A New York e a Bruxelles si gioca una penosa partita diplomatica sulla pelle dei migranti

A New York e a Bruxelles si gioca una penosa partita diplomatica sulla pelle dei migranti

In vista dell’atteso vertice del Consiglio europeo di mercoledì 13 maggio sulla delicata questione dei migranti e dei profughi nel Mediterraneo, il presidente della Commissione Jean-Claude Juncker è finalmente passato all’offensiva (di carta, ovviamente) consegnando a ciascuna cancelleria una bozza di documento con alcune analisi e una serie di proposte. Si tratta di analisi e proposte che ancora non hanno ottenuto l’unanimità della stessa Commissione, e da alcune dichiarazioni “preventive” di alcuni capi di stato o di governo, si capisce che neppure in seno al Consiglio europeo dei 28 vi è massima coesione e unità. Intanto, l’Alto Rappresentante della politica estera europea, Federica Mogherini, lunedì vola a New York, al Palazzo di Vetro, per accelerare la presentazione di una Risoluzione del Consiglio di Sicurezza che permetterebbe alle Marine Militari europee di distruggere scafi, pescherecci e barconi. In ogni caso, si tratta di due partite molto complesse, sia sul piano diplomatico, che su quello della realizzazione delle proposte.

La bozza di Juncker

Nella bozza di documento presentata da Juncker, in sintesi, la ripartizione dei migranti e dei richiedenti asilo dovrebbe tener conto del PIL, della popolazione, del tasso di disoccupazione e del numero degli asilanti già presi in carico volontariamente da ciascuno stato. Si tratterebbe comunque di un sistema temporaneo che affronti l’emergenza in base all’articolo 78-3 del Trattato di Lisbona. Il fatto è che dall’inizio del 2015, il numero dei rifugiati che tentato di attraversare il Mediterraneo per guadagnare le coste italiane, greche, maltesi e spagnole in qualche caso, ha raggiunto livelli inediti. La Sicilia attende non meno di 5000 profughi a settimana fino a settembre, secondo le previsioni del Ministero degli Interni. In questi mesi, sono morte almeno 1500 persone nel Mediterraneo, tentando la traversata verso l’Europa, contro le poche centinaia di morti dell’intero 2014.

La Risoluzione del Consiglio di Sicurezza ONU

La partita diplomatica si gioca in queste ore a New York, dunque. Il capo della diplomazia europea chiederà al Consiglio di Sicurezza, del quale fanno parte quattro Paesi europei, i due membri permanenti Francia e Regno Unito, e i due membri transitori Spagna e Lituania, il mandato per un’azione armata nelle acque territoriali della Libia. Il Regno Unito ha il compito di elaborare la bozza di Risoluzione che dovrebbe autorizzare le missioni. Secondo indiscrezioni della Commissione europea, nella bozza si affida all’Italia il comando delle operazioni militari, mentre saranno 10 le nazioni europee impegnate insieme con la Nato, anche se non sembrano esserci, per il momento richieste di coinvolgimento dell’Alleanza Atlantica. Sui piani di intervento militare in acque libiche un accordo generale sembra esserci, ma resta forte la tensione sul peso di migranti e asilanti da dividersi.

Le tensioni tra i governi della UE

Domenica notte, il ministro degli Interni britannico ha fatto sapere che i piani di ripartizione dei migranti sono inaccettabili per il Regno Unito, mettendo Cameron in rotta di collisione con la Germania di Angela Merkel e con altri leader europei, all’indomani del voto legislativo che lo ha visto prevalere nettamente. Il portavoce del governo britannico ha detto lunedì: “Il Regno Unito ha una storia di cui va orgoglioso di dare asilo a chiunque ne abbia bisogno, ma non crediamo che un sistema di vincoli e obblighi di sistemazione sia la risposta. Ci opporremo ad ogni proposta della Commissione UE di introdurre una quota non volontaria”. La risposta è ovviamente preventiva ed è diretta al piano Juncker, in cui si scrive: “La UE ha la necessità di un sistema permanente di condivisione della responsabilità di grandi masse di rifugiati e asilanti tra gli stati membri. Entro fine anno prevediamo una direttiva che introduca un sistema obbligatorio e automaticamente operativo di riallocazione e di distribuzione di quanti siano in condizione di protezione internazionale in territorio UE”. In realtà, Germania e Svezia si dividono molta parte dei richiedenti asilo nella UE, e secondo Berlino il numero raddoppierà nel 2015, passando dagli attuali 400.000 (due terzi del totale dei richiedenti) a oltre 800.000. Su questo punto, il documento redatto da Juncker – e supponiamo anche da Mogherini – è durissimo: “Alcuni stati membri hanno già reso un enorme contributo all’accoglienza e alla sistemazione dei rifugiati. Ma altri non hanno fatto nulla”. E insiste sul fatto che l’Europa debba aprire canali giuridici per consentire ai migranti di entrare nella UE con sicurezza. Su quest’altro punto, ennesima controversia con il Regno Unito. Theresa May, ministro uscente dell’Interno, ha già annunciato il suo voto contrario nel vertice di mercoledì. All’opposizione dei britannici si unisce il governo ultrareazionario di Budapest, che per bocca del premier Orbàn, giudica “demenziali” le proposte della Commissione.

Sulla pelle di migranti e rifugiati

Insomma, sulla pelle di migranti e richiedenti asilo, che raggiungono le coste del sud Europa a bordo di scafi malandati e mortali, dopo aver pagato fino a 5000 dollari per un viaggio, si sta giocando una penosa partita diplomatica tra gli stati membri della Unione Europea. È l’ennesima prova del fatto che la costruzione di politiche comuni e sagge verso il Mediterraneo richiederà molto molto tempo ancora, quando è proprio il tempo a mancare. E su questo punto, è apprezzabile il disappunto di Federica Mogherini che ha apertamente e pubblicamente accusato certi leader europei di svegliarsi solo quando accadono carneficine nel mare. A proposito, a quando la prossima carneficina, con contorno di lacrime da coccodrilli?

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