Il Racconto dei Racconti: l’amore è equilibrio!

Il Racconto dei Racconti: l’amore è equilibrio!

È un Matteo Garrone sicuramente diverso, quello di Tale of Tales. Un Garrone rinnovato, nuovo sia nello spirito che negli intenti, pronto a fare il grande salto che lo consacri definitivamente nell’Olimpo dei grandi registi italiani e non solo. Proprio per sfruttare al meglio il trampolino e spiccare il volo, il regista di Gomorra si avvicina al fantasy affidandosi ad un cast di attori internazionali (novità assoluta per lui), sottintendendo quasi il fatto che, per riuscire a proporre un film di tipo favolistico, sia più efficace affidarsi alla magia del divismo, piuttosto che alle istanze neorealiste dell’ attore semiprofessionista. Nonostante le importanti evoluzioni intraprese però, non mancano le tematiche più care al regista romano.

Infatti, così come in L’Imbalsamatore (2002) ed in Primo Amore (2004), in Tale of Tales si torna a parlare di eros. Per farlo però, Garrone non rinuncia agli aspetti più terreni e peccaminosi del suo cinema, proponendo un film che attinge sia al suo passato cinematografico, sia ad elementi di felliniana o monicelliana memoria (evidente è in tal senso la vicinanza a film come La Strada o L’Armata Brancaleone).

Il suo è un papier collé, che fonde con equilibrio elucubrazioni propriamente autoriali ed una dimensione schiettamente popolana (non a caso la storia è liberamente tratta dalla raccolta seicentesca Lo cunto de li cunti di Giambattista Basile), con devianze grottesche sgradevoli all’occhio. Per cui l’Amore, quello puro, attraversa il filtro garroniano della passione, della cupidigia, per riproporsi come sentimento addirittura pericoloso, pregno di tracotanza e di vera e propria hybris. Un equilibro complessivo che ritorna anche nella rappresentazione delle tre storie che compongono il film, tenute magistralmente insieme da un gioco di rimandi e citazioni che spiazzano per la loro efficacia narrativa. Il re lussurioso incarnato da Vincent Cassel, la regina di  Selvaoscura interpretata da Salma Hayek e cinica come una Clitennestra eschilea, o il re di Altomonte (Toby Jones) possessivo e maniacale nei confronti della figlia, sono accomunati da una brama di vivere che traduce i sentimenti in vera e propria perversione. Dunque la risposta definitiva a questa incapacità umana di controllare le proprie passioni, attuale nell’epoca di Basile così come come oggi, nell’era dei social network, è una costante ricerca di purezza e semplicità.

Anche se questo può sembrare difficile, come restare in equilibrio su una corda infuocata sospesa nel vuoto.

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