di 780 euro per incapienti, disoccupati in modo da farli uscire dallo stato di povertà. Il costo circa 16 miliardi.

Il Reddito minimo proposto da Speranza, Area riformista Pd

Un giorno prima era stato Roberto Speranza, capogruppo dimissionario del Pd alla Camera ad avanzare una proposta di reddito di cittadinanza. Non erano in cinquantamila ad ascoltarlo, ma circa duemila esponenti di “Area riformista”, parte consistente della minoranza del Pd, riuniti a Cosenza.  La proposta per un “reddito minimo” si aggira sui 500 euro destinati a disoccupati e anche a chi con piccole attività non riesce a mettere insieme ogni mese quella cifra. A regime si tratta di circa 7 miliardi anno, inferiore ai nove miliardi impegnati per i famosi 80 euro. Questa operazione, sottolinea, punta a dare sollievo alle fasce più deboli della società, “quelle che non possono beneficiare degli 80 euro”, e punta a invertire la rotta per quanto riguarda il Sud. “Il governo deve finalmente mettere la testa sul Mezzogiorno”, insistono Speranza e  Danilo Leva. Alla proposta di legge stanno lavorando la deputata calabrese Enza Bruno Bossio e la senatrice Cecilia Guerra, entrambe di Area riformista. “Si può partire subito”, dice Speranza, “anche con un miliardo di euro”. E apre anche alla collaborazione con Sel e M5S sullo stesso tema. “Non abbiamo paura di parlare con le altre forze politiche, oltre che con le associazioni. In tutta Europa c’è una misura di questo tipo, tranne Italia e Grecia”. L’iniziativa di Area riformista è anche una cartina di tornasole per quanto riguarda i rapporti interni al Pd dopo lo scontro sull’Italicum, rapporti sempre più tesi, con Renzi che parla di una “sinistra cui piace perdere”. Dice Speranza: “Ci vuole più sinistra nel Pd e nel governo. Per questo penso  che bisogna continuare a stare con coraggio dentro il Pd, anche se alcune scelte non si condividono come la legge elettorale. Non mi piace l’idea di un Pd che diventa un soggetto indistinto”.

Poletti e Boschi: mostrano interesse alle proposte, ma con cautela

Dolce suono per le orecchie di Renzi Matteo che nel Partito della nazione, partito nazional renziano lo definiamo noi, vuole “tutti dentro”. Tanto che il ministro Poletti, il braccio operativo del premier, collegato via Skype, apre alla proposta di Speranza, con “qualche cautela”, scrivono i cronisti. “Ci sono diversi elementi da analizzare e affrontare – dice – per poi arrivare ad una misura universale e complessiva che possa davvero abbattere le soglie di povertà e dare dignità alle persone”. E l’analisi può durare a lungo, molto a lungo. Non poteva mancare la voce della ministra Boschi, braccio operativo sulle riforme, che “mostra interesse”. Già che c’era, con l’eleganza che la contraddistingue ha detto che “non si può lasciare la scuola nelle mani dei sindacati”. Nessun commento, sarebbe una perdita di parole.

Cuperlo, sinistra Dem, parla di  “un reddito di inclusione sociale”

Anche Gianni Cuperlo, sinistra Dem, ha presentato alla Camera una proposta per istituire il “Reddito di inclusione sociale”. L’importo del contributo, dice il deputato Francesco Laforgia, “verrà calcolato secondo la Regione di residenza e la composizione del nucleo familiare: ad esempio un beneficiario singolo fra i 18 ed i 59 anni, residente in Lombardia, riceverà il contributo necessario a raggiungere la soglia di 820 euro, mentre lo stesso beneficiario, residente al sud, ne percepirà 602, secondo i parametri Istat relativi alla povertà assoluta”. Il primo intervento “andrà agli indigenti totali e gradualmente il bonus sarà esteso a tutte le fasce di povertà”. La proposta dei cuperliani, come quella di Area riformista, parte gradualmente con 1,7 miliardi il primo anno, per poi arrivare intorno ai 7 miliardi.

 Elezioni e  rapporti all’interno del Pd. Non si può giocare sulla povertà e sui poveri

Allora, viene da chiedersi, questa volta ci siamo, visto che anche Vendola si dice pronto ad affrontare il problema. No, non ci siamo, Grillo avverte odor di bruciato. Lui ora pensa alle elezioni, il contrasto alla povertà può attendere. Niente incontro con le minoranze del Pd. “Non commento il nulla – afferma a proposito della proposta di  Speranza di aprire un tavolo di confronto – sarebbe un tavolo di lavoro con i cassaintegrati della cultura politica: sono vent’anni che parlano e non hanno combinato niente”. I suoi parlamentari però dicono di essere pronti al confronto con tutti. “Le commissioni lavoro – afferma Roberto Fico – si muovano, la legge è già calendarizzata, basta che non si snaturi la cifra di 780 euro che secondo tutti gli istituti è la soglia di povertà.” Se ne riparlerà dopo il 30 maggio. Senza lo spettro delle elezioni e senza cartine di tornasole nei rapporti all’interno del Pd.  Non si può giocare sulla povertà e sui poveri.

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