Il libro di Prospero, sinistra ieri e oggi. Fassina: battaglie politiche all’interno del Pd non portano lontano

Il libro di Prospero, sinistra ieri e oggi. Fassina: battaglie politiche all’interno del Pd non portano lontano

“Il nuovismo realizzato.” Già il titolo del libro di Michele Prospero è stimolante. Il sottotitolo: “L’antipolitica dalla Bolognina alla Leopolda” ti fa capire che nel renziano zibaldone mediatico si inserisce una voce fuori dal coro, un’analisi critica di un periodo determinante nella vita politica del nostro Paese. Come si è arrivati al renzismo galoppante è importante non solo dal punto di vista storico ma per dare risposte all’oggi, per meglio attrezzarsi, per chi lo vuole, per rendere concreta la possibilità di una fuoriuscita dal tunnel renziano a fronte di un Pd sempre più chiuso al dissenso, alla partecipazione dal basso, dove le minoranze non riescono a trovare un comun denominatore per dare battaglia, qualche fuoriuscita dai Democrat, come quella di Pippo Civati. Una testimonianza da parte di chi ritiene che dentro il Pd non vi siano più possibilità di confronto politico. Una domanda che si è fatto anche Stefano Fassina, uno dei partecipanti, con Alfiero Grandi (Associazione rinnovamento della sinistra), Cecilia d’Elia (Sel), Lanfranco Turci (Network per il socialismo europeo), alla presentazione del libro, presente l’autore, docente universitario. Fassina a questo proposito pronuncia parole che sono pietre. “Purtroppo battaglie politiche e di democrazia all’interno del pd – afferma – non portano lontano, non ci si fa. Renzi procede anche di fronte al dissenso con atti di forza. Dobbiamo riflettere su come affrontare passaggi cruciali. Dopo i risultati negativi di Jobs act e legge elettorale ora è il problema della scuola, poi bisognerà decidere cosa fare.” Se così possiamo dire, è questo il clou del dibattito tenuto in una saletta di Sel, a Testaccio, molto affollata. Il panorama politico quale viene delineato dai media è segnato da leadership create nei talk show, dalla politica degli annunci e delle fughe in avanti, la realtà ridotta a slides propagandistiche, possono conquistare per qualche stagione il successo elettorale ma poi si scontrano con la complessità dell’azione di governo. Mentre si svolgeva il dibattito da Palazzo Chigi arrivava il video, lavagna e gesso, di  Renzi che raccontava la “sua scuola”, immaginaria, non quella prevista dalla legge in discussione alla Camera contro la quale si battono docenti, tutto il personale della scuola, studenti, famiglie con tutti i sindacati uniti.

“Il nuovismo realizzato”. Cause e conseguenze della crisi del sistema politico

Michele Prospero propone nel suo libro, edito da Bordeaux, una lettura originale e controcorrente dei processi di crisi della Seconda Repubblica criticando il “nuovismo” ostile ai partiti, alle ideologie, al radicamento sociale e analizza le cause e le conseguenze del declino del sistema politico. Infatti, al contrario dei tanti corifei che decantano le lodi del renzismo e lo sostengono a spada tratta, Prospero indaga criticamente le ragioni immediate e più lontane di una fase politica come questa, fino a delinearne un possibile superamento con la costruzione di un nuovo soggetto politico di sinistra. Lo fa con analisi scientifica. Prospero, indagando sulle origini lontane di argomenti oggi usati da Renzi su larga scala come l’antipolitica, documenta che “già Occhetto ne fece un uso forte e sistematico. Anche l’uomo solo al comando ha radici lontane, non in forme così estreme, nella carenza di un profilo di identità seguita alla fine del PCI. In quella fase di grande incertezza – dice –  all’antica identità non seguì il consolidamento di una nuova identità del PDS, che avrebbe dovuto esserne l’erede”.

