Elezioni. Renzi a Marchionne: aiuto. E lui gli promette assunzioni. Bersani in “soccorso” alla Paita .

Elezioni. Renzi a Marchionne: aiuto. E lui gli promette assunzioni. Bersani in “soccorso” alla Paita .

Renzi Matteo aveva bisogno come il pane di una immersione in una fabbrica. Il voto di domenica in sette regioni e in più di 700 comuni lo preoccupa fortemente. Aveva detto che 4 regioni a 3 a favore del Pd sarebbe stata una vittoria. Poi ci ha ripensato. Dal suo staff gli hanno fatto rilevare che poteva indicare un senso di sfiducia, di paura del voto ed è tornato al 6 a 1. Avverte in particolare che fra i lavoratori il clima non è buono, molte sono le contestazioni, le lotte, le manifestazioni, gli scioperi. Docenti, tutto il personale della scuola, insieme agli studenti, alle famiglie continuano a manifestare in tutta Italia e si preparano a scioperare durante gli scrutini. Il premier evita i sindacati, tutti uniti, non si vuole confrontare , manda avanti la ministra Giannini la quale li incontra per dire loro che l’impianto della “buona scuola”, che buona non è, non si cambia, proprio mentre il disegno di legge inizia l’iter al Senato. Il percorso nell’aula di Palazzo Madama, a partire dalla Commissione si annuncia non proprio in discesa. Molto dipenderà dalle minoranze del Pd e dalla possibilità di un soccorso offerto da pezzi di Forza Italia, i verdiniani in particolare. Lui che fa? Due parti in commedia. Gli servono gli operai, un selfie con loro, in una grande fabbrica e va a Melfi Fca, ex Fiat. Operai e padrone insieme, che si chiama Sergio Marchionne. Un bel colpo.

L’ordine alle minoranze del Pd: tutti a sostegno dei candidati del partito

È anche segretario del Pd , le notizie che gli arrivano o che gli danno nel suo giro elettorale seguito da telecamere a senso unico non sono delle più liete. Ed ecco che il vicesegretario Guerini, la ministra Boschi, la sua ombra, buttano là che “tutti quelli del Pd devono fare campagna elettorale”. L’invito, se così si può definire, è chiaramente rivolto agli esponenti delle minoranze, ai “dialoganti” di Area riformista. In particolare, la loro presenza è richiesta in una regione come la Liguria dove il Pd si trova in grande difficoltà, con la candidata Paita molto discussa, non solo perché indagata per il disastro provocato dalla alluvione che colpì Genova e la Liguria. Lei da  assessore non provvide a dare l’allarme. Le primarie sono state contraddistinte da polemiche, brogli accertati in tredici seggi, dimissioni dal Pd per protesta di Sergio Cofferati, accordi sottobanco con esponenti della destra, leggi anche Scajola, nascita di una lista di sinistra, con candidato il civatiano Luca  Pastorino, la destra che si compatta attorno a Toti, il coordinatore di Forza Italia, pronti ad una alleanza con la Paita per la futura Giunta. Ed ecco che scendono in Liguria, ministri, sottosegretari. Arriva il richiesto soccorso di “Area riformista”, prima con l’ex capogruppo alla Camera, Roberto Speranza e poi con Pierluigi Bersani, che partecipa ad una cena a Pontedecimo, un quartiere popolare, dove forte è il dissenso di sinistra nei confronti di Paita. Qui le primarie le aveva vinte Cofferati.

L’ex segretario Bersani: “Il Pd? Un bambino”. Ma prende le minoranze a schiaffoni

Bersani era stato molto critico su quanto avvenuto in Liguria , aveva detto che le dimissioni di Cofferati erano state sottovalutate da Renzi, che bisognava chiarire la situazione nella Regione, i rapporti, segreti e non, con la destre. Niente di tutto questo è avvenuto ma anche sulle vicende nazionali a partire dall’Italicum ed ora sulla scuola, e prima ancora sul Jobs act, le minoranze sono state prese a schiaffi. Ma Bersani pensa ancora alla “ditta” e dice “Sono in giro per dire che tante cose che sta facendo il Pd non le condivido e non le farei così. Però il Pd è casa mia, è la mia speranza, il mio sogno. Le battaglie si fanno nel Pd perché è un partito che ha 8 anni, è un bambino. Sapete quante ne vedremo da qui ai prossimi anni? Questo sto dicendo in giro. Sto dando una mano là dove ci sono problemi politici”. Bambino? Forse, ma molto sviluppato, specialista in marachelle.

