La stampa democratica plaude alle aperture del governo. Ma i problemi restano intatti, dopo i tagli al settore

La stampa democratica plaude alle aperture del governo. Ma i problemi restano intatti, dopo i tagli al settore

In un comunicato stampa, le cooperative di comunicazione e informazione iscritte all’Alleanza delle cooperative, File, Fisc e Mediacoop, fanno sapere che l’assemblea ha analizzato gli esiti del Tavolo per la riforma dell’editoria, che ha avuto luogo a Palazzo Chigi il 12 maggio scorso, con il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Luca Lotti. In sostanza, l’Assemblea delle cooperative di comunicazione e informazione ha “espresso una valutazione positiva in merito all’avvio dei lavori ed ha apprezzato in particolare la volontà del governo di riordinare e dare elementi di certezza – tramite la riforma – in termini di regole, trasparenza ed adeguatezza delle risorse per i prossimi 3/5 anni all’intera filiera dell’editoria”. Nel corso della riunione del Tavolo sull’editoria, convocato da Palazzo Chigi, è stato presentato un progetto per “il Fondo unico per la Libertà di stampa ed il pluralismo dell’informazione”, da alimentare con risorse adeguate. Nel piano rientrano le cooperative di informazione e non profit, le radio e le televisioni, i quotidiani online che operano nella produzione di contenuti informativi prodotti da giornalisti “e che si vincolino a criteri di trasparenza, controllo e verifica condivisi”.

Il giudizio sostanzialmente positivo reso pubblico dalle cooperative deriva dalla constatazione che per il governo Renzi il Fondo “rappresenta il riconoscimento dell’esigenza dell’intervento pubblico nel settore”, perché “il semplice mercato non è in grado di garantire il pluralismo del sistema, sia a livello nazionale che locale”. Dopo le forti ubriacature demagogiche sulla fine del finanziamento pubblico all’editoria democratica, finalmente si intravede un ravvedimento da parte del governo e del presidente del Consiglio? Lo verificheremo. Intanto, però le stesse cooperative, nonostante l’apprezzamento per il “rinsavimento” di Renzi e di Lotti, rilanciano l’allarme sul perdurante stato di disagio e di difficoltà, che “resta anche dopo l’avvio del Tavolo”, perché i fondi “disponibili per il 2014, annunciati dal sottosegretario Lotti, restano insufficienti a coprire il fabbisogno rilevato sulla base delle realtà ammesse a contributo”. Pertanto, scrivono le cooperative di informazione, dinanzi a questa scarsità di risorse perdurante, “è indispensabile ed urgente integrare tali fondi e reperire da parte del governo, entro il prossimo 30 giugno 2015 ulteriori risorse”.

Ad onor del vero, dobbiamo aggiungere che la parte finale del comunicato stampa è un tantino arzigogolato: “La complessità e l’eterogeneità degli interessi in campo all’interno della filiera editoriale rischia di aumentare le difficoltà per l’adozione dei primi ed immediati interventi necessari per consentire la sopravvivenza dell’editoria cooperativa e non profit, maggiormente colpita dalla crisi della carta stampata e dalla drastica e reiterata erosione delle risorse a sostegno del pluralismo e della libertà di informazione. La continuità della vita e del lavoro giornalistico di queste realtà costituisce, infatti, come ribadito recentemente dal Sottosegretario Lotti, condizione necessaria per la redazione di un disegno di legge di riforma del Settore e del Sistema Italiano della Comunicazione che sia utile ed in grado di evitare ulteriori decimazioni delle imprese editoriali”. Proviamo a darne una rapida interpretazione: la sopravvivenza delle testate giornalistiche cooperative e non profit è necessaria alla democrazia e al pluralismo dell’informazione. Tuttavia, la grancassa demagogica di questi anni ha sostanzialmente ridotto al lumicino i contributi pubblici, lasciando le testate in balìa del mercato. E poiché in questi anni, il mercato è stato il totem ideologico che ha guidato le scelte dei governi sul pluralismo dell’informazione, lasciando sul terreno decine di morti e feriti nell’ambito della stampa democratica, occorre mettere mano ad una legge di riforma del sistema che ne rilegittimi i flussi finanziari pubblici. Infine, un’ultima considerazione: il mercato pubblicitario, strozzato da un vero e proprio oligopolio, ha o no qualche responsabilità nella crisi della stampa democratica? E una riforma democratica di quel settore non dovrebbe anch’essa interessare le cooperative e il governo?

 

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