“Robin tax” bocciata dalla Consulta: qualcuno pensa ai consumatori?

“Robin tax” bocciata dalla Consulta: qualcuno pensa ai consumatori?

La Consulta boccia dopo 7 anni la Robin tax del duo Berlusconi-Tremonti. Come si ricorderà la “robin tax” è l’addizionale ires (imposta sul reddito delle società) che avrebbe dovuto colpire i sovra profitti delle  aziende petrolifere ed energetiche, istituita con l’articolo 81 del decreto legge 112 del 2008.

A sollevare la questione di legittimità è stata  la Commissione tributaria provinciale di Reggio Emilia nel 2011 secondo cui, facendo seguito al ricorso proposto da una rete di punti vendita di carburanti, la robin tax “prevede una maggiorazione d’aliquota di una imposizione, qual è l’ires, che colpisce l’intero reddito dell’impresa” e non i soli “sovra-profitti”, in quanto manca “un meccanismo che consenta di tassare separatamente e più severamente solo l’eventuale parte di reddito suppletivo connessa alla posizione privilegiata dell’attività esercitata dal contribuente al permanere di una data congiuntura”. È questo uno dei principali motivi per cui la consulta ha dichiarato incostituzionale l’imposta.

Evidentemente la sentenza non è indolore per i conti pubblici. Si consideri che secondo l’Autorità per l’energia “la maggiorazione ires introdotta con la robin hood tax ha determinato, nel biennio 2011-2012, un gettito stimato di oltre 2,8 miliardi di euro, dei quali 2,4 da imprese del settore elettrico e del gas e circa 400 milioni da società petrolifere”. Risorse  non piccole di cui ha beneficiato negli anni il bilancio pubblico.

Ora si tratta di capire cosa succede. La Consulta dispone che la sentenza non sia retroattiva. Questo, se rende inesigibile quanto versato nel passato, pone comunque dei problemi di copertura nei conti pubblici per il futuro.  Giustamente SEL ha già avanzato una interrogazione al Governo.

Evidentemente, però, se la retroattività preclude la possibilità per le imprese di rifarsi verso lo Stato, la preclude anche per i consumatori che non potranno rifarsi sulle imprese  per quanto riguarda gli incrementi del prezzo del carburante derivante dalla traslazione del tributo su di esso.

Ma, se quanto pagato in più non può essere recuperato, almeno si potrebbe richiedere una corrispondente riduzione del prezzo dei carburanti. È troppo chiederlo?

Share

Leave a Reply