Le “pippe”di Orfini. Un vuoto che si riempie di nulla

Le “pippe”di Orfini. Un vuoto che si riempie di nulla

Qualche sospetto, a dire il vero, era venuto già da tempo; e lo si era detto. Ora giunge la conferma: “Nei governi tecnici c’era una discreta quantità di pippe”. Firmato Matteo Orfini, presidente del Partito Democratico, durante l’incontro con i giovani democratici alla “Factory Roma” (oh yeah!…: “Pippe”, “Factory”…very strong, Matthew-the-kid).

Quel “discreta quantità di pippe”, sicuramente è carico di significato, ma anche generico. Si può specificare meglio questo presidenziale pensiero? Of course, Matthew-the-kid non si tira indietro: “Beh, stavo facendo un ragionamento sulla stagione dei tecnici, e ho semplicemente detto che scopriamo, ex post, che alcune cose che dicevamo allora erano giuste. E che alcuni dei famosi tecnici infallibili erano pippe, per dirla con un linguaggio giovanile”.

Il presidente Pd: mi riferivo alla coppia Fornero Monti

Ma a chi si riferisce esattamente? “Parlavo della premiata coppia Fornero-Monti. E mi riferivo alle vicende degli esodati e a quella delle pensioni, sulla quale è intervenuta la Consulta”. Per capirci: si tratta del blocco della rivalutazione delle pensioni superiori a tre volte il minimo, deciso dal governo di Monti, ora bocciato dalla Corte Costituzionale. Lo ricordano tutti, quell’episodio: il ministro Elsa Fornero scoppia in lacrime in diretta TV. La “commossa” e il “loden”, parola di Matthew-the-kid, sono “pippe”. Ora, cosa si deve pensare: delle due citate “pippe”, del loro operato; e, anche, di chi sa e ritiene di doversi esprimere con così forbita eleganza a proposito di un governo che pure ha sostenuto e mai contrastato…

Renzi  come l’asino che rimprovera al bue di ragliare

Non solo “pippe”. Ci sono anche i motti, i mottini, i mottetti. Per esempio quelli del presidente del Consiglio Renzi, secondo il quale “in campagna elettorale bisogna parlare poco e andare nel merito, fare proposte concrete”. Lo dice a Mestre, dove è andato in soccorso dei candidati Alessandra Moretti (per la Regione Veneto) e Felice Casson (per il Sindaco di Venezia); li addita come campioni del ‘fare’, del ‘concreto’, in contrapposizione «a tanti europarlamentari che vediamo sempre in Tv, e che invece di avere la felpa Bruxelles o Strasburgo hanno la felpa dei comuni che visitano. Non bisogna star troppo a parlare». Si può anche convenire, se non fosse che sembra di trovarsi all’asino che rimprovera al bue di ragliare: che in quanto ad apparizioni televisive e ‘parlare’ è una bella gara quella che contrappone i due Mattei, quello di Palazzo Chigi e quell’altro, il Salvini leader della Lega… Quanto alle proposte concrete, beh, ognuno le giudichi, se riesce a trovarne; e si dia la risposta che più trova convincente.

I “gufi” e i “ rosiconi” l’ossessione del premier

Al di là delle schermaglie e delle battute: per ora Renzi procede sicuro: la Camera dei deputati dà l’ok alla nuova legge elettorale; Expo 2015 gli dà una buona boccata d’ossigeno, i contestatori, devastando Milano, gli hanno reso, di fatto un enorme favore. Nelle sue innumerevoli interviste e nella valanga di twitter, Renzi assicura che «ormai tutti i numeri, gli indicatori economici, sono positivi»; chi mostra qualche dubbio o perplessità automaticamente viene bollato come ‘gufo’, ‘rosicone’, o ‘professionista del non ce la facciamo’; e però si fa una certa fatica a essere ottimisti quando non più di un paio di giorni fa si viene a sapere che dopo il calo del mese di febbraio, nel marzo scorso gli occupati diminuiscono dello 0,3 per cento (sembra un nulla, ma è un meno 59 mila) rispetto al mese precedente; che il tasso di occupazione, pari al 55,5 per cento, cala nell’ultimo mese di 0,1 punti percentuali; e che rispetto a marzo 2014, l’occupazione è in calo dello 0,3 per cento (-70 mila); e ancora: i disoccupati aumentano su base mensile dell’1,6 per cento (+52 mila). Dopo i cali registrati a dicembre e a gennaio e la lieve crescita a febbraio, a marzo il tasso di disoccupazione sale ancora di 0,2 punti percentuali, arrivando al 13 per cento. Nei dodici mesi il numero di disoccupati è cresciuto del 4,4 per cento (+138 mila) e il tasso di disoccupazione di 0,5 punti. Il numero delle persone ‘inattive’ (bel termine, vero, per far ingoiare meglio il fatto che sono ‘disoccupati’!), si mantiene stabile sul 36 per cento; percentuale destinata ad aumentare se ci si concentra alle fasce dei più giovani.

Quella legge bizzarramente battezzata Italicum

Torniamo alla legge elettorale: vai a capire perché bizzarramente battezzata ‘Italicum’. Un anno fa, su ‘Il Corriere della Sera’ il costituzionalista Michele Ainis celiava: “Si chiama Italicum, perché siamo patriottici; e con un latinetto, secondo la moda brevettata da Giovanni Sartori. Da qui il Mattarellum, il Porcellum, il Tatarellum, il Consultellum e via latineggiando. Ma non basterebbe un intero vocabolario di latino per etichettare tutti i nostri sistemi elettorali. Quanti ne abbiamo in circolo? Uno per ogni tipo d’elezione, dai Comuni alle Regioni, dal Parlamento di Roma a quello di Bruxelles…”. Renzi e la fidatissima Maria Elena Boschi, ministro per le Riforme, ripetono come un mantra che la nuova legge elettorale «contribuisce a rendere moderno il Paese, insieme alle riforme economiche ed istituzionali».

Tu vuò fa l’americano, cantava Carosone. Ma Renzi è nato a Firenze

A questo punto, la domanda: perché Renzi insiste tanto con l’Italicum? Ha bisogno di questa legge. Ogni giorno si accredita come l’uomo deciso, one man show, come in America il commander in chief, l’uomo del ‘fare’; quello che se la ride delle opposizioni (e in effetti Forza Italia è diventata una comica). Sì, una volta aveva detto che le leggi di valenza costituzionale hanno bisogno di una larga maggioranza parlamentare, vanno condivise; ma sono cose che si dicono, come quando si rassicura Enrico Letta dicendogli di stare sereno… Chiuderà questa partita (o con i voti di fiducia o con le elezioni anticipate, poco importa). L’obiettivo a cui guarda Renzi è quello di rottamare l’intero PD (che poi basta poco, si potrebbe anche solo stare a guardare) e dar vita al suo partito della Nazione: molto trasversale, nessuna particolare identità, un comitato elettorale, insomma. ‘Tu vuò fa l’americano’, cantava Renato Carosone; solo che per fare gli americani, bisogna, appunto, essere americani. Renzi è invece nato a Firenze…

In politica, è una legge confermata da una lunga teoria di fatti, non ci sono vuoti. E’ però un fatto che il vuoto di oggi si riempie di nulla.

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