I volti del Primo Maggio: Mattarella, Bergoglio, Cgil, Cisl, Uil, Renzi e l’Expo

I volti del Primo Maggio: Mattarella, Bergoglio, Cgil, Cisl, Uil, Renzi e l’Expo

È una giornata straordinaria vissuta dai lavoratori, dai sindacati, dalle istituzioni, a partire dal presidente della Repubblica, e da un protagonista eccezionale che vive in prima persona i problemi della gente, dei poveri in primo luogo. Si chiama papa Francesco la cui sobrietà nel linguaggio e nei modi di essere, di mostrarsi, cozza contro la bolza oratoria di mediocri “rappresentanti” del popolo italiano, così si autodefiniscono, che occupano posti di governo, scranni nel Parlamento, nelle istituzioni regionali e locali che hanno fatto bella mostra di sé nella giornata della inaugurazione dell’Expo. Un mondo dell’ufficialità lontano mille miglia, non solo per la distanza chilometrica, da quello che si è riunito a Pozzallo, un porto della Sicilia, dove arrivano gli immigrati, quelli che vengono salvati. Ma migliaia sono inghiottiti dal mare, il Mediterraneo, una tomba a cielo aperto. I segretari generali di Cgil, Cisl, Uil dopo aver parlato da un semplice palco, poche telecamere e cronisti, forse erano tutti impegnati a Milano a rendere omaggio a Renzi Matteo, hanno gettato in mare una corona di fiori. Un primo maggio dedicato all’accoglienza e alla solidarietà.

Gravi episodi di  violenza inquinano una pacifica manifestazione

Nel capoluogo lombardo, intanto manifestavano circa ventimila cittadini, un corteo internazionale dedicato alle tematiche No-Expo nell’ambito della tradizionale May Day Parade. Insieme i gruppi che contestano l’Esposizione universale, i No Tav, i Cub, varie realtà dei centri sociali, dodici bande musicali provenienti da tutta Europa, realtà femministe, tanti giovani, tante famiglie. Un volto pacifico, purtroppo imbrattato da episodi di violenza di cui si sono resi responsabili alcuni gruppi, incappucciati, con i caschi. Episodi molto gravi che non possono che essere condannati

Passiamo da un evento all’altro, guardiamo immagini, ascoltiamo discorsi, una panoramica dell’Italia in un giorno di  festa, non uno qualsiasi ma del Lavoro. Con la L maiuscola. C’è un filo rosso che tiene insieme, pur nella diversità dei ruoli, il Quirinale dove Sergio Mattarella ha partecipato alla cerimonia dei Cavalieri del Lavoro, il Vaticano da dove Papa Francesco si collega in diretta con l’Expo, Pozzallo con gli interventi di Susanna Camusso, Annamaria Furlan, Carmelo Barbagallo. C’è un tema comune: il lavoro, la solidarietà, i poveri, il ruolo dei governi, delle forze sociali, dei sindacati, i corpi intermedi, l’Europa che deve cambiare davvero rotta. Niente di tutto questo nella inaugurazione spocchiosa e provinciale, nel senso deteriore della parola, di cui siamo capaci nei momenti peggiori della vita del nostro paese.

Mattarella: “La prima delle priorità è il lavoro”. Il saluto ai sindacati. Il ruolo delle forze sociali

Ci chiediamo se chi ci governa ha la capacità di ascoltare il Capo dello  Stato, il Pontefice, di far tesoro delle loro preoccupazioni, di tradurre  in realtà parole piene di significati che hanno bisogno di atti concreti per diventare realtà. Questo Primo Maggio rappresenta una cartina di tornasole e la risposta è no. Dice Sergio Mattarella: “La festa del lavoro deve risvegliare speranze ed impegni, ma per farlo deve basarsi su parole sincere”. E le sua parole “sincere” sono indirizzate al tema del lavoro. “È la prima delle priorità, non ci rassegniamo e non ci scoraggiamo. Il lavoro per tutti, è la Costituzione che ci dice non dobbiamo rassegnarci.” Ancora: l’assenza di lavoro “rimane una ferita lacerante del corpo sociale”. E parla dei giovani: “Non possiamo farne a meno, devono entrare nel sistema da protagonisti”. Ancora: pone come primaria la “questione meridionale” per ridurre il divario Nord-Sud. Chiede a tutti, alla politica, ai sindacati, alle forze sociali di saper indirizzare sforzi convergenti, trovare nel dialogo impegni. “Ci troviamo – dice – a un crocevia decisivo, servono investimenti, gli stessi di cui vi è stata la caduta drammatica”. In sintonia con quanto chiedono i sindacati a  Renzi Matteo, il quale non solo nega loro i necessari confronti ma li ritiene dei nemici. Il Capo dello Stato ha rivolto un saluto ai sindacati presenti a Pozzallo. Non risulta che il premier fra discorsi, twitter, facebook, abbia trovato il tempo di fare altrettanto.

