La UE prepara l’estate militare in Libia. Scatta la rabbia degli specialisti in migrazioni: “Controproducente. Molti morti in più”

La UE prepara l’estate militare in Libia. Scatta la rabbia degli specialisti in migrazioni: “Controproducente. Molti morti in più”

I ministri della difesa e degli esteri della UE hanno concordato lunedì 18 maggio di lanciare una missione marittima e aerea che potrebbe, nell’ultima fase, distruggere i mezzi navali usati dai trafficanti di esseri umani, che solo nei primi mesi di quest’anno hanno portato alla morte di 1800 migranti nelle acque del Mediterraneo. Nella prima fase, dovrebbe essere messa a punto, invece, un’operazione di intelligence, con l’eventuale uso di droni messi a disposizione dal Regno Unito, come parziale risarcimento per il rifiuto di accogliere i rifugiati. Nell’ultima fase della missione, i mezzi navali sospettati di poter trasportare in mare i migranti potrebbero essere abbordati e distrutti sia nelle acque territoriali libiche che in quelle internazionali – come previsto dal paragrafo 7 della Risoluzione Onu, che, se votata dal Consiglio di Sicurezza, dovrebbe autorizzare l’uso della forza.

Il piano potrebbe partire non prima del 25 giugno, come ha spiegato Federica Mogherini, il capo della diplomazia europea. “C’è un chiaro senso di emergenza, perché tutti sappiamo che giugno è l’inizio dell’estate e in questa operazione le stagioni sono importanti”, ha detto la Mogherini in conferenza stampa a Bruxelles. Ed ha aggiunto: “All’arrivo dell’estate, molta gente viaggerà, e perciò vogliamo rendere la missione operativa al più presto, soprattutto se si tratta di smantellare le organizzazioni dei trafficanti e degli scafisti”. Mogherini ha però evitato di citare l’intervento in Libia delle truppe di terra, i cosiddetti “boots on the ground”, per la distruzione dei mezzi navali degli scafisti, delineato in un documento strategico della UE. Le regole d’ingaggio della missione devono essere tuttavia ancora definite. Uno dei capi della diplomazia europea ha però precisato che “l’impiego di queste forze di terra sarà il prossimo passo in termini di dettagli operativi”. Il livello dei danni collaterali considerato accettabile sarà discusso dopo la partenza della missione.

La missione avrà il suo quartier generale a Roma, e sarà guidata da un ammiraglio italiano, Enrico Credendino, con un primo mandato di un anno. Salgono tuttavia i timori all’interno della segreteria dell’ONU per la pericolosa escalation della militarizzazione della questione dei migranti. La Libia sta già vivendo una fase di acuta guerra civile, e dirigenti ONU temono che l’intervento sulle coste, sia pure di polizia internazionale, possa aumentare i conflitti, specie se si colpiscono per errore i pescherecci. Le organizzazioni per i diritti dei rifugiati temono invece che il bombardamento delle vie di fuga per coloro che fuggono per salvarsi la vita dalla Siria, dall’Eritrea e dall’Africa occidentale – dove moltissimi migranti cominciano il loro lungo e penoso viaggio verso il mare – porterà tantissimi morti, trascurati dai riflettori dei media. Il segretario generale del Consiglio europeo sui rifugiati e gli esiliati (ECRE), Michael Diedring, ha affermato con molta rabbia che “tra le conseguenze impreviste di questa missione ci saranno tantissimi morti. Se vi sarà penuria di mezzi navali, molta più gente sarà costretta a imbottigliarsi nei barconi rimasti. C’è la possibilità, data la situazione disperata che queste persone affrontano, che possano perfino tentare di costruirseli i barconi”. Ad oggi, i barconi degli scafisti sono spesso noleggiati da pescatori locali viaggio per viaggio, in virtù di un controllo ferreo di organizzazioni criminali. Diedring, che conosce molto bene la situazione sulle coste libiche, avverte le autorità europee dell’errore che stanno compiendo: “la soluzione che spinge gli scafisti a perdere i propri affari significa anche aumentare i canali legali e sicuri per la migrazione. È curioso che la gente in fuga dalla guerra e dalla persecuzione si ritrovi di fronte agli stessi rischi”.

Dal punto di vista delle posizioni dei singoli stati, alcuni restano molto freddi sulla proposta della Commissione europea di suddividere l’ospitalità dei rifugiati per quote tra gli stati membri. Il primo ministro francese Manuel Valls è l’ultimo, in ordine di tempo, dopo Gran Bretagna, Irlanda, Danimarca, Polonia, Ungheria, a opporsi alle quote, che potrebbero sollevare sentimenti antimigranti. “La Francia ha già fatto molto”, ha detto Valls. Secondo la proposta di quote della Commissione, alla Francia toccherebbe ospitare il 14% dei migranti, mentre il 18% sarebbe assegnato alla Germania, di gran lunga il paese più ospitale. All’Italia viene chiesto di dare ospitalità al 12% dei migranti.

Share

Leave a Reply

Your email address will not be published.