Maestro Renzi, gesso e lavagna, disegna la sua “scuola”, parla difficile, cultura “umanista” e skills

Maestro Renzi, gesso e lavagna, disegna la sua “scuola”, parla difficile, cultura “umanista” e skills

Il maestro  Renzi  monta in cattedra. Lavagna e gesso per 17 minuti ci regala se stesso sul sito del governo. Un video che nessuna televisione metterebbe in onda. Quasi osceno, televisivamente parlando. Dilettanti allo sbaraglio, lui il maestro Renzi in testa, che usa i mezzi di Palazzo Chigi non per informare ma per fare propaganda. Ovviamente senza possibilità di confronto con alcuno. Lui dice, ed è il verbo. Del resto un uomo solo al comando non può tollerare che qualcuno gli invada il campo. E si sfoga, sfoga tutta la sua rabbia perché centinaia di migliaia di insegnanti, studenti, tutto il personale della scuola, lo contesta, organizza e partecipa in tutta Italia a manifestazioni, flash mob improvvisi, come si usa fare oggi. Si sfoga così perché di continuo gli arrivano messaggi di chi gli dichiara che non voterà Pd. Sa bene che quella delle famiglie che condividerebbero la sua “buona scuola” è una bufala, così come la consultazione di cui parla la ministra Giannini. Non gli bastano i media che attaccano gli insegnanti, che accusano i sindacati di essere corporativi e che nascondono le notizie.  Non bastano gli interventi di personaggi come un tal Faraone, altri personaggi che purtroppo bazzicano negli scranni parlamentari. Ne dicono di tutti i colori: sabotatori, squadristi, la scuola non è dei sindacati. Lui stesso ne dice una grossa in questo orrendo video: “Quando si chiede ai ragazzi – afferma – di boicottare le prove Invalsi o si minaccia il blocco degli scrutini non si sta facendo un servizio alla scuola e a quei ragazzi”.

Il premier mostra di non conoscere i giovani, gli studenti

Il premier, segretario del Pd, contestato da docenti e studenti dovrebbe sapere che i primi a decidere di boicottare le prove Invalsi sono state proprio le organizzazioni degli studenti, con notevole successo fra l’altro. Mostra di non conoscere i giovani, gli studenti. Non accettano ordini da nessuno, decidono in piena autonomia le forme di lotta da adottare. Renzi è lontano le mille miglia da queste generazioni di giovani, gelose del loro “potere democratico”. Se ben comprendiamo, Renzi ce l’ha anche con i suoi, il suo staff o forse la ministra Giannini. Afferma infatti che i “messaggi di comunicazione del governo sono stati sbagliati”. Ora ci pensa lui in cinque minuti poi la logorrea prende la mano al premier e il video, la noia fino all’angoscia come dice  il protagonista di uno splendido film di Antonioni, dura ben 17 minuti e 39 secondi. Fa sfoggio di cultura quando parla del ruolo della  scuola. Dice che “ora c’è la ripresa (la vede lui  e i renziadi sparsi nelle redazioni giornalistiche, ndr) ma senza cultura la crescita non serve”. E parla di “cultura umanista”. Forse voleva dire “cultura umanistica”. Umanista indica un rappresentante dell’umanesimo, in generale un cultore della letteratura e dell’arte. Umanistico, un aggettivo, significa invece tutto ciò che è relativo all’Umanesimo o agli umanisti, alla letteratura e all’arte in genere. Se lo scrive in un compito un bel segno rosso, insufficiente a dir poco. Ma non gli basta. Un’altra perla. “Chiediamo – spiega Renzi – alla scuola italiana di realizzare un investimento non solo sugli skills professionali ma anche sull’esigenza più grande di un istituto scolastico, che è quella di formare un cittadino”. Ma al tempo stesso, così come chiede la Ue, la scuola deve preparare al lavoro, altro che “umanista”. Fa sfoggio del suo inglese maccheronico . Traduciamo, skill significa abilità, destrezza, disinvoltura, maestria, perizia, arte, talento. Scelga cosa voleva dire. E chi glielo ha suggerito. Come è noto Renzi Matteo non si fa mancare niente, prova anche, scrivono i cronisti, a dividere i sindacati. Dice ai suoi: provate con Furlan , Cisl, a separarla dalla Camusso .

Anche un po’ di lirismo a buon mercato in laude dei professori più volte attaccati e offesi

Nelle sue corde anche un po’ di lirismo a buon mercato in laude dell’insegnante non guasta mai. Non si rende neppure conto che in interviste e anche in questo video ha attaccato chi sciopera, sabotatori, gli insegnanti appunto.  Dice che “la Buona scuola esiste già: è la professoressa che nonostante il controsoffitto o le difficoltà della banda larga insegna ai ragazzi ad allargare il cuore con una poesia, o l’insegnante di musica che fa l’orchestra in una scuola di periferia, o la professionalità di chi riesce anche in laboratori scalcinati a far capire ai ragazzi il gusto della ricerca”. Come si evince, Matteo non è De Amicis. “Ma la riforma – anzi no, non chiamiamola riforma, sottolinea il premier – serve a delineare alcuni punti specifici, concreti.” Prende il gesso e diventa il maestrino, senza penna rossa. È allergico al colore.

 

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