Papa  Francesco: “Che non manchi il pane e il lavoro a ogni uomo”

Leggiamo il messaggio del Papa che si conclude con una frase semplice, che tocca, o meglio dovrebbe, la coscienza di tutti: “Che non manchi il pane e il lavoro a ogni uomo”. Un monito di grande valore rivolto all’Expo. Dice: “è la voce del vescovo di Roma che parla a nome del popolo di Dio, la voce di tanti poveri che fanno parte di questo popolo che  con dignità cercano di guadagnarsi il pane con il sudore della fronte. Vorrei farmi portavoce di questi fratelli e sorelle, cristiani e non cristiani”. Costante il riferimento al tema della manifestazione “nutrire il pianeta”. “Non resti solo un tema – sollecita il Pontefice – ma sia sempre accompagnato dalla coscienza dei volti di milioni di persone che oggi hanno fame”. Conclude chiamando tutti al rispetto del pianeta: “Smettere – quasi un grido – di abusare del giardino che Dio ci ha dato perché tutti possiamo raccogliere i frutti di questo giardino”.

Da Pozzallo gli interventi di Camusso, Furlan e Barbagallo: “La solidarietà fa la differenza”

Ci spostiamo a Pozzallo dove le tre grandi confederazioni sindacali parlano di accoglienza, solidarietà, rivendicano una “Europa del lavoro” attenta alla occupazione. Forti le critiche al governo, dal documento di economia e finanza alle pensioni, alla scuola. Dice Barbagallo che “ Pozzallo sta affrontando un’immigrazione biblica mentre l’Italia e l’Europa sono ciechi. Inconcepibile che sia stato lasciato solo il Mezzogiorno, dove i migranti approdano in fuga dalle violenze . L’immigrazione, un  affare – afferma – è per gli scafisti trafficanti di morte, per il lavoro nero e il precariato”. Annamaria Furlan parla di “una  Europa egoista, troppo vecchia, troppo chiusa. Vogliamo l’Europa della solidarietà e del lavoro. Non si creano posti di lavoro con le regole, si creano con la crescita, con lo sviluppo. Siamo inquietati dal Def del governo che non stanzia quasi nulla per la crescita. La politica discute di tutto meno che di crescita e di occupazione. I posti di lavoro si creano investendo in ricerca, innovazione, grandi opere, infrastrutture. Infine – afferma – va rottamata la riforma  Fornero, la peggiore riforma delle pensioni che l’Europa abbia visto”. Susanna Camusso, proprio alla luce della inaugurazione dell’Expo, il cibo e l’alimentazione, dice: “Ricordiamoci della fame”. “È stato un errore cancellare Mare Nostrum – afferma – se vogliamo la pace dobbiamo prepararla. Occorre attivare subito corridoi umanitari e diritto di asilo in tutti i paesi. Non si può giocare con la paura dei migranti e del lavoro che manca: chi lo fa è lo stesso che sostiene che cancellando diritti si creano posti di lavoro. Ma non basta un decreto per creare occupazione come dimostra il record di disoccupati nel nostro paese.” Richiama il “titolo” di questo Primo Maggio: “La solidarietà fa la differenza”. Il segretario generale della Cgil sottolinea la necessità di “un grande piano di risanamento del paese. L’unica ossessione del governo dovrebbe essere creare lavoro e dare speranza. Basta con un solo uomo al comando, si torni alla Costituzione, al suo spirito, una Repubblica, la nostra, fondata sul lavoro. Serve un cambiamento, ma il cambiamento non può cancellare l’uguaglianza, la dignità delle persone, i diritti. Il nostro programma parte da una parola sola: lavoro. Ci vediamo in piazza – conclude – il   5 maggio per lo sciopero della scuola”. Il lavoro appunto, la priorità come ha detto il presidente Mattarella.

Il premier: parole vuote, inutili trionfalismi, il richiamo ai soliti gufi

Renzi non c’intende. L’inaugurazione, certo l’ufficialità va rispettata, ma ci sono dei limiti. Non può mai diventare vanagloria, parole al vento che telecronisti, dirigenti di reti televisive  che  hanno fatto scorpacciate di pubblicità dell’Expo, rilanciano, quasi una apoteosi, senza pudore. “Oggi – dice il premier – inizia il domani dell’Italia”. Non era iniziato quando lui, cacciato Enrico Letta, si impossessò di Palazzo Chigi? Quisquiglie. E poi il meglio del suo repertorio, ironizza sui “professionisti del non ce la farete, i gufi che non ci credevano, quelli che si piangevano addosso, basta”. Poi: “L’italia abbraccia l’Europa”, che non vuol dire niente. Saluta e ringrazia chi ha operato per questa Expo, a partire dalla Moratti, allora sindaco di Milano, dimentica Romano Prodi, all’epoca presidente del Consiglio. Rifiutiamo di continuare nelle banalità presidenziali. Ma una cosa vogliamo dirla. Ci  sarà chi ci accuserà di demagogia. Ebbene sì, ma quando sentiamo che uno dei padiglioni italiani più prestigiosi è quello dedicato alle “ricette eccellenti” dei nostri bravissimi cuochi ci viene da pensare a tutti coloro che vanno nelle piazze dei mercati, quando chiudono, per raccogliere frutta e verdura che viene buttata.

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