“Il Racconto dei racconti” in vetrina a Cannes

“Il Racconto dei racconti” in vetrina a Cannes
Matteo Garrone è uno dei più affermati e significativi registi italiani. Il suo ultimo film, “Il Racconto dei racconti” è in concorso al Festival di Cannes, dove sono presenti anche “Mia Madre” di Nanni Moretti e “La Giovinezza” di Paolo Sorrentino. Il nuovo film dell’eclettico regista romano ha fatto parlare molto di sé per il genere (si tratta di un fantasy, registro inusuale per Garrone) e per il budget multimilionario. Il cineasta 47enne ha diretto nella sua carriera pellicole inquietanti e dalle tinte fosche come “L’Imbalsamatore” (2002), “Primo amore” (2004), “Gomorra” (2008) e “Reality” 2012. Con questi film Garrone è entrato di diritto nel Pantheon dei più grandi registi cinema italiano contemporaneo. Il suo stile è molto personale, originale e le sue storie raccontano con eleganza e profondo realismo alcune realtà e le contraddizioni della società italiana.
Con “Il Racconto dei racconti”, ha letteralmente spiazzato e stupito la critica specializzata con un film che può ricordare a tratti lo stile grottesco di Terry Gillian e il fantasy della saga de “Il signore degli anelli”.
E’ stata “una scelta masochistica, incosciente” ha detto il regista Matteo Garrone. E i motivi sono evidenti: primo lavoro in lingua inglese, dimensione produttiva importante (12 milioni di euro di budget per una co-produzione Italia-Francia- Inghilterra), cast internazionale (Salma Hayek, Vincent Cassel, Toby Jones e John C. Reilly) e un genere, il fantasy che è poco affine con il cinema italiano: “Perciò è stata una buona idea far venie gli attori da noi – ha proseguito il regista – piuttosto che andare noi da loro: abbiamo mantenuto una forte impronta italiana a questa rilettura del fantasy”. Inoltre è italiano l’originale letterario, in assoluto il primo libro di fiabe della storia:Lo cunto de li cunti, una raccolta del ‘600 scritta da Giambattista Basile. “In Italia lo abbiamo dimenticato, ma Basile è stato fonte d’ispirazione per i fratelli Grimm e Perrault”, ricorda il regista, che da subito ha sentito una forte affinità con l’autore partenopeo: “Nelle sue fiabe ho ritrovato quella commistione tra reale e fantastico che ha sempre caratterizzato la mia ricerca artistica: finora ero sempre partito dalla realtà per approdare a una sua trasfigurazione, stavolta ho fatto esattamente il contrario”.
Fondamentale il lavoro sulle location (ci sono le Gole di Alcantara, il Bosco del Sasseto, le Vie Cave, il Castello di Donnafugata) che ha richiesto otto mesi di perlustrazione in giro per l’Italia: “Volevo trovare scenari reali che sembrassero come ricostruiti in studio e teatri di posa che sembrassero vere scenografie: volevo che si sentisse l’artificio senza togliere credibilità all’immagine. Dimitri Capuani ha fatto un grande lavoro”.
Tornando al materiale letterario, si tratta secondo Garrone di “fiabe moderne, che sorprendono per la mescolanza di tragico e comico, per il gusto horror e per gli elementi satirici, come il discorso sull’ossessione estetica che anticipa di secoli chirurgia plastica e lifting”.
Delle cinquanta storie, il cineasta romano e la sua squadra di sceneggiatori (Albinati, Chiti, Gaudosio) ne hanno estrapolate  tre – “La vecchia scorticata”, “La pulce” e “La cerva fatata” – che hanno in comune “un filo invisibile che le lega: si tratta di tre storie di donne, tre figure di età diversa: la giovane, la donna matura e quella anziana. E sono tre storie che parlano di desideri e di come questi finiscano per trasformare la mente e corpi. Il tema della mutazione mi ha sempre affascinato: L’imbalsamatore avrebbe potuto essere benissimo un racconto di Basile in chiave moderna”.
Durante le riprese le difficoltà tecniche sono state non poche. “Quando ho scritto il film pensavo che mi sarei divertito durante le riprese – confessa Garrone – invece non è stato così. Non potere avere un controllo totale sull’inquadratura, con tutti quei green e gli effetti speciali, è stato molto frustrante. Anche se abbiamo voluto dare un sapore artigianale al film, costruendo davvero il drago bianco che dorme in fondo alle acque e la pulce gigante. Abbiamo usato il digitale solo come integrazione”.
Sofisticata come al solito la veste visiva, con Garrone che ha preso spunto “dai Capricci di Goya”, come anche dal “Trono di spade”, da “L’armata Brancaleone”, dal “Pinocchio” di Comencini, dai corti di Pasolini e dalla “Maschera del demonio” di Bava.
Ho fatto ‘Il racconto dei racconti’ per il grande pubblico”, conclude il regista romano. Perciò la distribuzione d’occasione è stata pensata in grande stile: in oltre 400 sale italiane dal 14 maggio (01 Distribution), sperando di aumentarle dopo Cannes.
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