70 anni fa, gli americani liberavano Dachau, il primo lager nazista. Cerimonia con la Merkel

70 anni fa, gli americani liberavano Dachau, il primo lager nazista. Cerimonia con la Merkel

Nel settantesimo anniversario della liberazione del campo di Dachau, la cancelliera tedesca Angela Merkel ha voluto lanciare un monito a tutto il mondo sul fatto che occorra “non chiudere mai gli occhi” dinanzi al pericolo sempre emergente dell’antisemitismo. “Tutti siamo chiamati”, ha detto Angela Merkel, “a non chiudere occhi e orecchie verso coloro che oggi odiano, minacciano e attaccano chiunque possa identificarsi come un ebreo o chiunque stia dalla parte dello Stato di Israele”. Nel corso della cerimonia solenne a Dachau, Merkel ha ringraziato i sopravvissuti del campo di sterminio, che hanno voluto essere di nuovo là, settant’anni dopo. “Noi tutti siamo chiamati a dire con chiarezza e senza alcun dubbio”, ha proseguito la cancelliera, “che la vita ebraica è parte della nostra identità”.

Le forza americane liberaronoil campo di sterminio di Dachau il 29 aprile del 1945, e scoprirono al loro arrivo l’indicibile orrore che aveva portato alla morte di circa 43.000 persone per fame o malattie. Il settantesimo anniversario è stato celebrato in tutti gli ex campi di sterminio: a cominciare da Auschwitz in gennaio, per finire a Dachau, località non lontana da Monaco di Baviera. Alla celebrazione solenne hanno partecipato, oltre ad Angela Merkel e a personalità politiche tedesche, più di 130 sopravvissuti, alcuni dei quali in sedia a rotelle, e tanti ex veterani americani. L’ex deportato ebreo-francese Jean Samuel ha detto, in una commovente e vivida testimonianza pubblica: “quando le forze americane liberarono il campo, mi sentii come se fossi ridiventato un essere umano”. Le truppe “non credevano ai loro occhi quando si trovarono di fronte a mucchi di cadaveri” al loro arrivo al campo. “Avevo 21 anni, la guerra mi aveva rubato la giovinezza”. Un altro deportato sopravvissuto, Clement Quentin, anch’egli ebreo-francese, ha detto: “quando giunsero a liberare il campo, aspettavo di morire davanti alla camera a gas. Non eravamo più esseri umani normali, e nemmeno eravamo animali, eravamo dei sopravvissuti”. Quentin ha descritto il modo in cui venne sottoposto a sperimentazioni mediche dalle SS nel corso dei dieci mesi a Dachau. Gli venne iniettato il virus della tubercolosi. Josef Schuster, presidente del Consiglio Centrale Ebraico di Germania ha detto che la presenza di Angela Merkel insieme con i sopravvissuti è “un segno di solidarietà”. Ha insistito sulla necessità che il ricordo dell’Olocausto resti forte, avvertendo anche, però, che col tempo “le distanze crescono, l’empatia diminuisce”, ed ha sottolineato come le giovani generazioni debbano assumere “la responsabilità di non dimenticare mai, anche se esse non ne sono state responsabili”.

Dachau fu il primo campo di concentramento della Germania nazista. Aperto nel marzo 1933, poche settimane dopo la presa del potere da parte di Hitler, esso ospitava i prigionieri politici, i Rom, gli omosessuali e i disabili. Durante la guerra, si allargò ad ebrei e prigionieri. Dachau servì da modello per tutti gli altri campi di sterminio che seguirono. Sui cancelli d’ingresso c’era scritto “Arbeit Macht Frei”, il lavoro rende liberi.

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