La ricchezza italiana nelle mani di pochi ‘Paperoni’. Il 20% di super-ricchi controlla il 61,6% del ‘tesoretto’ nazionale

La ricchezza italiana nelle mani di pochi ‘Paperoni’. Il 20% di super-ricchi controlla il 61,6% del ‘tesoretto’ nazionale

L’1% più ricco della popolazione italiana detiene il 14,3% della ricchezza nazionale netta (definita come la somma degli asset finanziari e non finanziari, meno le passività), praticamente il triplo rispetto al 40% più povero, che detiene solo il 4,9%. Sono questi i numeri forniti giovedì mattina dal Rapporto Ocse. Ma quello che fa più spavento è che il 60% della ricchezza è  in mano al 20% più ricco. La ricchezza nazionale netta, dice ancora l’organizzazione parigina, in Italia è distribuita in modo molto disomogeneo, con una concentrazione particolarmente marcata verso l’alto. Il 20% più ricco detiene infatti il 61,6% della ricchezza, e il 20% appena al di sotto il 20,9%. Il restante 60% si deve accontentare del 17,4% della ricchezza nazionale, con appena lo 0,4% per il 20% più povero.

In ginocchio i lavoratori autonomi, precari e part time

Povertà al 26% tra lavoratori atipici. Secondo il rapporto, inoltre, il tasso di povertà tra le famiglie italiane di lavoratori “non-standard” (autonomi, precari, part time) è al 26,6%, contro il 5,4% per quelle di lavoratori stabili e il 38,6% per quelle di disoccupati. In particolare, mostrano i dati dell’organizzazione parigina, se si fissa a 100 il guadagno medio dei lavoratori con posto fisso, quello degli atipici si ferma a 57, con grosse disparità tra le varie categorie (72 per un lavoratore autonomo, 55 per un lavoratore con contratto a termine full time, 33 per un lavoratore con un contratto a termine part time). A questo si aggiunge la sempre maggiore difficoltà a passare da un’occupazione precaria a una fissa: sempre secondo i dati Ocse, tra le persone che nel 2008 avevano un lavoro a tempo determinato, cinque anni dopo solo il 26% era riuscito ad ottenere un posto a tempo indeterminato.  La povertà aumenta tra i giovani.

Povertà aumentata per giovani e giovanissimi

“La povertà è aumentata in modo marcato durante la crisi, in particolare per giovani e giovanissimi”. L’aumento del cosiddetto tasso di povertà ancorata (che fissa la soglia rispetto all’anno precedente) è stato di 3 punti tra il 2007 e il 2011, il quinto più elevato. La fascia con il maggior tasso di povertà sono gli under 18, con il 17%, quattro punti percentuali in più della media Ocse, seguita dalla fascia 18-25, con il 14,7%, 0,9 punti sopra la media.

Famiglie prudenti, siamo i meno indebitati nell’Ocse

Sempre dal rapporto Ocse, unico dato positivo tra tante sciagure, emerge che l’Italia è il Paese Ocse con la minor percentuale di famiglie indebitate, il 25,2%, davanti a Slovacchia (26,8%), Austria (35,6%) e Grecia (36,6%), e ben lontana dai livelli delle altre due grandi economie dell’eurozona, Francia (46,8%) e Germania (47,4%), della Gran Bretagna (50,3%) e degli Usa (75,2%). Lo riferisce un rapporto dell’organizzazione parigina. Nel nostro Paese è inoltre molto limitata l’incidenza del sovra-indebitamento: solo il 2,3% delle famiglie ha un rapporto debito-asset superiore al 75%, e solo il 2,8% ha un rapporto debito-introiti superiore a 3.

 

 

 

 

 

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