Tsipras al governo con un partito di destra. Ma le sue radici sono antifasciste, come dimostra il suo primo atto

Tsipras al governo con un partito di destra. Ma le sue radici sono antifasciste, come dimostra il suo primo atto

Breve riepilogo delle elezioni greche di domenica 25 gennaio: hanno votato il 64% circa degli aventi diritto; solo sette partiti hanno superato la soglia di sbarramento del 3%; la vittoria di Syriza è stata confermata ampiamente; Nuova Democrazia, il partito del premier uscente Samaras, ha perso sonoramente; i neonazisti di Alba Dorata, pur conquistando il terzo posto, hanno dimezzato i voti, ottima notizia; ha retto lo zoccolo duro dei Comunisti ellenici; è finita amaramente la parabola politica di Papandreu, leader storico del Pasok. Con 149 seggi, Syriza non ha purtroppo conquistato la maggioranza assoluta dei seggi al Parlamento. Il suo leader, Alexis Tsipras, ha sondato tre partiti per la formazione di un governo di coalizione: i Comunisti del KKE gli hanno risposto come in campagna elettorale “siete la parte sinistra del Capitale” e hanno rifiutato la proposta; anche i dirigenti di To Potami (il Fiume), nuovo partito fondato dal presentatore televisivo Theodorakis, forte di 17 seggi, hanno risposto negativamente all’appello di Tsipras; per giungere alla formazione del governo, escludendo Nuova Democrazia e Alba Dorata, restava l’unica formazione politica che aveva manifestato disponibilità, Anel, partito indipendentista di destra e antiausterity-antieuro, nato da una scissione di Nuova Democrazia e forte di 13 seggi, il cui leader, Panos Kammenos, ha siglato il patto di governo con Tsipras. Possiamo storcere il naso dinanzi a questa scelta, forse possiamo esprimere qualche perplessità, viste le notevoli differenze tra Syriza e Anel, sia sul piano programmatico che su quello delle scelte politiche, ma dobbiamo avere anche la consapevolezza della gravità della situazione greca, della speranza che il popolo greco nutre verso Tsipras e della necessità di ricostruire il Paese sulle macerie delle politiche di austerità che la Troika ha imposto dal 2010. “Così è se vi pare”, avrebbe detto Pirandello.

Il giuramento da ateo di Tsipras

In virtù dei risultati elettorali e forte dell’accordo siglato con Anel, Alexis Tsipras ha già giurato nelle mani del presidente della Repubblica greca, Karolos Papoulias (il cui mandato è scaduto da un pezzo, per la verità, tanto che questo nuovo Parlamento dovrà eleggerne un altro), nel corso di una breve cerimonia solo civile, non seguendo la consuetudine del giuramento religioso con il Patriarca della Chiesa ortodossa, Ieronimos. Tsipras ha detto che farà di tutto “per proteggere gli interessi del popolo greco”, ed ha firmato il libro – come detta la tradizione dei nuovi premier – con una grande penna Mont Blanc.

La visita al Monumento dei partigiani greci

Sorprendendo tutti (soprattutto gli inviati della stampa estera), Tsipras, come primo gesto, ha portato dei fiori al Monumento Nazionale della Resistenza a Kaisariani, sobborgo di Atene dove sono stati giustiziati dai nazisti centinaia di partigiani comunisti greci il primo maggio del 1944. Tra coloro che furono fucilati c’era anche il fratello di Manolis Glezos, eroe della Resistenza greca, premio Lenin per la pace e attualmente deputato di Syriza, che a 93 anni è divenuto il simbolo della nuova “Liberazione” greca. Si tratta di un atto di elevato valore simbolico, compreso dai greci, accorsi in tanti al Monumento, insieme con Tsipras. Sembra che i commentatori televisivi greci, e parte degli inviati esteri, abbiano interpretato il gesto di Tsipras come una sorta di messaggio “velato” alla Germania. In realtà, Tsipras ha voluto semplicemente rammentare ai greci e al mondo dove affondano le sue radici politiche: nella lotta di Liberazione e nell’antifascismo, assunti non più come ricordo storico, da banalizzare, ma come imminente e immanente impegno politico del nuovo governo. Le radici storiche dell’antifascismo sono una cosa serissima, ci sta dicendo Tsipras. Come dargli torto?

Il messaggio di Obama

Sul piano delle reazioni internazionali, nel profluvio di messaggi di congratulazioni con Tipras e Syriza, e delle avvertenze da parte delle autorità monetarie internazionali, di Berlino, e di Bruxelles, per il mantenimento degli impegni relativi al debito estero, brilla per oggettiva chiarezza il messaggio di Barack Obama: “ci congratuliamo con la Grecia per aver completato con successo le elezioni parlamentari, e siamo impazienti di lavorare a stretto contatto con il suo nuovo governo. Il popolo greco ha fatto passi duri ma importanti per realizzare l’opera preliminare per la ricostruzione economica. Da amici e alleati da tempo remoto, gli Stati Uniti continueranno a sostenere gli sforzi dei greci e della comunità internazionale per rafforzare la fondazione di una prosperità di lungo termine per la Grecia”.

Alcune testimonianze di intellettuali greci

Sul piano delle reazioni interne, invece, abbiamo scelto alcune testimonianze significative del mondo accademico e della cultura greco. “Questo è un cambiamento necessario per il paese”, ha dichiarato Panos Grigorious, docente di Diritto. “C’è ancora incertezza per il futuro, ma guardatevi attorno – si sente che è tornata la speranza”, ha proseguito. Sebbene egli veda le “differenze enormi” tra Syriza e i Greci indipendenti su molti temi, Grigoriou ritiene che la posizione di Syriza possa perfino rafforzarsi con la coalizione, quando si tratterà di negoziare con la UE, “perché dimostrerà la portata del sentimento greco”.

Joseph ben Bassat, un altro accademico di ritorno all’Università di Atene, ha affermato che se è un peccato che il leader Tsipras abbia dovuto cercare un partner di coalizione, in realtà ciò non è il problema più rilevante: “davvero, non è proprio un problema grave – il bilanciamento dei poteri penderà da un solo lato. Il partito di destra potrà ottenere al massimo qualche ministero minore. Ma i ministri con portafoglio, le decisioni più importanti, saranno nelle mani di Syriza”.

Maria Papadopoulos, ricercatrice ad Atene, si sfoga: “ora posso essere più che ottimista. La coalizione può non essere l’ideale, ma l’accetto. Eravamo davvero troppo stanchi dopo tutti questi anni. La nostra vita ha… una qualità così scarsa. O addirittura, nessuna qualità. Guardi, io non possiedo riscaldamento a casa mia. Sa cosa le dico? Se è per migliorare, potrei anche accettarlo. Mi fido di Tsipras”.

L’acuto commento del direttore della Jubilee Debt Campaign

Di grande interesse il commento di Sarah-Jayne Clifton, direttore della Jubilee Debt Campaign, il movimento che si batte contro la tirannia e la schiavitù del debito estero. “Il salvataggio greco fu in realtà il salvataggio delle spericolate banche europee, per cui il popolo greco ne ha pagato il prezzo. La Grecia avrebbe dovuto ricevere un sollievo per il debito fin dal 2010, e ora la cancellazione del debito è urgentemente necessaria per evitare il pauroso aumento della povertà constatato durante la crisi, e per portare la speranza in Europa. Le crisi da debito in tutto il mondo dimostrano che la rinegoziazione costante del debito non funziona. Quando i debiti sono enormi e causano sofferenze, occorre tagliarli, come si è fatto per la Germania nel 1953”.

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