Forza Italia nel caos. Il patto del Nazareno non c’è più. Il Pd: “meglio così”. Ma allora perché l’hanno fatto?

Forza Italia nel caos. Il patto del Nazareno non c’è  più. Il Pd: “meglio così”. Ma allora perché l’hanno fatto?

Ci sono o ci fanno? Scelgano loro. Loro sono autorevoli dirigenti del Pd, membri della segreteria, a partire dalla immancabile Serracchiani, addirittura vicesegretaria (ma quando esercita la sua “professione” di presidente di regione?): “Se il patto del Nazareno è finito, meglio così. La strada delle riforme- dice Serracchiani – sarà più semplice. Arrivare al 2018 senza Brunetta e Berlusconi per noi è molto meglio”.  Sentite il sottosegretario Luca Lotti, quello che tutti i giorni telefonava, messaggiava, tweettava o si vedeva con Verdini , il braccio destro di Berlusconi. “Contenti loro, contenti tutti. Ognuno- dice- per la sua strada, è meglio per tutti. Per noi, sicuramente”.  Non diciamo l’aggettivo, ma è facilmente comprensibile. Renzi Matteo ha difeso  a spada tratta il patto siglato con Berlusconi, lo ha usato, per mesi, con i suoi  ventriloqui come pappa e ciccia.

È stato Renzi a sdoganare  e rimettere in pista il pregiudicato

Guai a toccare il pregiudicato, ti dicevano che la guerra è finita, hanno perfino provato con la famosa delega fiscale, un emendamento, il numero 19, a farlo rapidamente tornare ad essere candidabile. Renzi ha  sdoganato l’ex cavaliere. Abile naturalmente, il fiorentino, attorniato dal giglio magico. I voti del pregiudicato sapeva che gli sarebbero serviti per azzerare la minoranza o le minoranze, metterle con le spalle al muro. Se non votate voi c’è chi lo fa. E le peggiori leggi, da quella elettorale alla abolizione  mascherata del Senato, sono passate con i voti dei forzaitalioti. Tutto a gratis, come si dice a Roma? Certo che no. Neppure con il governo di centrodestra, con Sacconi e Brunetta, era passata una legge che aboliva i diritti dei lavoratori e non solo l’articolo 18. Quelle poche cose che il governo ha fatto non portano certo il segno di un partito che fa parte del socialismo europeo. Destra e sinistra non esistono più, quante volte lo sentiamo dire da esponenti di Forza Italia, Nuovo centrodestra e Pd. Rimasugli delle ideologie del Novecento, roba vecchia.

I renziadi dovrebbero chiedere scusa agli elettori

Tutto questo in un sol colpo scompare. Forza Italia, travolta da una crisi più che esistenziale, decide di rompere il patto. E i renziadi esplodono in una irrefrenabile gioia. “Meglio così”, “Meglio arrivare al 2018 senza Brunetta e Berlusconi”. Già, noi lo abbiamo detto più volte, da sempre. Perlomeno Renzi e i renziadi dovrebbero chiedere scusa a iscritti ed elettori. In un paese normale un gruppo dirigente che gioca la partita della vita con il pregiudicato dovrebbe andarsene a casa.

Tutto  in Forza Italia è avvenuto in poche ore. Anche se con la candidatura di Sergio Mattarella  e poi con la sua elezione, Forza Italia era implosa.

Fitto accende la miccia. Anche i fedelissimi attaccano il pregiudicato

La miccia l’aveva subito accesa Raffaele Fitto, il boss pugliese che non aspettava altro per andare all’assalto all’arma bianca contro Berlusconi. Questa volta, il “cerchio magico” si sfaldava, i fedelissimi diventavano meno fedeli. Si dice che anche Dudù si mostrasse sempre più irrequieto. Denis Verdini e Gianni Letta, i registi del patto del Nazareno diventavano il bersaglio non solo dei fittiani ma anche di diversi esponenti, già fedelissimi del pregiudicato. I fittiani ne chiedevano la testa,  via tutta la presidenza che nessuno aveva mai votato. Anche la fidanzata dell’ex cavaliere non gli dava conforto. Si eclissava. Berlusconi, in preda ad un’ira crescente, convoca prima Verdini e poi Fitto, che gli risponde picche. Allora raduna i fedelissimi, viene decisa la convocazione dell’ufficio di presidenza “ristretto”, una trentina di componenti e anche  quella dei gruppi parlamentari che poi  salterà. Fitto non ne vuol sentir neppure parlare.  Non partecipa alla riunione, convoca una conferenza stampa. Annuncia che non se ne andrà da Forza Italia. “Resto e porterò avanti questa battaglia dall’interno”. E strilla: “vanno azzerati tutti i vertici, basta con i nominati dall’alto”.

Toti: il patto è rotto, congelato, finito

Nel frattempo fra una riunione e l’altra, salta il patto del Nazareno. Lo annuncia  Giovanni Toti, il coordinatore: “il patto del Nazareno è rotto, congelato, finito”,  poi ci sarà una nota ufficiale. L’aria è proprio brutta. Il Comitato di presidenza,  il “vertice”, capigruppo, vice e altri incarichi inventati, si dimette. Berlusconi è isolato, i “vertici” lo accusano per le posizioni assunte nell’elezione del Capo dello Stato. “E’stato  Renzi -dicono – a disattendere la parola data. Che aspettiamo?”, chiedono al pregiudicato.  Basta, finito, chiuso e alzano la voce contro il capo, prima volta che accade. Lui ha una sola strada possibile: respingere le dimissioni dando ragione a chi chiede di farla finita con quel patto. Non solo. Serra i denti, si fa per dire, ma rilancia: “Possiamo recuperare il 50% degli astenuti alle ultime elezioni, tornare maggioranza”.

Forza Italia accusa il Pd. Ha  rotto l’accordo. Riguardava anche il Capo dello Stato

Ma non ci crede neppure lui e arriva la nota ufficiale di Forza Italia.Titolo: “Pd  ha rotto il patto del Nazareno, da oggi nessun vincolo”. Testo: “Resta profonda la nostra convinzione, espressa fin dalla fondazione del nostro movimento politico, della necessità di modificare il funzionamento dello stato per renderlo efficiente e governabile. Da opposizione responsabile, quale siamo sempre stati, voteremo solo ciò che riterremo condivisibile per il bene del paese, senza pregiudizi, come peraltro abbiamo fatto sino ad oggi”. “Riteniamo Forza Italia – prosegue la nota – libera di valutare quanto proposto di volta in volta, senza alcun vincolo politico derivante dagli accordi che hanno fin qui guidato, nello spirito e negli obiettivi, un percorso comune e condiviso che oggi è stato fatto venir meno dalla nostra controparte”.

A conclusione di questa brutta pagina nella storia della politica italiana resterebbe una domanda: del patto faceva o no parte il nome del candidato alla Presidenza della Repubblica? La risposta l’ha data Forza Italia e, forse, anche Lotti e Serracchiani. Come si dice, Arlecchino scherzando si confessa.

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