Il Vaticano riconosce lo Stato di Palestina in un Trattato. E sabato Abbas vede papa Francesco

Il Vaticano riconosce lo Stato di Palestina in un Trattato. E sabato Abbas vede papa Francesco

Per la prima volta nella sua storia, il Vaticano ha avuto il coraggio di parlare esplicitamente, in un trattato ufficiale, di “Stato di Palestina”. È un altro, splendido, colpo messo a segno da papa Francesco, in questo suo pontificato che si annuncia storico, proprio per le implicazioni evidenti nell’ambito delle relazioni internazionali e delle vie che aprono alla pace. Una dichiarazione congiunta dei Palestinesi e del Vaticano, diffusa mercoledì 13 maggio, parla del raggiungimento di un accordo tra le due parti che ancora ha bisogno di approvazione prima di diventare definitivo. Da quanto si apprende, l’accordo che diventerà trattato siglato da “Stato di Palestina” e Stato del Vaticano si concentrerà sulle attività della Chiesa cattolica nella West Bank, nella Striscia di Gaza e a Gerusalemme Est.
Tuttavia, non è proprio chiarissimo il senso attribuito dal Vaticano al termine “Stato di Palestina”. Nelle prime formulazioni dell’accordo, in diverse bozze si affermava che l’accordo viene sottoscritto tra il Vaticano e l’OLP, l’Organizzazione per la Liberazione della Palestina. Adesso, la bozza finale dice che il trattato viene siglato dal Vaticano e dallo “Stato di Palestina”, in modo esplicito. Equivale a un riconoscimento de facto? E può diventare de jure con l’approvazione del Trattato? È ciò che si chiedono nelle ore seguenti la diffusione della notizia in molte cancellerie del mondo. Se per il Vaticano l’approvazione del Trattato con “lo Stato di Palestina” prefigura un riconoscimento giuridico, nessuno nel Parlamento italiano potrebbe far finta di nulla, dal momento che le forze di maggioranza sono state abili a dire e non dire. Ed anche l’Onu potrebbe avere qualche difficoltà, perché ad oggi la Palestina non è considerata membro delle Nazioni Unite. E tuttavia con il peso di papa Francesco, soprattutto nelle scelte di politica internazionale degli stati sudamericani e africani, il sogno palestinese di un seggio all’Onu per il riconoscimento dei suoi diritti potrebbe presto diventare realtà. A testimonianza del fatto che in Vaticano fanno sul serio, è intervenuto il portavoce vaticano, padre Federico Lombardi, che ha detto: “è il riconoscimento che lo stato esiste”. Lo stato di Palestina, dunque, per il Vaticano, esiste. Sarebbe opportuno che qualcuno da Oltretevere faccia una telefonata a Palazzo Chigi per ricordarlo.
Naturalmente, come direbbero i gesuiti, il diavolo si nasconde perfino nelle stanze vaticane. I giornali online di Tel Aviv riportano le confidenze di una fonte interna alla Segreteria di stato vaticana, il Ministero degli esteri insomma, secondo la quale “Israele è infuriata nel sentire della decisione della Santa Sede di pervenire al testo definitivo di un accordo con i palestinesi, accordo che include il termine ‘Stato di Palestina’. Questa mossa non fa progredire il processo di pace e aumenta la distanza tra la leadership palestinese e accordi diretti e negoziati bilaterali. Israele esaminerà l’accordo e di conseguenza soppeserà le sue iniziative”. Non possiamo fare altro che constatare che questa stessa posizione è stata avanzata proprio dal ministro Gentiloni in Parlamento, ed è sbagliata.
Ciò che è certo, è la visita che il presidente dell’Autorità nazionale palestinese, Mahmud Abbas, renderà a papa Francesco sabato 16 maggio in Vaticano. Non si sa, ovviamente, se la visita è legata alla firma del trattato, storico e importante, e se papa Francesco annuncerà al mondo ufficialmente il riconoscimento vaticano dello Stato di Palestina. Se stiamo agli atti che egli ha compiuto in questi mesi di pontificato, e dopo quello che è riuscito ad aprire nella vicenda Usa-Cuba, non ne saremmo stupiti. Anzi. A differenza dei Gentiloni e del Pd, e di qualche vecchio bacucco della Segreteria di Stato vaticana, anche noi pensiamo che la soluzione “due popoli due stati” passi attraverso il riconoscimento internazionale della Palestina, e non da una concessione di Israele. D’altronde, in Europa, molti stati hanno proceduto al riconoscimento formale, e perfino il Parlamento europeo lo ha fatto. L’Italia no. E non possiamo esserne fieri.

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