L’attentatore della maratona di Boston del 2013, Tsarnaev, condannato a morte. La sentenza divide gli USA

L’attentatore della maratona di Boston del 2013, Tsarnaev, condannato a morte. La sentenza divide gli USA

Dopo più di quattordici ore e tre giorni di Camera di Consiglio, i giurati della Corte federale distrettuale hanno deciso per la pena di morte per Djokhar Tsarnaev, riconosciuto colpevole dell’attentato in cui morirono 4 persone e 264 furono i feriti, il 15 aprile 2013, quando due bombe vennero fatte esplodere sulla linea di arrivo della maratona di Boston. La giuria era composta da sette donne e cinque uomini. Il mese scorso avevano condannato Tsarnaev per tutti i 30 capi di imputazioni elevati contro di lui, 17 dei quali prevedono appunto la pena capitale. Nel raggiungere la decisione unanime, la giuria ha rilevato che Tsarnaev non aveva manifestato alcun rimorso per quegli atti, e aveva rigettato l’argomentazione del suo legale per la quale suo fratello maggiore, Tamerlan, gli aveva fatto un lavaggio del cervello al punto tale da convincerlo a usare le bombe.

Si tratta della prima volta in cui una giuria federale USA condanna a morte un imputato per atti di terrorismo dopo l’11 settembre 2001. La pubblica accusa aveva dipinto il giovane Tsarnaev, immigrato a Cambridge, Massachusetts, dal Caucaso russo con la sua famiglia nel 2002, come un individuo dotato di estremo sangue freddo, un jihadista fanatico che voleva ammazzare degli americani innocenti per rappresaglia per i morti innocenti delle guerre americane in Iraq e in Afghanistan.

Le bombe trasformarono la maratona di Boston da un bel giorno primaverile su Boylston Street in una scena raccapricciante e sanguinosa, con corpi smembrati e sangue dappertutto. Tre persone vennero uccise immediatamente, tra loro un bambino di otto anni, e una quarta, un poliziotto del MIT, morì alcuni giorni dopo, mentre 17 persero almeno una gamba. Altre 240 subirono ferite gravi, e molti di essi con conseguenze indelebili per tutta la loro vita. “Dopo tutta la carneficina e il terrore che ha causato, la giusta decisione è chiara”, ha detto il procuratore federale Steven Mellin nell’arringa conclusiva. “L’unica condanna che farà giustizia in questo caso è la pena di morte”.

Tuttavia, con la pena di morte, l’appello sarà inevitabile, e il processo durerà ancora molti anni. Degli 80 imputati condannati alla pena di morte dal 1988, solo tre condanne sono state effettivamente eseguite. Negli altri casi, le condanne sono state condonate a ergastolo oppure i condannati sono morti per morte naturale o si sono suicidati. Il verdetto Tsarnaev contrasta con la consuetudine giudiziaria del Massachusetts che non ha mai condannato nessuno per crimini federali e dove i sondaggi hanno detto che i residenti erano in misura schiacciante per l’ergastolo per Tsarnaev. Molti cittadini hanno risposto al sondaggio sostenendo che per un giovane di 21 anni la condanna a vita sarebbe stato un destino peggiore della morte, mentre altri temono che la sua morte potrebbe trasformarlo in eroe e martire del jihadismo. E paventano il rischio di atti di emulazione da parte di altri giovani attentatori fondamentalisti.

Il governatore del Massachussetts, Charlie Baker, ha commentato il verdetto: “Spero che ciò rappresenti in qualche modo la fine per tutti coloro che sono stati colpiti da questa tragedia. Siamo uno stato di diritto. Le giurie emettono verdetti e i verdetti si basano sui fatti e sulle prove e sul diritto. E se io avevo una certa opinione, ora non conta più. L’unica opinione che conta è il verdetto della giuria. Credo che il fatto che essi abbiano raggiunto una decisione unanime dice tutto del significato degli atti che sono stati qui giudicati. Alcune testimonianze del processo sono state incredibilmente potenti e non credo, dunque, che il verdetto sia giusto o sbagliato. Credo che sia il verdetto di quella giuria”.

 

 

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