Grandi: l’obiettivo di Renzi è spostare in senso moderato l’asse del governo

Il passaggio politico cruciale più vicino a noi, ha detto Alfiero Grandi, è l’autunno 2011 quando il governo Berlusconi andò in crisi malgrado avesse in partenza una maggioranza parlamentare schiacciante. “Si sarebbe dovuto votare subito, incaricando un governo di emergenza di mettere al sicuro i conti pubblici per il tempo necessario alle elezioni. Invece il fallimento della destra – sottolinea Grandi – fu messo a carico di tutto il quadro politico e finì con l’essere un ricatto. Il Pd finì con l’accettare, anziché pretendere le elezioni anticipate e così è nato il governo delle larghe intese a sostegno di Monti. Le elezioni anticipate avrebbero consentito di chiudere una fase di governo della destra e di aprirne una diversa con una sinistra ancora a vocazione coalizionale”. “Con il governo Monti – prosegue Grandi – il Pd ha smarrito la sua diversità dalla destra, processo completato dopo la sconfitta del 2013, che pure regalò al Pd, oggi a Renzi, il premio di maggioranza del porcellum. È iniziato così il periodo in cui si è smarrita la diversità politica di quella che è stata la forza maggiore della sinistra in Italia, aprendo la via a Renzi, fino a cacciare Letta. Letta e Renzi sono in continuità con Monti. Renzi ha in più l’obiettivo di spostare radicalmente in senso moderato l’asse del governo e di accentrare il potere. Non a caso è protagonista della rottura con i sindacati e i lavoratori in nome del nuovo eroe renziano: l’imprenditore.”

D’Elia: la scuola un banco di prova di tutta la sinistra

Cecilia D’Elia ha ricordato che “la sinistra deve la sua debolezza attuale al non avere fatto i conti al momento dello scioglimento del PCI con valori e contenuti che dovevano caratterizzarne il ruolo nella nuova fase politica. Quella crisi epocale – dice – non è stata affrontata con la forza necessaria, non solo da chi proveniva dal filone comunista ma anche dai socialisti europei, lasciando tra l’altro spazio alla convinzione che l’economia governa la vita delle persone, impoverendo così seriamente l’impianto culturale di tutta la sinistra. La scuola oggi è un banco di prova fondamentale per tutta la sinistra e dobbiamo essere all’altezza.”

Turci: serve un partito con forti connotati di natura sociale

Lanfranco Turci condivide l’analisi e le proposte che Prospero delinea  per contribuire ad un rilancio della sinistra, come via per contrastare la deriva renziana. “Il partito – afferma – è un elemento indispensabile, anche se oggi non può che essere molto diverso dal passato”. “Un partito oggi – sottolinea riprendendo una tesi di Prospero – ha bisogno di un ibrido, con forti connotati di natura sociale, quasi sindacale, per riacquistare una rappresentanza che non c’è più, e insieme forti connotati culturali, politici e ideali. Il tutto ovviamente nell’ambito della stessa struttura partito.”

Lo spaesamento del Pd e dei suoi gruppi parlamentari ha portato alla vittoria di Renzi

Stefano Fassina, in un intervento molto atteso, ha espresso la convinzione che non tutto quanto non va è iniziato con Renzi che rappresenta “una estrema manifestazione di problemi che c’erano ed ha trovato consenso nel PD perché il partito é cresciuto in questo clima ed era di fronte ad una crisi di prospettiva. Lo spaesamento del pd, dei suoi gruppi parlamentari ha portato alla vittoria di Renzi. Non si tratta di una parentesi. Non a caso – dice Fassina – le modifiche costituzionali e la legge elettorale portano ad un accentramento di poteri nelle mani del governo e in particolare del presidente del Consiglio e questo corrisponde allo svuotamento dei poteri democratici e della rappresentanza democratica che viene dai poteri che contano in Europa.” “Gli effetti della crisi, a partire dall’impoverimento delle classi medie – prosegue – portano all’allontanamento dalla partecipazione democratica, dal voto, perfino al rifiuto della stessa democrazia. Una società che esclude porta all’astensione di massa.”

L’autore: dentro il Pd non c’è spazio per opporsi efficacemente

Prospero concludendo il dibattito ha ricordato l’analisi di Marx sull’ascesa di Napoleone III, arrivando ai giorni nostri, l’impasto sociale e di crisi politica che ha portato tanti ad accodarsi al decisionismo di Renzi. “Quanto accade oggi – afferma – è frutto della deriva che ha comportato la sparizione del Pci. Per questo, dentro al Pd oggi non c’è lo spazio per opporsi efficacemente. Occorre recuperare ponendosi seriamente il problema di costruire un nuovo soggetto politico di sinistra. Le vecchie modalità non sono possibili, occorre un particolare impasto politico e sociale, recuperando anche per questa via una rappresentanza reale.”

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