La ripresa c’è solo nei titoli dei media. Il lavoro non c’è. Il Pil +0,3, un niente. Ancora in deflazione

La ripresa c’è solo nei titoli dei media. Il lavoro non c’è. Il Pil +0,3, un niente. Ancora in deflazione

E vai con i numeri. Siamo fuori dalla recessione, nel primo trimestre dell’anno in corso il Pil è cresciuto dello 0,3 rispetto al precedente trimestre. “Superiore alle attese”, strilla l’Istituto che non ha proprio il senso delle dimensioni pur di fare un piacere al premier che aveva strigliato l’Istat stesso quando aveva osato affermare che l’occupazione non era aumentata. Suona subito la grancassa il ministro dell’economia: “Il dato sul Pil –dice – è superiore alle nostre aspettative”. Bontà sua, Padoan ammette che “è presto per cantare vittoria, ma questo dato è il segnale della svolta impressa all’economia dalle politiche del governo”. Secondo il Tesoro, a questo punto è “a portata di mano” il raggiungimento del +0,7% per l’intero 2015.

Qualche giorno fa arrivava l’Inps  che trasformava, come detta l’editore  e il giornalista scrive, il nostro paese in un paradiso per chi cerca lavoro. Dal turbinio di cifre rimbalzate sui media renziani  se ne sono ricavati titoloni con Renzi Matteo che si autocelebrava. È durato lo spazio di un giorno, poi la notizia  è stato del tutto ridimensionata. Del resto, lo stesso Inps aveva precisato che i suoi calcoli erano basati sulle “posizioni amministrative”. Ma i media renziani hanno oscurato proprio la precisazione dell’Istituto. Tradotte le “posizioni amministrative” significa che se un imprenditore ti segnala l’assunzione di un lavoratore a tempo indeterminato per l’Inps è un nuovo posto di lavoro. Era un precario, un tempo parziale, una finta partita Iva, lavoro autonomo, una delle tante forme contrattuali. Non conta niente è un nuovo lavoratore, più uno. Poi si faranno complicati calcoli per “depurare” le posizioni lavorative precedentemente esistenti. Se era lavoro nero non depuri proprio niente.

Le troppe “dimenticanze” del giornalismo economico

A conti fatti in tre mesi i posti di lavoro sarebbero aumentati di circa 49 mila unità grazie al contributo di 8 mila euro che si mette in tasca l’imprenditore per tre anni. In un anno, circa 200 mila, per recuperare i tre milioni di disoccupati siamo nell’ordine dei dieci anni. Con un pil che cresce al ritmo di 0,3  campa cavallo.

Ma tant’è, il giornalismo economico per esempio dimentica un dato importante. Lo 0,3 riguarda  il primo trimestre del 2015, rispetto all’ultimo del 2014. Ma anno su anno la previsione è pari a zero. Ancora: gli economisti veri sottolineano che per parlare di fine della fase recessiva occorre perlomeno avere due uscite in positivo. Bisogna attendere  i dati che saranno resi noti nel mese di agosto. Comunque non saremo noi a fare i “gufi”. Meglio uno 0,3 che uno schiaffone anche se siamo il fanalino in Europa con lo 0,9 della Spagna, 0,6 della Francia, 0,7 della Germania, con una media fra i paesi Ue prevista allo 0,5. Un decimale vuol dire molto.  “Basta poco, troppo poco – dicono Rosario Trefiletti e Elio Lannutti, presidenti di Federconsumatori e Adusbef -, per accendere gli entusiasmi. Si tratta di un timido segnale, ancora incerto e tutt’altro che stabile”.

Il potere d’acquisto delle famiglie segna un calo del 10%

C’è un altro dato sempre diffuso dall’Istat che viene o ignorato o nascosto fra le righe. Si tratta della deflazione che permane per la quarta volta ed è segnale fortemente negativo che influisce sul complesso della situazione economica e sociale del Paese. Secondo i dati definitivi di Istat, nel mese di aprile l’indice dei prezzi al consumo “Nic” è salito dello 0,2%. L’inflazione di fondo, calcolata al netto dei beni energetici e degli alimentari freschi, scende a +0,3%. Al netto dei soli beni energetici l’inflazione è stazionaria a +0,6%. I prezzi dei prodotti acquistati con maggiore frequenza risultano invariati sia su base mensile che su base annua. I prezzi dei beni alimentari, per la cura della casa e della persona registrano una variazione congiunturale nulla e una crescita dello 0,8% su base annua.

Siamo usciti dalla crisi come dice Renzi? Ora la strada è tutta in discesa? “Non possiamo ancora annunciare la fuoriuscita dalla crisi – dicono Federconsumatori e Adusbef -a maggior ragione se si guarda all’andamento economico nel suo complesso. I dati restituiscono un quadro allarmante, ben lontano dalla ripresa annunciata da molti  in modo irresponsabile e prematuro”. Ne indichiamo due: la disoccupazione, in particolare quella dei giovani, è ancora su livelli altissimi, il potere di acquisto delle famiglie è ai minimi termini ed i consumi ne risentono in maniera significativa. Nell’ultimo triennio ha segnato un calo del -10,7%, pari ad una minore spesa di 78 miliardi da parte delle famiglie.

Il lavoro resta il fattore determinante per la ripresa

Il lavoro resta il fattore determinante per la ripresa dei redditi e il rilancio della domanda interna. Un  piano straordinario per il lavoro, un progetto che guardi al futuro del paese, investimenti per lo sviluppo tecnologico, modernizzazione delle infrastrutture, messa in sicurezza degli edifici pubblici, le scuole in primo luogo, il rilancio del turismo, per cominciare. Ma  Renzi e i ministri sono sordi.  Il Jobs act è la medicina che guarisce tutti i mali. Un disastro per il Paese, per i lavoratori, senza lavoro e senza diritti.

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