Contratto bancari. L’Abi rompe con i sindacati, poi li riconvoca. Intanto, decisi scioperi e manifestazione

Contratto bancari. L’Abi  rompe con i sindacati, poi li riconvoca. Intanto, decisi scioperi e manifestazione

Forse l’Abi, l’associazione dei banchieri, dopo aver provocato la rottura delle trattative per il rinnovo del contratto nazionale di lavoro che scade alla fine del mese, ci ripensa, anche a fronte della immediata mobilitazione decisa dai sindacati, con due giornate di sciopero e una manifestazione nazionale. Fisac Cgil, Fabi, Dircredito, Fisba-Cisl, Uilca sono stati convocati per lunedì prossimo per fare il punto della situazione. La delegazione sindacale si presenterà all’appuntamento per capire se l’Abi ha fatto passi avanti dopo aver chiuso praticamente su tutta la piattaforma, costringendo i lavoratori a due giornate di sciopero. La rottura era avvenuta il 23 marzo. I sindacati avevano così sintetizzato la situazione di stallo che si era venuta a creare: un confronto vero non è mai decollato, soprattutto a causa del macigno messo dalle banche, fin dall’inizio, sul tavolo della trattativa, costituito dalla volontà di raggiungere l’obiettivo di destrutturazione del CCNL in funzione esclusiva della riduzione dei costi. Dopo due giornate di sciopero che si sono rese necessarie proprio per l’impostazione rigida e inaccettabile che ABI ha determinato fin dal settembre 2013, “non può essere oggi ipotizzabile una soluzione di mediazione sulle pervicaci posizioni di ABI”. Ancora, con la riforma delle banche popolari e l’avvio di processi di aggregazioni e ristrutturazioni “non è pensabile che si gestisca senza il  contratto nazionale, o con uno svuotato e depotenziato”. “Mai come questa volta – affermano i sindacati – ABI ha forzato per portare la discussione ed il confronto esclusivamente sulle proprie posizioni, e non sulla Piattaforma sindacale e sul documento del Nuovo Modello di Banca al Servizio del Paese (ostinatamente rifiutato nel confronto da ABI)”. I sindacati hanno ribadito i punti essenziali per siglare il contratto: un patto di sistema per la tutela occupazionale e il lavoro per i giovani; la intangibilità dell’area contrattuale; il recupero dell’inflazione; un nuovo modello di banca, nuovi mestieri e nuove professionalità; tutele sulle ricadute conseguenti alla nuova normativa sul lavoro.

Inaccettabili le controproposte  dei banchieri

Le controproposte dell’Abi sono state ritenute inaccettabili, tali da interrompere le trattative. Fra l’altro, alla fine, i lavoratori fra l’avere e il dare richiesto dai banchieri dovrebbero finanziarsi il contratto. Da qui la proclamazione da parte delle segreterie dei sindacati di un programma di mobilitazione e la richiesta di un intervento del ministro Poletti, il quale se l’è cavata sperando che “non vi sia bisogno di alcuna mediazione”. Le segreterie  nazionali unitarie a fronte di questa situazione hanno  deciso di convocare le assemblee dei lavoratori, proclamando due giorni di sciopero nazionale con date da definire, il blocco delle prestazioni straordinarie, la programmazione di una manifestazione nazionale, la estensione  della conflittualità alle aziende e ai gruppi bancari  confermando il blocco delle relazioni sindacali ad ogni livello. Inoltre, di fronte alla disapplicazione contrattuale minacciata da ABI, le segreterie nazionali intraprenderanno tutte le iniziative, anche legali, a tutela della categoria. I sindacati si presenteranno all’incontro per verificare le condizioni per il raggiungimento degli obiettivi posti nella piattaforma per il rinnovo del contratto e valutare la praticabilità di eventuali soluzioni complessive. Il Direttivo nazionale della  Fisac Cgil, qualora permanesse lo stato di rottura ritiene fondamentale – come affermato dal segretario generale, Megale – che le iniziative già individuate dalle segreterie nazionali unitarie trovino un’immediata definizione.

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