Papa Francesco incontra il leader palestinese Abbas, nello spirito del riconoscimento dello stato di Palestina

Papa Francesco incontra il leader palestinese Abbas, nello spirito del riconoscimento dello stato di Palestina

Come previsto, nella mattina di sabato papa Francesco ha incontrato in Vaticano il presidente dell’Autorità palestinese Mahmoud Abbas, alcuni giorni dopo che la Santa Sede aveva confermato la sua firma in calce ad un accordo con lo “Stato di Palestina”, citato ufficialmente. Abbas ha parlato col pontefice per una ventina di minuti in udienza privata. La visita della delegazione palestinese, abbastanza numerosa e al massimo livello, era stata propiziata dalla canonizzazione, prevista domenica 17 maggio, di due suore, le prime arabo-palestinesi ad ottenere la santità. Qualificando il suo ospite “angelo della pace”, papa Francesco ha unito il gesto alla parola, offrendogli in dono una medaglia che raffigura “colui che distrusse lo spirito malvagio della guerra”. A sua volta, Mahmoud Abbas ha portato in dono al papa una sorta di scrigno in madreperla contenente una bottiglia di olio di oliva e le reliquie delle due future sante.

Papa Francesco e Abbas hanno evocato il processo di pace bloccato con lo Stato di Israele. Entrambi hanno auspicato che i negoziati “diretti tra palestinesi e israeliani riprendano, allo scopo di trovare una soluzione giusta e durevole al conflitto”. Ma il papa e Abbas non potevano non parlare di quanto sta accadendo nell’intero Medio Oriente, e dei suoi conflitti. Riaffermando “l’importanza di combattere il terrorismo”, hanno sottolineato “la necessità del dialogo interreligioso”, proprio quando l’islamismo radicale di movimenti come il Daesh rappresentano una minaccia gravissima per l’intera regione del Vicino e del Medio Oriente.

Il presidente palestinese e il papa hanno infine espresso “grande soddisfazione” dopo l’accordo di mercoledì tra i due stati che porterà la Chiesa cattolica nei territori occupati, e che sarà sottoscritto molto presto. Per i leader palestinesi la firma del papa equivale ad “un riconoscimento de facto” del loro Stato. Il testo esprime anche il sostegno del Vaticano a una soluzione “del conflitto tra israeliani e palestinesi nel quadro della formula dei due popoli due stati”

Mercoledì scorso la Santa Sede ha annunciato la firma in calce al primo Trattato con la Palestina, riconoscendola quale “stato” e provocando il nervosismo di Israele. Una commissione bilaterale sta mettendo le parole finali al testo del Trattato che riguarderà la vita della Chiesa Cattolica e le sue attività in Palestina. Il Trattato “sarà poi sottoposto alle rispettive autorità per l’approvazione”, secondo la nota del Vaticano. Alcuni osservatori internazionali ritengono che la firma sul Trattato potrebbe essere apposta già in questi giorni. Ma non vi è alcuna certezza.

In una intervista all’Osservatore Romano, il vicesegretario di Stato, monsignor Antoine Camilleri, aveva aggiunto che dopo un’attesa di quindici anni, “l’accordo esprime la speranza del Vaticano per una soluzione alla questione palestinese, e al conflitto tra Israeliani e Palestinesi, in base al principio due popoli e due stati”. Infatti, dice Camilleri, “l’accordo potrebbe, anche in modo indiretto, aiutare i palestinesi nella istituzione e nel riconoscimento di uno stato di Palestina indipendente, sovrano e democratico”.

Le prime due suore arabo-palestinesi nella storia della Chiesa sono Marie Alphonsine Ghattas di Gerusalemme e Mariam Bawardy della Galilea, e vissero nel XIX secolo durante l’impero ottomano.

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