I Balcani in fiamme, 22 morti negli scontri di sabato. Torna lo spettro del 2001

I Balcani in fiamme, 22 morti negli scontri di sabato. Torna lo spettro del 2001

Un fine settimana di terrore si è vissuto nel nord della Macedonia, al confine col Kossovo, dove 22 persone sono state uccise e 27 ferite in scontri a fuoco tra la polizia macedone e un commando, sembra, albanese. Tra le vittime, otto poliziotti macedoni e quattordici assalitori. Trentasette sono state le persone ferite. Il tragico scontro a fuoco risveglia la polveriera balcanica, tanto che la stessa Unione Europea ha espresso la sua “profonda preoccupazione” per le violenze, che assomigliano molto a quelle del 2001, che avevano opposto i ribelli albanesi alle forze di polizia macedoni.

Domenica 10 maggio, gli scontri sono proseguiti nella ex Repubblica jugoslava di Macedonia, a maggioranza slavo-ortodossa. La polizia ha circondato la cittadina di Kumanovo, a nord, e a maggioranza albanese e mussulmana, dove “un gruppo armato è venuto da un paese limitrofo” per continuare “l’attacco terrorista contro le Istituzioni dello Stato, potendo beneficiare del sostegno dei cittadini del luogo”. Truppe speciali su mezzi blindati della polizia macedone hanno setacciato la località, alla ricerca dei membri del gruppo terrorista, mentre alcuni elicotteri sorvolavano la cittadina. Il portavoce della Polizia ha annunciato domenica pomeriggio che l’operazione contro il gruppo armato sarebbe stata sul punto di concludersi presto con la cattura dei presunti terroristi. Secondo questa fonte, più di una trentina di uomini armati hanno partecipato all’assalto terrorista, molti dei quali cittadini macedoni, cinque kossovari e un albanese, ma tutti di origini etniche omogenee, albanesi. Le autorità macedoni hanno anche proclamato due giorni di lutto nazionale per la morte degli otto poliziotti.

Nel frattempo, si è mossa preventivamente anche la Serbia, che confina a sud con la Macedonia. La Serbia ha inviato truppe al confine macedone perché teme che si possano riprodurre i conflitti con gli albanesi dell’UCK, l’esercito di liberazione del Kossovo, mai sopiti dal 1998. Come si ricorderà, nella primavera del 1999 Belgrado effettuò una feroce repressione della guerriglia indipendentista del Kossovo, tanto da suscitare l’intervento della Nato. Solo dopo 72 giorni di continui bombardamenti, la Nato riuscì a far ritirare le forze serbe dal Kossovo. Nel 2008, sotto l’ombrello di Stati Uniti e Unione Europea, il Kossovo ha proclamato l’indipendenza. Solo che la Serbia non lo riconosce come stato nazionale sovrano.

Da parte sua la Macedonia ha conosciuto nel 2001 un conflitto drammatico con i ribelli albanesi, che reclamavano diritti e libertà di religione. Sotto una fortissima pressione occidentale, la Macedonia stipulò un accordo di pace a Ohrid, per mettere fine a sei mesi di intensa guerriglia. Gli accordi hanno garantito alla popolazione albanese residente in Macedonia (quasi il 25%, e in grande maggioranza di fede mussulmana) i diritti e le libertà di culto religioso.

Candidata da dieci anni all’adesione alla UE, la Macedonia è sottoposta ad una grave crisi politica, che oppone da molti mesi le principali forze politiche slave. L’opposizione di sinistra accusa la destra al potere di corruzione e di aver fatto spiare ben 20.000 persone dai servizi segreti, tra uomini politici, giornalisti e capi religiosi.

 

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