Italicum: finisce 334 a 61 per l’approvazione. Ma è vittoria di Pirro. Ora la sinistra Pd ripensi se stessa

Italicum: finisce 334 a 61 per l’approvazione. Ma è vittoria di Pirro. Ora la sinistra Pd ripensi se stessa

La legge elettorale tanto voluta e tanto pretesa da Matteo Renzi, con la complicità della ministra Maria Elena Boschi, e di qualche voto di fiducia non proprio corretto istituzionalmente, è passata definitivamente alla Camera con 334 voti a favore e 61 contrari. Ora, l’Italicum è legge dello stato, e sarà sottoposta alla firma del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, che però non sembra avere moltissimi margini di autonomia. Questo lo scarno dato numerico. In termini di valutazione politica, però, occorre dire che qualcosa è accaduto nel pomeriggio romano, a Montecitorio, e le prime reazioni, sia del premier che della Boschi, manifestano un evidente problema. Renzi infatti twitta: “Impegno mantenuto, promessa rispettata. L’Italia ha bisogno di chi non dice sempre no”, seguito a ruota sulla stessa falsariga dalla Boschi: “ci hanno detto non ce la farete mai. Si erano sbagliati, ce l’abbiamo fatta”.

Come si vede, il giochino retorico di Renzi e della Boschi ancora una volta mistifica la realtà politica. Ancora una volta predomina la logica, tipica del renzismo, del “noi, i buoni, e loro, i cattivi”. Ancora una volta, il segretario del partito Democratico, non trova di meglio che spargere insulti, soprattutto a sinistra. Ha voluto l’Italicum, ha imposto la fiducia, come solo è accaduto nel 1923 e nel 1953, ha costretto alle dimissioni il capogruppo Speranza, ha sostituito i 10 membri di sinistra nella Commissione Affari costituzionali, ha imposto i ritmi e i tempi del dibattito perfino alla presidente della Camera, ha usato toni sprezzanti contro chiunque e ovunque, ha frammentato il suo stesso partito. Cosa voleva di più? Ora, con quel tweet, applica la logica da stadio, da tifoso, sapendo bene che la partita era davvero truccata. E lo sapeva bene anche la Boschi, quando a ruota ha scritto il suo.

Ciò che la Boschi e Renzi non dicono è che ad ogni votazione dell’Italicum, la loro maggioranza ha perso colpi e voti, mentre è cresciuta la fronda interna (grazie al cielo, e agli interventi pubblici di Letta e Prodi, decisamente contrari all’Italicum). Aver ottenuto 61 voti è politicamente un tesoro da non dilapidare. Lo sa bene Pierluigi Bersani, che parla di “un dato politico di cui bisognerà tener conto”. Lo sa bene anche Roberto Speranza, che invece afferma “l’area del dissenso sull’Italicum è molto significativa”. Mentre per Nichi Vendola, l’Italicum è il figlio legittimo del Porcellum di berlusconiana e calderoliana memoria. Insomma, il dato politico, incontrovertibile perfino nei numeri, è che la nuova legge elettorale è stata votata dalla maggioranza della maggioranza di governo, con un netto dissenso interno, più ampio delle attese. Ora, occorre capire e vedere se dal dissenso sull’Italicum interno al Pd potrà nascere un dissenso meglio organizzato e più efficace sugli altri punti caldi delle riforme renziane, dal Senato alla scuola alla Pubblica amministrazione. Dall’intervento di Enrico Letta di domenica par di capire che quell’orizzonte politico e organizzativo potrebbe essere praticato. E par di capirlo anche dalle prime reazioni di Bersani. Intanto, martedì la scuola e l’università italiane in modo massiccio e totale manifestano contro il progetto renziano di istruzione pubblica. È un terreno concreto sul quale la nuova “ampia” minoranza potrebbe esprimersi e trovare moltissimi alleati.

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