La Funzione pubblica Cgil festeggia i primi 35 anni. Con la lotta per il rinnovo del contratto nazionale e la riforma

La Funzione pubblica Cgil festeggia i primi 35 anni. Con la lotta per il rinnovo del contratto nazionale e la  riforma

Mentre Mario Draghi lancia il sasso e punta ad “omogeneizzare” le politiche del lavoro nei paesi della Unione europea nel nome della flessibilità, tradotto significa contrattazione aziendale che prende il posto di quella nazionale, un grande favore alle imprese, la Funzione pubblica Cgil rilancia proprio l’iniziativa, la mobilitazione per il rinnovo del contatto nazionale che riguarda un settore portante, quello dei lavoratori  del pubblico impiego. Un contratto fermo da oltre sei anni, e con il governo Renzi e la ministra  Madia che puntano ancora ad un rinvio. Sarà questo uno dei temi centrali dei “festeggiamenti” per il compleanno numero 35 di questo forte sindacato che rappresenta lavoratori dei servizi di pubblica utilità nel lavoro pubblico e in quello privato.

Luciano Lama a mille delegati: dovete esserci per partecipare alle scelte di politica generale

La Fp nasce infatti in un Congresso tenuto a Rimini dal 14 al 18 aprile del 1980, presente Luciano Lama. Il segretario generale della Cgil aveva voluto fortemente la nascita di questo sindacato. Mille delegati lo ascoltarono e chi di quel congresso fu protagonista ancora ricorda le parole di colui che nella storia della Cgil rappresenta un approdo fondamentale. “Voi – diceva Lama – siete i rappresentanti di una categoria essenziale, di un settore fondamentale del paese, dovete esserci per partecipare alle scelte di politica generale che si faranno”.  A Renzi Matteo e alla sua ministra Madia queste parole fanno venire la pelle d’oca. Pensate un po’ un sindacato che vuole partecipare alle scelte di politica generale mentre il premier e i suoi ministri rifiutano perfino il confronto, non il semplice ascolto come è avvenuto per la cosiddetta riforma della Pubblica amministrazione e ora per la scuola.

Rossana Dettori. Un sindacato che vuole esserci per poter contare

Il modo migliore per “festeggiare” i nostri 35 anni, dicono alla Fp, è proprio quello di muoverci sulla strada indicata da Lama, un sindacato che vuole “esserci per poter contare”. Nel congresso fondativo vennero avviati i primi passi per creare  un’identità del pubblico impiego che permettesse anche di intervenire per la riforma della pubblica amministrazione, identità utile anche per rafforzare il rapporto tra istituzioni e cittadini. “Uno spirito immutato negli anni, e che oggi, nel celebrare e festeggiare questo nostro compleanno, rinnoviamo”, afferma la segretaria generale della Fp, Rossana Dettori, in un messaggio alle iscritte e agli iscritti al sindacato. “Trentacinque anni dopo, siamo qui, ancora insieme – sottolinea – sempre con la consapevolezza di essere un riferimento per le lavoratrici e i lavoratori. Con l’orgoglio di essere il lavoro pubblico, con la stessa voglia di esserci per contare. Quest’anno – prosegue – non vogliamo solo celebrare il nostro compleanno, o meglio lo vogliamo celebrare fattivamente, rivendicando e ottenendo quanto ci spetta, a partire dal rinnovo del contratto nazionale, fermo da oltre sei anni. Lo abbiamo detto chiaramente al Governo: se davvero vuole imprimere una svolta positiva, deve riaprire la contrattazione e deve farlo prima che la Consulta si esprima sull’incostituzionalità del blocco. Giudizio che si attende per il 23 giugno”.

Tre grandi assemblee unitarie. Proposte al governo per un vero confronto  guardando al futuro

In questa ottica, i sindacati, unitariamente, rilanciano la mobilitazione e avviano il percorso per il rinnovo. Nel mese di giugno saranno tenute tre grandi assemblee degli eletti alle Rsu e di tutti i lavoratori che si svolgeranno al Nord, al Centro e al Sud del Paese. Sempre unitariamente stanno lavorando alla piattaforma unitaria che nei prossimi giorni sarà presentata al Governo.
“Il contratto –  afferma   Rossana Dettori –, a dispetto di quanto la retorica del Governo sostenga, non solo è uno strumento cruciale per uscire dalla crisi, ma è anche la chiave per guardare al futuro e determinare, attraverso la partecipazione, una riforma della Pa. Non nella linea seguita da Renzi, con la cosiddetta riforma Madia che, di pari passo con il caos della legge Delrio, seguendo la strada della centralizzazione e dell’autosufficienza, sta producendo un corto circuito, tra danni e tagli, con gli effetti che tutti registriamo, sia nella condizione delle lavoratrici e dei lavoratori sia nei servizi offerti ai cittadini”.

 

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