Le strategie europee per la Libia: il no di Putin e le vittime innocenti. Previsto intervento di terra

Le strategie europee per la Libia: il no di Putin e le vittime innocenti. Previsto intervento di terra

Sembra che nei progetti europei per combattere gli scafisti e la tratta degli esseri umani sia comparsa anche la possibilità di un intervento armato delle forze di terra in territorio libico. Il documento strategico di 19 pagine, sul quale mercoledì si confrontano a Bruxelles i leader del Consiglio europeo, si concentra sulla campagna aeronavale nel Mediterraneo e nelle acque territoriali libiche, sotto l’egida dell’ONU. Tuttavia, c’è anche scritto che si potrebbe aver bisogno di operazioni di terra in Libia per distruggere barconi e mezzi dei trafficanti, come ad esempio le pompe di benzina. “Si potrebbe presentare l’opportunità”, scrive il documento strategico, “di un controllo costiero se si raggiunge un’intesa con le autorità competenti”. “L’operazione potrebbe richiedere un ampio spiegamento di forze, aeree, marittime e terrestri. Il che significa: servizi di intelligence, di sorveglianza e di riconoscimento; squadre di abbordaggio e organismi di polizia (aerea e marittima); mezzi anfibi; unità aeree, marittime e terrestri di distruzione, comprese le forze speciali”, scrive ancora il documento. Il documento aggiunge che sono possibili operazioni “al largo delle coste” per la distruzione dei mezzi dei trafficanti. Ciò significa: “azioni lungo le coste, nei porti e all’àncora, prima ancora che i trafficanti ne facciano uso”.

A proposito di questa pianificazione militare, gli esperti e i diplomatici di Bruxelles sottolineano il fatto che non c’è alternativa all’intervento militare terrestre in Libia. Per poterlo fare occorre ovviamente una specifica Risoluzione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite. Per questa ragione, l’Alto Rappresentante della diplomazia europea, Federica Mogherini, ha esposto all’Onu, a New York, le ragioni dell’intervento europeo in Libia. Il testo in bozza della Risoluzione è in corso di elaborazione da parte della Rappresentanza britannica all’Onu, membro permanente del Consiglio di Sicurezza. Mogherini ha sviluppato un’intensa attività diplomatica per evitare qualunque veto: è volata in Cina e pensa di aver convinto i cinesi a votare la Risoluzione. Con l’Amministrazione Obama i contatti sono frequenti e le intese sono ottime. Resta il problema russo e di Putin, sottoposto a embarghi e sanzioni per effetto del conflitto in Ucraina. Come si comporterà la Russia? Metterà il veto? Farà pesare una sorta di potere di ricatto sulla questione mediterranea?

Naturalmente, la questione che si pone in queste ore nelle cancellerie di tutto il mondo non riguarda solo il peso di migranti e richiedenti asilo da sostenere, ma soprattutto la qualità e la quantità dell’azione militare in Libia, pur se sottoposta all’egida Onu (anche se sul Consiglio di Sicurezza potrebbe intervenire il veto russo). Secondo fonti della UE, ci si prepara a scrivere nella Risoluzione Onu che si potrebbe presentare la necessità di interventi militari armati nelle acque territoriali libiche e internazionali e lungo la costa, e che molte vittime innocenti potrebbero essere uccise. Quest’ultimo avvertimento compare nel documento strategico della UE: “abbordaggio e distruzione degli scafi in alto mare o in acque internazionali nel Mediterraneo, in presenza di migranti, hanno un rischio elevatissimo di danni collaterali, con la perdita di molte vite”. Il documento cita fonti del Ministero dell’Interno italiano, secondo il quale non meno di 200.000 migranti sono in attesa sulle coste libiche per attraversare il Mediterraneo in rotta verso l’Italia.

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