Gli 85 anni del “matto” Pannella. Un caro abbraccio da tutti noi

Gli 85 anni del “matto” Pannella. Un caro abbraccio da tutti noi

Non sono davvero pochi, 85 anni, specie se li si vive con l’intensità e la passione indomita di Marco Pannella: personaggio che, quale giudizio e opinione si abbia di lui, è un pezzo dell’Italia contemporanea che cammina: uno che negli anni ’50 duella dalle colonne del “Paese” con Palmiro Togliatti, contestando la teoria dell’unione delle forze laiche, e proponendo in alternativa l’unità laica delle forze. Uno che Rachele Mussolini dice: “Mi fa pensare al mio Benito quand’era giovane”. Uno che va a trovare, ventenne, a Napoli, Benedetto Croce, che lo accoglie nel suo studio e passa con lui un pomeriggio intero a parlare di politica; amico di François Mitterrand, di Olaf Palme, dei leader del Fronte di Liberazione Nazionale Algerino, del Dalai Lama… Ammirato da Jean-Paul Sartre, e da Eugenio Montale, da Leonardo Sciascia, e da Marek Halter… ne ha viste e fatte tante, in questi 85 anni, Pannella, da quando giovanissimo militava nell’Unione Goliardica Italiana e nel Partito Liberale, fino a oggi, leader indiscusso dei radicali, un partito che ha fondato, che ispira; e che chissà se avrà una qualche prospettiva, il giorno in cui, come a tutti, anche a lui toccherà di andare “altrove”… Lui intanto, ora, se la ride, e vive gli 85 anni portati con la “leggerezza” di un ragazzo. Qualcuno gli chiede di ricordare la cosa più bella che ha fatto nella sua vita, e lui risponde sfrontato: quella che ancora non ho finito di fare e che faccio da sempre; e qual è? “La battaglia per il diritto alla vita, per la vita del diritto”.

Gli 85 anni li festeggia in quella che considera la sua casa, la sede storica dei radicali a via di Torre Argentina 76; con i militanti e i dirigenti di quel partito che considera come una famiglia. Quando entra nel salone delle riunioni trova un centinaio di persone che lo applaudono, e una lacrima gli scivola sulla guancia, la voce per un istante è incerta, lui abituato a tuonare in piazze e marciapiedi, balbetta un momento, la parola giusta non gli viene; poi ridendo gli esce un: “A radicaliiii!… Casinisti!!!”. Lo sa che vogliono festeggiare, non è esattamente una sorpresa; in tasca un fascio di messaggi di auguri, ma lo capisci che quello che più gli fa piacere è quello di un paio di anziane signore che lo vogliono a tutti i costi baciare; e quell’ormai cinquantenne che estrae dalla tasca una vecchia banconota da mille lire con il timbro dei radicali, presa a un banchetto trent’anni fa, quando dovendo a tutti i costi incassare il denaro del finanziamento pubblico (che altrimenti sarebbe stato diviso tra gli altri partiti presenti a Montecitorio) hanno la bella pensata di ridistribuirlo ai cittadini: “Questa banconota per me è un cimelio”, dice l’uomo che all’epoca era un ragazzotto. E pretende che Pannella gliela firmi. “Sei iscritto?”, fa lui di rimando. L’uomo scuote la testa. “Iscriviti e la firmo”. Costa troppo, la tessera, abbozza l’uomo. Implacabile Pannella dice: “Costa niente: l’equivalente di un caffè a giorno!”; come finisce lo potete immaginare: banconota firmata, un iscritto in più.

“Chi mi vuole davvero bene si iscriva”, tuona Pannella. “Decidete non se ne vale pena che i radicali esistano, ma se meritiamo, dopo quello che abbiamo fatto e vogliamo fare, se meritiamo di esistere”. Al giornalista che, incauto, gli chiede di fare un bilancio dei suoi primi 85 anni, Pannella dice che no, non è ancora venuto il tempo; e che lui preferisce pensare alle battaglie di oggi e domani, quelle per il diritto umano alla conoscenza, da incardinare in sede ONU; per la giustizia e il diritto, e lancia un appello a tutta la comunità penitenziaria, ai detenuti perché non cedano allo sconforto: “Quando visito le celle, ai detenuti, ma anche agli agenti di custodia dico sempre che non devono cedere alla tentazione di farla finita. Che noi e loro diamo e dobbiamo essere speranza; speranza per coloro che ci amano e per coloro che ci amano e per coloro che abbiamo scelto di amare”.

Lui, l’uomo di cento battaglie laiche, si rivolge direttamente al papa venuto da quasi la fine del mondo: “Ha indetto l’Anno Santo della misericordia. Un po’ poco. A chi si rivolge? Ai misericordiosi? Quelli già lo sono. A chi non lo è? Meglio sarebbe se si adottasse lo spes contra spem: l’essere, l’incarnare speranza, invece che avere speranza. A papa Francesco vada un grosso abbraccio per tutto quello che è e tenta di essere, proprio da questa nostra sede radicale, che essendo antisimoniaca, cioè anticlericale grosso modo perché di questo si tratta, costituisce la testimonianza che da 3-4 decenni abbiamo vissuto ispirandoci appunto ai grandi testi sacri delle religioni”.

Il “ragazzo” Pannella in televisione non ci va mai (perché non lo chiamano), però lo conoscono tutti, e incontrandolo per strada (chi scrive ne è stato testimone) c’è chi lo incoraggia dicendogli che lo guarda sempre in TV; poi fatti dieci passi eccone un altro che si lamenta: “Onorevole, perché si è ritirato, che non la vediamo più?”. Da un po’ di tempo ha preso a farsi crescere i capelli che formano una lunga coda, come un hippie d’antan, e ha il vezzo di tenere la cravatta dai colori accesi e con disegni impossibili (e che lui ritiene particolarmente raffinati), sopra il maglione. Piccoli vezzi, come la “trovata” di sostenere convinto che a lui fumare una sessantina di toscanelli ogni giorno, fa bene alla salute. Giudicatelo come vi pare: matto, esibizionista, saltimbanco, provocatore, egocentrico, eccessivo, stravagante, chi più ne ha, più ne metta. Poi, dopo averlo fatto, pensate che gli anni che ci siamo lasciati alle spalle non sono solo gli anni del terrorismo rosso e nero, delle varie tangentopoli, della (s)partitocrazia… Sono anche gli anni di grandi riforme che riguardano i diritti civili (che sono anche sociali), dell’evoluzione del costume, del modo più libero e meno oppressivo di concepire la vita e i rapporti con il prossimo; gli anni delle grandi conquiste di rispetto reciproco e tolleranza. Bene, molte di quelle riforme e di quelle conquiste portano il timbro di Pannella. Auguri Marco. Ancora cento di questi giorni.

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