Migrazione: Cgil, proposta Ue non basta, gli esseri umani vanno salvati in mare, nei paesi di origine e di transito

Migrazione: Cgil, proposta Ue non basta, gli esseri umani vanno salvati in mare, nei paesi di origine e di transito

“La proposta di Agenda europea sulla migrazione presentata  dalla Commissione Europea, pur avendo il merito di riportare il tema al centro dell’attenzione non mostra la volontà sufficiente per affrontare con l’energia necessaria il fenomeno delle migrazioni e i suoi drammatici effetti, principalmente nell’area sud del Mediterraneo”. Così La Cgil con una nota  a firma di Vera Lamonica, segretaria confederale e Fausto Durante, coordinatore dell’Area politiche europee e internazionali. “La proposta – affermano –  non supera l’approccio culturale sbagliato e le tendenze all’egoismo nazionale e alla mancanza di solidarietà che sino a questo momento l’Europa ha mostrato”.

“La scelta di continuare con le operazioni Triton e Poseidon –  continua la nota –  non ritornando allo spirito di Mare Nostrum e alla necessità di salvare le vite in mare, conferma un’attenzione del tutto insufficiente rispetto alla vera e propria emergenza umanitaria determinata dal traffico di vite umane e dai sempre più frequenti naufragi di imbarcazioni e dalla conseguente morte di migliaia e migliaia di migranti. Le imbarcazioni vanno portate in sicurezza, non bombardate. E gli esseri umani vanno protetti e salvati, in mare come nei Paesi di origine e di transito”.

La proposta appare largamente al di sotto dei bisogni effettivi

“La stessa proposta di un meccanismo temporaneo di distribuzione di migranti bisognosi di protezione internazionale – sottolineano Lamonica e Durante – appare largamente al di sotto dei bisogni effettivi, sia per la previsione di numeri limitati sia per la possibilità per gli Stati membri di sottrarsi a tale compito attraverso la scelta dell’opt-out, non essendo previsti obblighi vincolanti”. “Tra le poche note positive dell’Agenda – conclude la nota – va segnalata la possibilità di procedere alla revisione del Regolamento di Dublino sul sistema di asilo, che la Cgil e il sindacato europeo reclamano da tempo”. “Siamo, in sostanza,  lontani da quell’impegno e da quella assunzione di responsabilità che la drammatica situazione legata all’emergenza immigrazione richiede all’Unione europea. Un’emergenza sulla quale continueremo a batterci, in Italia e in Europa, per garantire a chi fugge da miseria, fame, guerra, il diritto a un’accoglienza caratterizzata da umanità e rispetto”.

L’Unione europea nel 2014 ha concesso l’asilo a 185.000 persone

Quanto affermano i due dirigenti della Cgil trova riscontro nel quadro relativo alla emergenza immigrazione per quanto riguarda il 2014. L’Unione Europea ha concesso l’asilo a 185.000 persone, tra cui 70.000 siriani. Quasi 2/3 delle concessioni d’asilo sono state rilasciate in soli 4 paesi, tra cui l’Italia. La Germania ha riconosciuto infatti il diritto di asilo a 47.555 persone, la Svezia a 33.025, la Francia a 20.640 e l’Italia a 20.630. Gli altri 24 Stati membri ne hanno accolti da un minimo di 20, come nel caso dell’Estonia, a un massimo di 14.065, nel Regno Unito. Il Lussemburgo, il Paese del presidente della Commissione Ue Jean-Claude Juncker, ha concesso l’asilo a 135 persone, tra cui 40 siriani. Il tasso di riconoscimento delle domande d’asilo, ossia la percentuale di risposte positive in rapporto al totale delle decisioni, è in media del 45% per le decisioni di prima istanza, e del 18% per le decisioni definitive in appello. A livello dei singoli stati membri, il tasso di riconoscimento in prima istanza è superiore al 70% in Bulgaria (94%), in Svezia (77%) e a Cipro (76%). In Italia il tasso di riconoscimento in prima istanza è stato del 32%. Per le decisioni definitive in appello i tassi di riconoscimento più elevati si sono registrati in Bulgaria (86%), in Italia (84%) e in Finlandia (79%).

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