Italicum. Riso amaro di renziadi e media. Il ko non c’è stato. Maggioranza risicata. Una sinistra esiste ancora

Italicum. Riso amaro di renziadi e media. Il ko non c’è stato. Maggioranza risicata. Una sinistra esiste ancora

Riso amaro. Uno splendido film di Giuseppe De Santis, girato nel1949. Una storia vissuta negli ambienti delle mondine, un lavoro durissimo con padroni prepotenti. Silvana Mangano,  un’attrice presa dalla strada, splendida protagonista insieme a Raf Vallone, un giovane giornalista dell’Unità che non avrebbe mai pensato di fare l’attore. Che c’entra con il voto sulla legge elettorale? Niente, altri tempi, altre persone, altre storie, altra Italia. Ma sono le parole “riso amaro” che, meglio di tanti discorsi, ci dicono qual è la temperatura delle schiere renziane. Sono le facce della ministra Boschi, i tweet della stessa e quella di Renzi Matteo, ad esprimere i segni di una bruciante sconfitta politica. Il governo poteva contare su una maggioranza di poco meno di 390 voti, ne ha portati a casa 334. Dal primo voto di fiducia la maggioranza   ne ha lasciati molti per strada. Dice Boschi: “Ci hanno detto non ce la farete mai. Si erano sbagliati ce l’abbiamo fatta. Coraggio Italia”.

Renzi e Boschi fanno buon viso a cattiva sorte

Abbracci e baci con “riso amaro” in un’aula della Camera semivuota. Il segno concreto del prezzo pagato da Renzi nel nome del suo potere personale, dell’uomo solo al comando. Non era mai accaduto che una legge costituzionale, di “rango costituzionale” come ha più volte  ricordato Stefano Fassina, uno dei più convinti nel dare battaglia all’Italicum, provocasse  l’abbandono di Montecitorio da parte di tanti deputati. A ruota di Boschi arriva il tweet di  Renzi: “Riforma rispettata, impegno mantenuto, basta dire no”.  Altro che riso amaro, il premier va più in là: “Basta dire sempre no”. Proprio il contrario di quanto è avvenuto. Il no è stato detto, chiaro e tondo. Perché senza il voto di Scelta civica alla Camera il governo non avrebbe avuto la maggioranza. Il governo, diciamo, perché questa è una legge voluta dall’esecutivo e non dal Parlamento come avviene in ogni paese democratico. Riso amaro anche da parte dei media, presi in contropiede. Negli studi televisivi erano già pronti i commenti di “specialisti”, editorialisti. Rainews in particolare ne aveva uno il quale ha illustrato quanto è bella e buona la legge approvata, quanto grande è stato il successo di Renzi. Ma il voto? La maggioranza risicata? Ci provava un imbarazzato giornalista ma niente da fare, lo “specialista”,  per l’occasione uno  storico, editorialista di Repubblica, Guido Crainz, se la prendeva con chi non aveva votato e con la sinistra del Pd che, a viso aperto, ha votato contro.

Quotidiani on line e Tv imbarazzati. Sbagliate le previsioni

Imbarazzati i quotidiani on line, sempre pronti a raccontare retroscena, commenti al volo. Avevano dato per morta, rasa al suolo la sinistra Pd, in particolare dopo il documento dei “cinquanta” di Area riformista che erano rientrati nei ranghi per quanto riguarda i voti di fiducia. Evidentemente, una parte di questi non se l’è sentita di dire sì a una legge sulla quale avevano espresso un voto negativo. In difficoltà anche i giornalisti delle tv che hanno seguito la giornata del voto. Più volte hanno detto che non c’erano problemi, intervistavano deputati renziani i quali dicevano che la vittoria non era in dubbio, che la maggioranza sarebbe stata molto larga. Grande imbarazzo di alcuni telecronisti. Qualcuno mostrava la propria delusione, “avevamo pensato – dicevano – che la maggioranza fosse più ampia”. Parlano al plurale, loro e i renziani.  Riso amaro anche per loro. I tg, a mala voglia, riportano i commenti di chi si è dichiarato contro questa legge, abbandonando l’aula o votando contro.

Parte la caccia ai 61 che hanno tolto il sorriso  al premier

In compenso però si dà la caccia a chi ha votato contro. I 61 diventano dei ricercati speciali. Ci sono i noti, quelli della sinistra, che hanno dichiarato il loro voto contrario, il gruppo dei 38. E gli altri? Forse i  “lettiani”. Ieri Enrico Letta aveva detto, rispondendo alle domande di Lucia Annunziata, che Renzi era come Berlusconi o giù di lì facendo a pezzi l’Italicum. Prodi, a “Che tempo che fa” aveva detto la sua, tanta ironia, il premier non ci usciva bene. Forse la stampa renziana è stata presa alla sprovvista, aveva davvero creduto al trionfalismo di  Renzi. I voti di fiducia andavano esaminati nel loro vero significato. C’era chi non se la sentiva di dire no al governo che aveva come capo il segretario del suo partito, altri, trattativisti ad oltranza, avevano passato il Rubicone. Il segretario li aveva presi a schiaffi, respingendo ogni loro appello ad apportare qualche modifica, anche minima, all’Italicum. Ma loro si erano collocati in una specie di limbo e nel limbo vogliono restare. Non sapendo che dire, Mentana non ha dubbi : “Ha perso la minoranza del Pd”. Punto e basta. In realtà, il governo Renzi non ha più la maggioranza certa. È nelle mani, pensate, di Scelta civica. Riso amaro anche per Mentana. A conclusione di una giornata storica, in senso negativo, per lo sfregio recato al Parlamento con i voti di fiducia vogliamo segnalare un piccolo, ma non troppo, episodio che  dà il senso della debolezza del governo, delle sue paure. Dice  sempre La7: “Archiviato l’Italicum con qualche danno collaterale” ora il governo ha di fronte lo sciopero della scuola.  Davvero geniale quel “qualche danno collaterale”, ma lasciamo perdere.

Il premier tenta di “depotenziare” lo sciopero della scuola. Convocate in Senato Cgil, Cisl, Uil. Ridicolo

 È avvenuto un fatto che farà storia. Un senatore, renziano ultrà, presidente della Commissione cultura del Senato ha convocato i segretari generali di Cgil, Cisl, Uil, per una audizione da parte della Commissione stessa, per “depotenziare lo sciopero”, dicono i cronisti. Il presidente, un tal Marcucci, del “giglio fiorentino” non si rende conto che offende sia le tre Confederazioni, non conoscerebbero il testo della legge, lo dice anche la ministra Giannini. Non solo lo sciopero è stato proclamato dai sindacati confederali di categoria, ma anche da altre organizzazioni, Snals, Gilda, Cobas,  Anief. Fra l’altro lo zelante presidente renziano ignora proprio le organizzazioni del personale della  scuola e fa finta di non sapere che  un incontro fra questi sindacati e le forze politiche vi è stato. Esito del tutto negativo, con le risposte date in particolare dall’esponente del Pd. Riso amaro, non c’è che dire.

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