“Per essere ascoltati e legittimati – prosegue – bisogna esserci. Anche nei momenti difficili e io sono qui”. Paita ringrazia e si sente “onorata” dalla presenza. Bersani poi dice la sua contro il partito della nazione, “bisogna tornare al Pd”. Renzi ascolta, ma è come non sentisse. Attacca  Pippo Civati, da poco uscito dal Pd: “Non so come faccia a sostenere una candidata che è più renziana di Renzi. Pier Luigi ha sbagliato piazza, lui è nella piazza del Jobs Act, delle riforme costituzionali, della riforma elettorale, del patto con Forza Italia”. Ci chiediamo se Bersani in questi  giorni abbia seguito interventi, interviste, tweet , comparsate televisive, la campagna elettorale di Renzi, la visita alla Fca di Melfii, forse il suo “io sono qui” non sarebbe stato così certo.

Marchionne, maestro e guida del segretario del Pd, come Virgilio per Dante

Niente da dire sul fiuto del premier segretario. In un colpo solo insieme operai e un padrone, quello più padrone di tutti, Sergio Marchionne, miliardario col girocollo, suo “ maestro”  e “guida” come lo è Virgilio quando soccorre Dante dalle tre fiere nella selva oscura  (Canto I dell’Inferno) e quando lo conduce nel viaggio attraverso due dei tre regni dell’Oltretomba (Inferno e Purgatorio), fino al Paradiso terrestre dove il suo posto è preso da Beatrice. Le tre fiere sono facilmente individuabili, i sindacati, il paradiso è la Fca, ex Fiat, dove lo prende in consegna, non una Beatrice, ma  il manager ultramiliardario, con la maglietta girocollo, Sergio Marchionne. Ma, scrivono i giornaloni, non doveva presenziare, come d’uso alla Assemblea annuale di Confindustria? Squinzi l’avrebbe presa male. Tutte balle raccontate da cronisti e  commentatori  che hanno un solo obiettivo: far apparire Renzi Matteo come uno che snobba non solo i sindacati dei lavoratori ma anche quello dei padroni. Lui, inneggiano, parla direttamente con i lavoratori, democrazia diretta, altro che democrazia autoritaria.

Sindacato unico? Per il Tg3 Renzi intendeva il sindacato unitario. Altra cosa

Addirittura quelli della Rai, vedi Tg3 della notte, cambiano perfino le carte in tavola. La sortita di Renzi sul sindacato unico non ha avuto buon esito, allora viene cambiata in “sindacato unitario” che è ben altra cosa dal sindacati unico di cui vagheggiano Renzi e Marchionne. Possono ignorare giornalisti iscritti all’Ordine dei giornalisti, la storia del sindacato, la ricerca di unità, non di unicità, da parte della Cgil, il tentativo di dar vita ad una Federazione unitaria Cgil, Cisl, Uil con Luciano Lama fra i più convinti sostenitori o l’esperienza della Federazione lavoratori metalmeccanici, Fiom, Fim, Uilm? Esperienze fallite non per responsabilità della Cgil, ma, di volta in volta, di una delle altre due confederazioni. Pare che una velina, di quelle moderne, sia circolata nelle redazioni, non solo in quelle della Rai.

Capo del governo e Confindustria uniti nel nome della centralità dell’impresa

Cronisti e commentatori si sono inventati  rotture, rimostranze di Confindustria per la scelta del capo del governo di recarsi a Melfi anziché all’Expo. In realtà il premier e segretario del Pd non ha proprio rotto un bel niente. Con Squinzi sono pappa e ciccia. La centralità dell’impresa è l’obiettivo comune. Come dice la ministra Guidi rivolta ai padroni nel suo lungo e noioso discorso “vi abbiamo dato tutto”. I padroni si limitano a far notare che “c’è qualche manina” nel governo che ha riportato in legge il falso in bilancio. Se poi  una “manina”, buona per loro questa volta, introducesse un qualche articolo, in un qualche decreto sulla contrattazione per cui si tratta una sola volta, in azienda, non più contratti nazionali, perché dicono “non si può pagare due volte”, porterebbero a casa e ringrazierebbero. Sarebbe interessante sapere che ne pensano Bersani e pezzi di minoranza. Il loro silenzio è un segno di imbarazzo e, speriamo di no, di resa, bandiera bianca. Il quadretto offerto da Renzi richiama alla peggiore Democrazia cristiana, quella delle inaugurazioni elettorali. Essere “qui” per uno che ha le sue radici nella sinistra forse è un po’ troppo.

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