Il libro (Dario Fo- Florina Cazacu) Ion, bruciato vivo dal suo padrone

Il libro (Dario Fo- Florina Cazacu) Ion, bruciato vivo dal suo padrone

Un uomo bruciato vivo: questo il titolo del libro che verrà presentato dalla Fillea Cgil di Varese e dall’editrice Chiare Lettere il 13 maggio a Gallarate, alle 17.30 presso il Teatro del Popolo di via Palestro, alla presenza degli autori, Dario Fo e Florina Cazacu, figlia di Ion, ingegnere rumeno impiegato da manovale, che 15 anni fa venne bruciato vivo dal suo datore di lavoro perché si era ribellato alle disumane condizioni di lavoro a cui era sottoposto. Insieme ad altri operai che vivevano la sua stessa condizione di sfruttamento, Ion aveva chiesto al datore di lavoro di uscire dalla clandestinità  e di avere una paga più dignitosa. L’imprenditore non ne aveva voluto sapere e, dopo averli minacciati, prese una tanica di benzina, la gettò su Cazacu e gli diede fuoco. Ion morì dopo un mese di agonia. Il libro di Dario Fo e di Florina Cazacu ripercorre la vicenda giudiziaria, che qui ricordiamo per sommi capi: in primo grado il “padroncino” venne condannato a 30 anni di galera e a risarcire i danni alle due figlie di Cazacu, 400 milioni di lire a testa. La sentenza venne successivamente confermata in appello. La Cassazione rimandò il processo alla Corte d’Assise d’Appello per un vizio procedurale, qui il verdetto sconcertante: venne confermato l’intento omicida ma dimezzata la condanna, cancellando l’unica aggravante rimasta a carico dell’imprenditore, quella di aver agito per futili motivi. Fu applicata la pena massima prevista per l’omicidio volontario semplice, 24 anni, e ridotta di un terzo come prevede il rito abbreviato: sedici anni. La Procura Generale di Milano ricorse in Cassazione, ma la sentenza venne confermata. La tragica vicenda di Ion segnò comunque una svolta: per la prima volta in Italia, si applicò ai suoi compagni una legge sino allora applicata solo per altre fattispecie che garantiva il permesso di soggiorno regolare a chi denunciava il proprio aguzzino. Furono centinaia le persone inquisite: nella ricca Varese in un solo anno furono concessi 79 permessi ad altrettanto lavoratori clandestini che denunciarono la loro riduzione in schiavitù. Racconta Flavio Nossa, segretario Fillea Varese “ci siamo chiesti in questi anni: se Ion avesse incontrato il sindacato prima di quel tragico evento, forse le cose non sarebbe andate cosi, perché non sarebbe più stato solo ed inerme contro il potere esercitato dal suo “padrone”. In questa fase di crisi, in cui ciascuno è più solo e debole sia al lavoro che nella società , dobbiamo riscoprire la necessità  di una tutela collettiva che sappia rompere quest’isolamento ed impedire la deriva barbarica in cui ci stiamo infilando”.

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