La lettera di Civati, D’Attorre e Fassina ai lavoratori della scuola in sciopero

La lettera di Civati, D’Attorre e Fassina ai lavoratori della scuola in sciopero

Siamo convinti che la scuola italiana necessiti di innovazioni, valorizzazione del merito, risorse umane e economiche aggiuntive. Ma è difficile pensare che si possa indurre processi di cambiamento positivi quando tutto il mondo della scuola e quello che con la scuola concorre al percorso educativo è in radicale disaccordo con gran parte dei contenuti, con i modi e i tempi del disegno di legge su cui siamo chiamati ad esprimerci.

Ai flash mob auto-organizzati la settimana scorsa hanno partecipato decine di migliaia di insegnanti in tutta Italia. I sindacati della scuola, con una compattezza che da anni non si vedeva, hanno proclamato lo sciopero generale per martedì prossimo. Sarebbe meglio non scherzarci sopra, visto che un mese fa alle elezioni delle Rappresentanze Sindacali Unitarie, ha votato più dell’80% del personale della scuola. L’appello al Parlamento, “La scuola che cambia il Paese”, è stato sottoscritto da 32 fra sindacati e associazioni, del mondo della scuola ma anche di quelle, come Libera e Lega Ambiente, che hanno lavorato con le tante buone scuole di questo paese, trovando in esse un valido interlocutore nelle loro iniziative per la legalità, la democrazia, la salvaguardia dell’ambiente. Anche qui un fronte unitario che sembrava impensabile: dalle associazioni professionali come il Cidi e il Movimento di cooperazione educativa, ai maestri e gli insegnanti cattolici, dagli studenti dell’UDS e della rete degli studenti medi agli studenti di azione cattolica.

Tutti i protagonisti della scuola chiedono, oltre a innovazioni, valorizzazione del merito e risorse aggiuntive, di potenziare la buona scuola dell’autonomia che conoscono e che hanno praticato. Che se è stata in difficoltà non è certo perché mancava un capo, ma per i tagli selvaggi che si sono succeduti negli anni. Che è fatta di cooperazione, di confronto democratico fra dirigenti, insegnanti, studenti, famiglie che hanno collaborato fra loro e con le opportunità formative presenti nel territorio, con le imprese ma anche con Lega Ambiente, con Libera, con l’ANPI, con i comuni, e che trovano nella logica verticistica e arbitraria con cui vengono regolati i rapporti fra le componenti della scuola un passo indietro rispetto alla cultura e alle pratiche dell’autonomia.

Tutti i protagonisti della scuola chiedono più democrazia, più condivisione, rivisitando la struttura e la funzione degli organi collegiali. Chiedono di intervenire su una serie di misure, spesso palesemente improvvisate, espressione di una impossibile trasformazione aziendalistica della scuola, mentre le questioni fondamentali – la disuguaglianza fra le scuole, i livelli di dispersione scolastica, il diritto allo studio, l’educazione degli adulti, la formazione iniziale e la formazione permanente degli insegnanti, il rapporto fra la scuola e l’Università, lo Statuto degli studenti in alternanza e i requisiti che devono avere le imprese che ospiteranno gli studenti – o non sono affrontate o vengono rinviate a decreti delegati su cui questi Parlamento non avrà più la possibilità di intervenire.

Occorre una piena assunzione di responsabilità del Parlamento. La discussione sulla scuola in tutti i Paesi del mondo ha una rilevanza costituzionale. E richiede il coinvolgimento pieno di tutti gli attori che concorrono al processo educativo. Fuori e dentro la scuola. Non può essere una decisione affrettata per dare mano libera al governo. Un governo oltre tutto che sembra incapace di confrontarsi col mondo della scuola. Un governo che ha imposto al Parlamento di approvare alla svelta il disegno di legge scaricando sul Parlamento la responsabilità di non far decollare la stabilizzazione dei precari nel prossimo anno scolastico. È stato un atto grave. Va rivisto. Si deve stralciare la parte relativa alle assunzioni, affidarla a un Decreto, in questo caso certamente motivato da ragioni di necessità e urgenza, e lasciare al Parlamento la possibilità di arrivare a una buona riforma largamente condivisa.

Il Disegno di Legge necessita di correzioni profonde, portando avanti l’ottimo lavoro svolto dalla Commissione Cultura della Camera. In primo luogo, sui poteri dei Dirigenti Scolastici. In secondo luogo, sulle assunzioni degli insegnanti. Infatti, la stabilizzazione di una parte, scelta importante e positiva, è contestuale alla cessazione definitiva del rapporto con la scuola di una parte ancora più grande, di insegnanti abilitati, idonei e iscritti alle graduatorie a esaurimento. Per evitare tale scenario, va introdotto un piano pluriennale che affronti il problema del precariato in tutte le sue articolazioni, e soprattutto in maniera coerente con il sistema di formazione dei docenti e di reclutamento a regime, anche questo, per ora, affidato a un decreto delegato.

Chiediamo al governo di ascoltare davvero il mondo della scuola. Come parlamentari ci impegniamo a farlo. A tal fine saremo, insieme a altre colleghe e colleghi, alle manifestazioni del 5 maggio, giornata di sciopero nazionale della scuola. La buona scuola la fanno gli insegnanti, gli studenti, le famiglie, le associazioni che si occupano di educazione. Pensare che la scuola possa migliorare senza e contro di loro è una insensatezza anche per un governo che sembra fare del decisionismo un fine in sé.

Stefano Fassina, Pippo Civati, Alfredo D’Attorre

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