Istat Impietosi i numeri legati al lavoro. Disoccupazione al 13%, pagano i giovani e il Mezzogiorno

Istat Impietosi i numeri legati al lavoro. Disoccupazione al 13%, pagano i giovani e il Mezzogiorno

Istat impietosa sui numeri legati al lavoro. Il tradizionale Rapporto dell’ Istituto di Statistica parla più che chiaro, ed evidenzia numerose criticità: l’occupazione nel 2014 ha avuto un leggero incremento ma non per tutti e soprattutto restano fuori proprio coloro che dovrebbero essere i primi a trovare lavoro: i giovani e il Mezzogiorno. Sono  gli ‘anziani’ (over ’55 ndr), infatti a far registrare  320mila occupati in più nel 2014,  non si tratta di nuovi posti ma il prolungamento del lavoro dovuto al crescere dell’età per la pensione .Per i giovani, di conseguenza non c’è assolutamente spazio, visto che l’Istat registra una perdita secca di occupati -46mila per gli under 25 e  -148mila per gli under35 (-2,9%).Il tasso di disoccupazione è passato dal 12,1% nella media del 2013 al 12,7% del 2014, quello giovanile è cresciuto ulteriormente fino a raggiungere il 42,7%(con punte del 55,9% nel Mezzogiorno che- dice il presidente dell’Istat,Giorgio Alleva- “ è da molti anni assente dalle priorità di policy. La dimensione del problema è tale che, se non si recupera il Mezzogiorno alla dimensioni di crescita e di sviluppo su cui si sta avviando il resto del Paese, sviluppo e crescita non potranno che essere penalizzati rispetto agli altri Paesi”. Con il 2015 si osserva un nuovo calo. In marzo (ultimi dati disponibili) l’occupazione è diminuita per il secondo mese consecutivo (-0,2% rispetto al mese precedente), il tasso di disoccupazione è aumentato, raggiungendo un livello del 13%.

Un lavoratore su dieci non in regola con il sistema previdenziale

Il tasso di disoccupazione di lunga durata si è attestato al 7,1%, sei decimi di punto in più dell’anno precedente. A fronte della ripresa dell’occupazione nel 2014, con il 2015 si osserva un nuovo calo. In marzo (ultimi dati disponibili) l’occupazione è diminuita per il secondo mese consecutivo (-0,2% rispetto al mese precedente), il tasso di disoccupazione è aumentato, raggiungendo un livello del 13%. Altro dato che dovrebbe far riflettere, ad auguriamoci che la tendenza si possa invertire nel 2015, è quello relativo al sistema delle regole, bene, anzi malissimo. l’Istat, infatti,ci dice che  un lavoratore su dieci risulta non in regola con il sistema previdenziale e parliamo di numeri che potrebbero essere più che triplicati, visto che la statistica viene fatta tenendo conto di ispezioni, verifiche e controlli effettuati dagli Istituti previdenziali, mentre il mondo del cosiddetto sommerso ha ben altri numeri dell’uno a dieci.

Valori minimi di crescita grazie a politica monetaria e riduzione prezzo del petrolio

Poi gli altri dati macro-economici: dopo cinque trimestri in rosso il Pil ha registrato un aumento dello 0,3% nel primo trimestre di quest’anno: la crescita acquisita per il 2015 resta pari allo 0,2%. “Nei primi mesi del 2015 gli indicatori anticipatori suggeriscono la prosecuzione di una graduale ripresa ciclica nei paesi avanzati, grazie all’azione di stimolo esercitata dalla politica monetaria, dal calo del prezzo del petrolio e, per l’Uem, dal deprezzamento del cambio”, il rapporto evidenzia anche che “sono ancora in rallentamento le economie emergenti”. Nel 2014 il Pil in volume italiano ha segnato una nuova flessione in media annua (-0,4%), sintesi di una lenta discesa nei primi tre trimestri e di una variazione nulla nel quarto. Secondo la stima preliminare, nel primo trimestre 2015 il Pil ha registrato un primo aumento congiunturale (0,3%) dopo cinque trimestri di variazioni negative o nulle. Il prodotto interno lordo risulta invariato su base tendenziale, mentre la crescita acquisita per il 2015 è pari a +0,2%”.

Nel 2014 nuova flessione del Pil nazionale. Si spera nel 2005, ma sono poche le certezze

Nel 2014, il Pil in volume italiano ha segnato una nuova flessione in media annua (-0,4%), sintesi di una lenta discesa nei primi tre trimestri e di una variazione nulla nel quarto. Secondo la stima preliminare, nel primo trimestre 2015 il Pil ha registrato un primo aumento congiunturale (0,3%) dopo cinque trimestri di variazioni negative o nulle. Il prodotto interno lordo risulta invariato su base tendenziale, mentre lacrescita acquisita per il 2015 è pari a +0,2%.Solo grazie all’inflazione bassa, crescono timidamente i consumi nazionali.La spesa per consumi finali delle famiglie è tornata a crescere (+0,3%) nel 2014, dopo il marcato calo nei due anni precedenti. Tale andamento è da collegare a quello del reddito disponibile in termini reali delle famiglie consumatrici (cioè il potere di acquisto delle famiglie) che si è stabilizzato per la prima volta dal 2008, anche grazie alla discesa dell’inflazione.L’indice del clima di fiducia dei consumatori è aumentato nei primi mesi del 2015, con un leggero indebolimento ad aprile; il rafforzamento del sentimento dei consumatori potrebbe preludere a un moderato miglioramento della spesa per consumi.

