“B.B King è stato avvelenato”

“B.B King è stato avvelenato”
La notizia ha scosso tutti gli amanti del blues come un fulmine a ciel sereno. A due settimane dalla scomparsa di B.B. King, le figlie lanciano un’accusa pesantissima che getta ombre inquietanti sulle cause del decesso del celebre re del blues. L’ufficio del coroner dello stato del Nevada ha ufficialmente annunciato l’apertura di un’inchiesta per omicidio. La decisione è un atto dovuto dopo che le due figlie del leggendario cantante e chitarrista hanno accusato alcuni suoi collaboratori di averlo avvelenato. Secondo Karen Williams e Patty King, il padre sarebbe stato avvelenato dal suo manager Laverne Toney e dal suo assistente personale.
“Gli sono state somministrate sostanze estranee per condurlo a una morte prematura”, hanno scritto le figlie di B.B. King in due dichiarazioni separate ma identiche. “chiediamo un’inchiesta su questa vicenda”, hanno aggiunto. La King e La Williams dicono che il manager e il suo assistente, Myron Johnson, non avrebbero (il condizionale è d’obbligo, ndr) soccorso il musicista in tempo; Patty afferma addirittura nella dichiarazione giurata di aver visto Johnson dare due gocce di una sostanza sconosciuta ogni notte prima della sua morte per diversi mesi, secondo quanto scrive l’Associated Press.
Le autorità di Las Vegas hanno detto al quotidiano “New York Daily News” che l’autopsia su King è stata eseguita. Laverne Toney, esecutore testamentario di B.B. King, ha immediatamente respinto le accuse. Le figlie del chitarrista “formulano accuse dall’inizio” delle vicenda. “Che c’è di nuovo?” ha commentato. E uno degli avvocati incaricati della successione dell’artista ha definito le accuse “ridicole”. Come per quanto è avvenuto sulla morte di Michael Jackson, si apre un vero e proprio giallo sulle reali cause del decesso di B.B. King.
Una vita al massimo
Il celebre chitarrista blues, sposato due volte, ha lasciato ben quindici figli, segno di una vita vissuta sull’onda della passione e delle emozioni forti. “Per tutta la vita – aggiungeva – sono stato perdutamente innamorato delle donne”. Sono scapolo da 24 anni e gli anni più felici sono stati quelli da sposato”. Il bluesman non s’illudeva: “Quante donne possono interessarsi a me per ciò che sono?”, si chiede, affermando di “non essere bello, giovane, ricco o sexy. Tuttavia – aggiungeva – desidero ardentemente una donna. Non sono ancora morto”. Il suo personale stile chitarristico era caratterizzato da un fraseggio scarno ed essenziale: per suonare il blues occorrono poche note, quelle che arrivano direttamente al cuore. Per la rivista Rolling Stone il bluesman è il sesto chitarrista migliore di tutti i tempi.
Riley B. King, questo il suo vero nome era nato in un piccolo paese del Mississippi il 16 settembre del 1925, in un contesto familiare assai povero. Il ragazzo passò molta della sua infanzia vivendo con la madre e la nonna, lavorando come contadino. King ha dichiarato anni dopo che veniva pagato 35 centesimi per ogni 45 chili di cotone di cotone che raccoglieva, prima di scoprire il suo talento per la musica. Da giovane, si appassionò ai cantanti neri come T-Bone Walker e Lonnie Johnson e grandi chitarristi jazz come Charlie Christian e Django Reinhardt. Presto incominciò a esercitarsi cantando musica gospel in chiesa. Nel 1943 King si trasferì a Indianola, Mississippi e tre anni dopo a Memphis, Tennessee, dove affinò la sua tecnica di chitarrista con l’aiuto del cugino, il chitarrista country blues Bukka White. Negli anni cinquanta King divenne uno degli esponenti principali del panorama R&B degli Stati Uniti.
Il primo successo di King al di fuori del mercato blues fu la cover di “The Thrill Is Gone” di Roy Hawkins che nel 1969 scalò le classifiche sia pop che R&B, evento molto raro ancora oggi. L’elenco dei successi di King continuò per tutti gli anni settanta con canzoni quali “To Know You Is to Love You e I Like to Live the Love”. Dal 1951 al 1985 King è apparso sulle classifiche R&B di Billboard ben 74 volte. Nel corso della sua straordinaria carriera professionale ha inciso 41 album in studio, 20 dischi dal vivo e dieci raccolte.
Il re del blues ha suonato con i più importanti artisti del rock e del pop come Eric Clapton, David Gilmour, Phil Collins, Etta James, James Brown, Jerry Lee Lewis, Ray Charles, U2, John Mayer, Gloria Estefan, Tracy Chapman, Sheryl Crow, Elton John, Mark Knopfler, Van Morrison e Aretha Franklin.
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