“Waltz for Debby”, la poesia in trio

“Waltz for Debby”, la poesia in trio
Il Village Vanguard è uno dei locali di jazz più importanti e prestigiosi di New York. Si trova in una delle zone più esclusive della metropoli, il quartiere Greenwich Village, ovvero la zona che gravita intorno alla splendida Washington Square, simbolo della New York bohémienne e della cultura alternativa sin dai tempi dei protagonisti della Beat Generation (Jack Kerouac, Allen Ginsberg e William Burroughs) negli anni ’50. Nel decennio successivo fu il ‘teatro’ del movimento hippy che protestava contro la guerra del Vietnam. Nel quartiere abitavano artisti come Woody Allen, Bob Dylan, Joan Baez, Simon And Garfunkel, Joni Mitchell e anche future star del cinema come i giovani Al Pacino e Dustin Hoffman. Anche il mondo del jazz fu affascinato da questo quartiere dal punto di vista architettonico molto simile alle case a mattoncini rossi di Londra. Il Village Vanguard fu aperto nel 1935 all’indirizzo 178 Seventh Avenue South. Il locale è un oscuro scantinato situato in un interrato dove si entra attraverso un portone rosso. L’ambiente è piccolo, a forma di cuneo e decorato con poster e strumenti d’epoca. Il palcoscenico è situato verso la punta del cuneo, coi tavoli che si aprono a ventaglio. C’è un piccolo bar nel retro, panche addossate alle pareti (i sedili economici). La stanza sul retro, detta “cucina” è in effetti un camerino per gli artisti, visto che al Vanguard non si serve cibo.
In questo ambiente sono stati registrati più di cento dischi, a cominciare da quello inciso da Sonny Rollins nel 1957. I due più famosi sono probabilmente l’album di Bill Evans (“Sunday at the Village Vanguard”) e quello di John Coltrane (“Live at the Village Vanguard”) entrambi del 1961. Wynton Marsalis, che vi ha suonato con regolarità all’inizio degli anni novanta, ha ricavato un cofanetto dalle sue serate. E in questo caratteristico locale fu registrato anche il capolavoro “Waltz for Debby” di Bill Evans con il suo trio più celebrato: quello con Scott LaFaro e Paul Motian.
 Il pomeriggio e la sera del 25 giugno del 1961 il trio del pianista Bill Evans si esibì in alcune sessioni musicali dal vivo al Village Vanguard di New York. Dalle registrazioni di questa straordinaria e irripetibile giornata furono ricavati due album: “Sunday at the Village Vanguard” e “Waltz for Debby”.
Assieme all’album “fratello”, questo album rappresenta l’apice della capacità musicale ed interpretativa del celebre Trio, che rivoluzionò i canoni esecutivi di questo tipo di formazioni nell’ambito jazzistico. Tale culmine artistico è dovuto non solo al fatto che era in piena crescita la maturazione artistica dei tre musicisti e la loro intesa interpretativa ed esecutiva, ma anche perché fu l’ultima registrazione del trio; infatti pochi giorni dopo, il 7 luglio 1961, il grande contrabbassista Scott LaFaro morirà in un incidente stradale. Dopo questa improvvisa perdita Bill Evans entrò in un periodo di profonda depressione. Con LaFaro aveva costruito non solo un sodalizio artistico immenso ma anche sincera amicizia.  In “Waltz for Debby” sono esaltate al massimo le qualità musicali che hanno caratterizzato il trio, oltre all’innovazione apportata all’impostazione del più classico trio jazzistico (piano-contrabbasso-batteria),cioè il fatto che i tre strumenti assumono pari dignità, al contrario di quanto avveniva in precedenza e cioè che basso e batteria erano per lo più il supporto ritmico per il piano, leader indiscusso. Infatti in queste registrazioni, forse ancor più che nelle precedenti incisioni in studio, si evidenzia il continuo interscambio di ruolo primario tra lo strumento a tastiera di Bill Evans ed il contrabbasso di Scott LaFaro, con la batteria di Paul Motian concepita in modo da fare da collante per l’interplay degli altri strumenti e fornendo loro, a seconda del caso, supporto o interlocuzione. Nel disco sono presenti standard come “My foolish heart” di Washington e Young, “My Romance” di Rodgers e Hart e Milestones di Miles Davis più la composizione originale di Bill Evans che da il titolo all’album.
Il capolavoro artistico di Bill Evans è considerato come una delle pietre miliari del jazz e in assoluto il miglior disco di un trio jazz di tutti i tempi.
 
 

 

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