La Guardia Costiera italiana non ci sta, critica le scelte della UE, e preme per tornare a Mare Nostrum

La Guardia Costiera italiana non ci sta, critica le scelte della UE, e preme per tornare a Mare Nostrum

In un articolo comparso su Jobsnews il 18 maggio abbiamo informato i nostri lettori della contrarietà manifestata da molti operatori umanitari nei confronti del piano sulla Libia messo a punto dalla Commissione europea e presentato da Federica Mogherini, reponsabile della politica estera UE. Oggi parla la Guardia Costiera e alza la sua voce critica nei confronti dello stesso piano. Sia la voce critica degli operatori umanitari europei, sia le voci critiche degli agenti della Guardia Costiera italiana sono state raccolte da inviati di quotidiani internazionali. Di esse, la grande stampa nostrana non parla, come se non esistessero. Il quotidiano inglese The Guardian pubblica nella sua edizione online di martedì 19 maggio una corrispondenza dall’Italia nel corso della quale si intervistano ufficiali e comandanti della Guardia Costiera nazionale molto duri nei confronti della missione UE.

L’intervista comparsa sul Guardian il 19 maggio a tre ufficiali nel quartier generale di Roma

Paolo Cafaro, capitano della Guardia Costiera, dice al Guardian che nessuna campagna militare riuscirà a sradicare le cause profonde della crisi mediterranea. I suoi colleghi Giovanni Pettorino, ammiraglio, e Leopoldo Manna, capitano, hanno chiesto inutilmente alle autorità nazionali e internazionali di concentrarsi principalmente sul salvataggio delle vite umane. I tre ufficiali sono stati intervistati dal giornale britannico nel quartier generale della Guardia Costiera a Roma. Il capitano Cafaro, responsabile delle missioni di salvataggio pianificate, afferma: “il problema della migrazione, della gente disperata, non sarà risolto con queste misure militari. Assumerà altre forme. Troveranno altre strade”. Cafaro ammette che è meglio “porre fine al coinvolgimento delle organizzazioni criminali in questo traffico, a tutto quel denaro che esse guadagnano da questo traffico: questo è che è necessario distruggere. Ma il problema della migrazione non si può risolvere con questo genere di misure”. Cafaro si chiede se le flotte europee saranno in grado di distruggere i barconi degli scafisti prima che vengano usati per il trasporto dei migranti, per effetto dell’assenza in Libia di un governo ufficiale e dell’ONU. E solleva la questione delicatissima dei barconi: sono in realtà semplici pescherecci acquistati o noleggiati nei giorni precedenti, e nascosti in porti civili fino alla notte della partenza. Per Cafaro: “ogni nave militare europea in mare ha la possibilità di intercettare e distruggere barconi di legno – cosa che penso possibile e verosimile. Ma non lo si potrà fare in acque territoriali libiche. Dovranno farlo quando i barconi raggiungono le acque internazionali, ma solo dopo che i profughi a bordo saranno stati portati in salvo”.

Crolla il numero dei pescherecci di legno e aumentano i gommoni

I dati della Guardia Costiera fanno riflettere: il numero dei barconi di legno usati dagli scafisti libici è crollato a 67, nel 2015, rispetto ai 96 dello stesso periodo dello scorso anno. Al contrario, è cresciuto il numero dei gommoni, da 120 a 188. Ciò fa pensare che i pescherecci disponibili sulle coste libiche stiano scarseggiando. Alla domanda su quale iniziativa militare avrebbero concordato, il capitano Manna, capo della sala controllo emergenze, suggerisce semplicemente che la decisione migliore sarebbe quella di mettere la flotta navale, di qualunque tipo, sotto il comando della Guardia Costiera italiana, in modo da permettere una strategia continua di ricerca e salvataggio. Ovvero, un ritorno a Mare Nostrum, che ha davvero funzionato bene. Lo stesso Manna esprime gratitudine alle diverse flotte europee, che hanno messo a disposizione altre navi nel Mediterraneo per le operazioni di ricerca e salvataggio, fin dal mese di aprile. Manna però dice che queste navi non sono sempre impiegate nei posti più efficaci, perché a lui è concesso dirigerle solo dopo aver ricevuto il segnale di emergenza.

Le anomalie della mancanza di coordinamento tra flotte

Nella sala di controllo, Manna indica la mappa del clima nel Mediterraneo. Le acque libiche tornano alla calma dopo un periodo di tempeste. Crede che una nuova ondata di gommoni e pescherecci pieni di migranti partirà nei giorni prossimi. E segnala un paio di curiose anomalie: ha preallertato la nave britannica Bulwark, chiedendo di fare rotta verso l’area di crisi, ma qualcuno le ha ordinato di tornare a Palermo. Una nave tedesca che ora staziona proprio nell’area giusta, presto la lascerà per fare rifornimento. Il commento di Manna: “ho bisogno di avere i mezzi navali nell’area, in modo da impiegarli sulle rotte dei migranti. Però, la nave britannica se ne torna a Palermo e ci rimarrà per due, tre, quattro giorni. La nave tedesca è qui – ma non è ai miei ordini. È qui ferma volontariamente, ed è un grande aiuto che apprezzo. Ma non ho la capacità di decidere se dovrà fermarsi ancora o se dovrà andare via. Fosse per me, direi che non è utile terene qui questa nave. Avrei detto: tornatene nel porto, fai rifornimento di cibo e acqua, e aspetta due giorni, poi torna qui”.

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