Malcolm X: la forza della libertà

Malcolm X: la forza della libertà
Cinquant’anni fa veniva brutalmente uccisa una delle figure più significativi e contradditorie della storia recente degli Stati Uniti. Malcolm X, durante un discorso New York, fu crivellato di colpi da tre uomini di colore. Il simbolo delle rivendicazioni dei diritti civili (insieme a Martin Luther King), aveva appena 39 anni. Venti milioni di afroamericani che all’epoca vivevano negli Stati Uniti rimasero sotto shock per giorni e giorni. Si era spenta in maniera violenta e brutale la vita di uomo straordinario, colto, energico, caratterizzato da una visione incredibilmente moderna e illuminata. Tre anni dopo, Martin Luther King, meno violento, meno aggressivo di Malcolm X, veniva anche lui ucciso a colpi di fucile. E sempre nel 1968 cadeva sotto i colpi di un’arma da fuoco anche Robert Kennedy. Queste tre figure furono centrali nella storia dei diritti civili e delle libertà negli Stati Uniti. Dopo mezzo secolo le cose sono cambiate, ma gli afroamericani sono sempre “un passo indietro” rispetto alla maggioranza bianca. Nel 2008 è stato eletto il primo presidente di colore nella storia degli Usa, un fatto senza precedenti, un punto di svolta arrivato dopo il sacrificio di tante persone di colore che hanno servito la più grande potenza del mondo e sempre “messe da parte”. Eppure, durante l’amministrazione Obama si sono fatti più frequenti i tragici episodi in cui agenti di polizia hanno ucciso uomini di colore. Il messaggio di Malcolm X rimane ancora forte, decisivo e imperativo soprattutto per le giovani generazioni di afroamericani.
Il 14 febbraio 1965, Malcolm e la sua famiglia sopravvissero a un attentato dinamitardo contro la loro abitazione. Una settimana dopo, il 21 febbraio, durante un discorso in pubblico a Manhattan, Malcolm fu ucciso, all’età di 39 anni, da sedici colpi di arma da fuoco. Ai funerali di Malcolm X, che si celebrano il 27 febbraio 1965 nel quartiere nero di  Harlem, parteciparono oltre un milione e mezzo di persone, dopodiché il suo corpo venne sepolto nel Cimitero di Ferncliff, ad Hartsdale, New York.
Tre membri della Nation of Islam (N.O.I.) furono arrestati per il suo assassinio: Talmadge Hayer, Norman 3X Butler e Thomas 15X Johnson, e condannati per omicidio nel marzo del 1966, tuttavia il solo Hayer confessò le proprie responsabilità sull’omicidio, mentre in seguito vennero fatti altri nomi sui mandanti, tutti in seno alla Nation of Islam.
È assai probabile che Malcom X temesse da tempo per la propria vita. Nel 1964, la rivista Life aveva pubblicato una famosa fotografia di Malcolm X con una carabina in mano, intento a tirare la tenda della sua finestra per controllare fuori. La foto era accompagnata dalla scritta “con tutti i mezzi necessari”, e si riferiva alle minacce di morte subite da Malcolm X e alla sua affermazione che “si sarebbe difeso” con un’arma. Talmadge Hayer conosciuto anche come Thomas Hagan ha ottenuto la libertà condizionale e il 27 aprile 2010 è uscito dal carcere.
Malcolm Little, questo è il suo vero nome, nacque a Omaha, in Nebraska, figlio di Earl e Louise Little. Suo padre era un predicatore battista e sostenitore di Marcus Garvey. Morì nel 1931, ufficialmente dopo essere stato investito da un tram; tuttavia, nella sua autobiografia, Malcom X affermò che il padre fu assassinato da un gruppo di sostenitori della ‘supremazia bianca’, paradossalmente denominato Black Legion (Legione Nera). La madre di Malcolm era per metà bianca perché nata in seguito ad uno stupro da parte di un bianco. A causa delle controversie sulle reali cause della morte del marito, fu vittima di una grave forma di esaurimento nervoso e fu dichiarata legalmente non sana di mente e la famiglia si disperse. Lo stesso Malcolm fu affidato a una famiglia di tutori.
Malcolm terminò la junior high school ottenendo i migliori risultati della sua classe ma abbandonò quando il suo insegnante preferito gli disse senza mezzi termini che diventare un avvocato di fama non era “un obiettivo realistico per un negro”. Lasciata la scuola, Malcolm si trasformò presto in un delinquente abituale; i primi problemi con la legge lo portarono in un centro di detenzione, da cui uscì per trasferirsi per qualche tempo a Boston, presso la sorella maggiore Ella Little Collins. In seguito trovò lavoro come lustrascarpe presso un night club; nella sua autobiografia, avrebbe ricordato di aver lustrato le scarpe a Duke Ellington e altri grandi musicisti neri. Inoltre trovò anche lavoro come cameriere in un treno. Si trasferì nel quartiere di Harlem, a New York, si diede a una serie di attività illegali fra cui spaccio di droga, gioco d’azzardo, prostituzione, estorsione e rapina. Quando fu esaminato per la leva durante la Seconda guerra mondiale, i medici lo trovarono psichicamente non idoneo; in seguito, Malcolm X sostenne di aver finto una patologia mentale per evitare le armi. Il 12 gennaio 1946, all’età di 20 anni, Malcolm fu arrestato e condannato a dieci anni con l’accusa di violazione di domicilio, possesso illegale di armi da fuoco e furto. Nel 1948, mentre era in carcere, Malcolm ricevette una lettera dal fratello Reginald che gli chiedeva di unirsi alla Nation of Islam (NOI). La ‘NOI’ si autodefiniva una “setta islamica militante”. La sua tesi centrale era che la maggior parte degli schiavi africani erano musulmani prima di venire catturati e che quindi i neri avrebbero dovuto riconvertirsi all’Islam. La ‘NOI’ era inoltre un gruppo ‘nazionalista nero’, ovvero auspicava la creazione di una nazione nera separata all’interno degli Stati Uniti. Malcolm fu profondamente colpito dagli insegnamenti del capofila della ‘NOI’, Elijah Muhammad. Con l’aiuto della sorella, riuscì a ottenere il trasferimento in una colonia penale a Norfolk dove aveva maggiore libertà; divenne un avido lettore e cercò nella storia e nella filosofia argomenti a favore delle teorie della NOI. Per arricchire la propria cultura e migliorare la propria grafia, arrivò a trascrivere a mano un intero dizionario; quindi, iniziò a corrispondere con Elijah Muhammad quotidianamente. Alla fine, Malcolm X fu rilasciato sulla parola, il 7 agosto 1952. Quando uscì dal carcere era una persona completamente diversa, rinata e purificata.
Iniziò subito il suo impegno per la causa dei diritti civili degli afroamericani con un’energia e un coinvolgimento incredibili. La sua rivoluzione e il suo insegnamento si infransero quel giorno a New York, ma la sua portata umana e ideologica è ancora oggi fondamentale per la popolazione di colore degli Stati Uniti.
Nel 1992 il regista Spike Lee gli dedicò un commovente film interpretato con grande realismo da Denzel Washington.
Share

Leave a Reply

Your email address will not be published.