Nepal, l’ultimo tragico bilancio è di 6630 vittime. Rientrati i primi italiani

Nepal, l’ultimo tragico bilancio è di 6630 vittime. Rientrati i primi italiani

Alle 12.00 locali di giovedì le vittime del terremoto nepalese sono salite a 6.630. La notizia è stata resa nota dalla polizia a Kathmandu. Il distretto più colpito è stato quello di Sindhupalchok, dove si sono registrate forti tensioni per l’assenza di aiuti, con 1.677 morti. Intanto dalle macerie del terremoto nepalese dopo quasi sei giorni è emerso vivo, un ragazzo di quindici anni. Altre due donne donne sono state estratte vive dalle macerie a Dadhikot, quartiere di Kathmandu, e Bhaktapur, località vicina alla capitale. Intanto sono iniziati ad arrivare in Italia i nostri connazionali sfuggiti alla catastrofe, che stanno lasciando quel Paese in stretto coordinamento con l’Unità di crisi della Farnesina. Il Ministero degli Esteri ha infatti prenotato posti su tutti i voli commerciali in partenza dal Nepal, il problema è legato al superaffollamento dello scalo di Kathmandu, che, oltre alle partenze deve anche gestire i voli umanitari. Restano sempre tre gli italiani che risultano ancora dispersi. Fino a martedì erano dieci, poi in queste ore, sette di loro sono stati contattati o hanno dato notizie della loro esistenza in vita, rassicurando le loro famiglie e l’unità di crisi della Farnesina che così descrive l’attuale situazione: “La ricerca dei connazionali da parte dell’Unità di Crisi del Ministero degli Affari Esteri è proseguita senza sosta, consentendo in queste ultime ore di riprendere i contatti con cinque italiani che risultavano non rintracciabili. Al momento scende quindi a tre il numero degli italiani da contattare”. A Kathmandu, ed in altre località, si sono verificati i primi scontri. La polizia è dovuta intervenire soprattutto a ridosso delle stazioni ferroviarie dove la gente si era ammassata nella speranza di poter lasciare la città. Ma è polemica soprattutto per gli aiuti che arrivano alla popolazione con il contagocce. Le Autorità locali sono state chiamate in causa per la cattiva gestione dei flussi in Aeroporto, dove arrivi e partenze, sono praticamente continui, ma rallentati ed insufficienti rispetto alle esigenze dei soccorsi. Lo scalo di Kathmandu, dopo un primo blocco immediatamente dopo le due scosse che hanno devastato il Paese, non ha mai smesso di funzionare. Intanto è arrivato nella città anche il cargo inviato dal Governo italiano, con a bordo tende, ricoveri, coperte, potabilizzatori e serbatoi per l’acqua, strumenti necessari ed irrinunciabili per le squadre delle Ong che stanno gestendo l’emergenza. L’Onu ha quantificato in 425 mln di dollari per i prossimi tre mesi gli aiuti più urgenti, mentre il governo di Kathmandu ha chiesto circa mezzo milione di tende per i senza tetto ma viene accusato di una pianificazione dei soccorsi, assolutamente inadeguata. Tra gli errori rimproverati all’Esecutivo, anche aver chiesto ai Paesi che si erano offerti di non inviare più team di soccorritori e medici. Malgrado le scosse siano diminuite in modo significativo, centinaia di migliaia di persone continuano a dormire in strada, perché le loro case sono distrutte o gravemente danneggiate. E non si ferma l’esodo dalla valle di Kathmandu, la più a rischio: per paura di nuove scosse, 340.000 persone hanno già abbandonato la zona. Intanto, dopo a 5 giorni dalla prima scossa, i primi elicotteri dei soccorsi sono riusciti ad atterrare nelle più remote zone di montagna; e in altre zone, dove neanche gli elicotteri riescono ad atterrare, l’esercito ha cominciato a farsi strada via terra, prima in autobus, poi a piedi, inerpicandosi lungo sentieri sassosi, minacciati da frane e colpi di detriti. Ed emergenza nell’emergenza, cresce l’allarme minori, si moltiplicano, infatti, le segnalazioni di casi di bambini soli o separati dalle famiglie: l’Unicef ha quantificato in 1,7 i piccoli che hanno urgente bisogno di aiuto.

Share

Leave a Reply