 Nel 2014  una flessione del 3,3% degli investimenti lordi

Nel 2014 gli investimenti lordi sono ancora diminuiti, segnando in media d’anno una flessione del 3,3% e un contributo alla crescita negativo per 0,7 punti percentuali. Tuttavia, nel quarto trimestre sono emersi primi segnali di recupero (+0,2% su base congiunturale).Un contributo positivo alla crescita del prodotto interno lordo nel 2014 è giunto dalla domanda estera netta (per tre decimi di punto), grazie a una dinamica dei volumi di esportazioni di beni e servizi (+2,6%) superiore a quella delle importazioni (+1,8%).

Crescono le vendite all’estero grazie al deprezzamento del cambio

Ad inizio 2015 l’andamento dell’export ha beneficiato del deprezzamento del cambio. Nel primo trimestre la crescita delle vendite all’estero (+1,2% rispetto all’ultimo del 2014) è stata, infatti, particolarmente sostenuta verso i mercati extra Ue (+2,9%), a fronte di un lieve calo (-0,2%) verso l’area Ue. Anche le importazioni mostrano un incremento (+1,9%) cui ha contribuito una forte ripresa degli acquisti di beni intermedi (+4,9%) e strumentali (+4,6%) da parte delle imprese.Nella media del 2014 l’inflazione, misurata dall’indice armonizzato dei prezzi al consumo, è scesa allo 0,2%, in calo di oltre un punto percentuale rispetto al 2013, come riflesso del diffondersi di spinte al ribasso che si sono progressivamente estese ai prezzi di un’ampia quota di prodotti acquistati dalle famiglie.Sul rallentamento dell’inflazione, sfociato fra il finire dell’anno e l’inizio del 2015 in una fase di debole deflazione, ha inciso in modo sensibile la flessione dei prezzi delle materie prime e dei beni importati.L’indicatore di grave deprivazione materiale è in calo per il leggero miglioramento nei livelli di reddito disponibile delle famiglie e la dinamica inflazionistica più favorevole. Nel 2014 dopo la crescita registrata tra il 2010 e il 2012 (dal 6,9 al 14,5%), tale indicatore è tornato sui livelli del 2011 (11,4% nel 2014).

Resta pesante l’incidenza sulle famiglie delle situazioni di grave deprivazione

L’incidenza delle situazioni di grave deprivazione si è ridotta soprattutto tra i membri delle famiglie composte da due o tre componenti, coppie senza figli o con un figlio, anche minore, e tra le famiglie con anziani che vivono soli o in coppia. Continua a essere particolarmente elevata l’incidenza tra i genitori soli e tra le famiglie con almeno tre minori o con disoccupati.

Nell’industria in senso stretto, secondo le valutazioni di contabilità nazionale, le unità di lavoro sono aumentate dello 0,6%, mentre le ore lavorate sono aumentate dello 0,9%. Il ricorso alla Cassa integrazione guadagni è sceso in misura consistente nelle imprese con almeno dieci dipendenti, da 71 a 65 ore effettivamente utilizzate per mille ore lavorate.

Aumenti contenuti delle reteribuzioni in un quadro di bassa crescita

Nel 2014 le retribuzioni hanno registrato incrementi nominali contenuti, in un quadro di bassa crescita dei prezzi al consumo (+0,2%). Le retribuzioni contrattuali per dipendente sono aumentate dell’1,2% nel 2014 (+1,5% l’anno precedente), l’incremento più contenuto della recente storia economica. Nel primo trimestre del 2015 la dinamica si è mantenuta moderata (+1,0%).Le retribuzioni lorde di fatto (per unità di lavoro equivalenti a tempo pieno) sono cresciute dello 0,8%, a fronte dell’1,0% registrato nel 2013. L’andamento complessivo delle retribuzioni di fatto, anche per il 2014 inferiore a quello della componente contrattuale, è la risultante di incrementi superiori alla media nell’industria in senso stretto (+1,9%) e più contenuti nei servizi (+0,4%).

La produzione industriale scivola -0,5% nel 2014 .Cenni di ripresa + 0,3% nei primi 3 mesi 2015

Per l’intero 2014, la produzione industriale è risultata nuovamente in flessione (-0,5%), anche se in misura meno marcata rispetto ai due anni precedenti (-3,2% nel 2013 e -6,4 nel 2012). Nel primo trimestre 2015 la variazione trimestrale rispetto al periodo precedente è risultata positiva (+0,3%).

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