Riaperta l’indagine sulla morte di Pablo Neruda

Riaperta l’indagine sulla morte di Pablo Neruda

Pablo Neruda morì il 23 settembre del 1973, pochi giorni dopo il colpo di stato militare che portò al potere in Cile il generale Pinochet, e in cui fu massacrato il presidente Allende, il cui governo aveva ricostruito la speranza del popolo cileno. Ufficialmente, Neruda morì per un cancro alla prostata. Dal momento della sua morte, furono aperte diverse inchieste sulla eventualità di un avvelenamento del poeta, e soprattutto grande oppositore del regime di Pinochet. La tesi dell’avvelenamento era stata sostenuta in particolare dal suo autista e dai vertici del Partito comunista cileno. Giovedì 22 gennaio, il ministro dell’Interno del Cile ha annunciato l’apertura di una nuova indagine, che dovrà determinare se esistono, sul piano dell’analisi cellulare, sostanze chimiche o tossine che possano averne determinato la morte.

L’avvocato per i diritti dell’uomo presso il Ministero dell’Interno cileno ha affermato che “la prima inchiesta non riuscì adeterminare se vi fosse veleno nel corpo di Neruda, soprattutto in ragione del tempo che ci separa dalla sua morte. Questa seconda inchiesta ha lo scopo di stabilire se esistono o meno danni alle cellule che possano qualificarsi come il risultato di un agente chimico che non è stato possibile rinvenire fino ad oggi sulla salma. Non cerchiamo il veleno. Cerchiamo il tipo di danno provocato da un certo tipo di veleno o di agente chimico, biologico o radiologico”.

Nel novembre del 2013 un gruppo di esperti internazionali aveva scartato l’ipotesi dell’avvelenamento. Il medico legale “non aveva trovato elementi chimici significativi che potessero essere legati alla morte”. Gli esami clinici non avevano “permesso di trovare l’eziologia delle cause non naturali della morte” e avevano confermato “la presenza di metastasi in diversi segmenti dello scheletro, corrispondenti alla malattia per la quale Neruda fu curato”. Ma gli esperti si erano opposti alla chiusura dell’indagine, precisando che non erano stati in grado di rispondere al quesito se Neruda fosse stato ucciso o no.

La tesi dell’omicidio di Neruda è sempre stata difesa dal suo autista personale, che testimoniò che Neruda era stato avvelenato nell’ospedale di Santiago, poco prima di lasciare il paese. “Secondo questa versione”, sostiene l’avvocato, “Neruda era andato al complesso ospedaliero non per ragioni mediche, ma per attendere un aereo specificamente inviato dal governo messicano per fargli lasciare il Cile. E quando Neruda fu nell’ospedale, secondo il suo autista, Manuel Araya, gli fu iniettata una iniezione fatale”.

Manuel Araya, uscito dal silenzio nel 2011 su sollecitazione del Partito Comunista cileno, racconta che Neruda non era in uno stato critico quando giunse in ospedale, e che un medico aveva insistito per fargli una iniezione nello stomaco, perchè “gli bruciav l’intestino”. La tesi dell’autista, però, non è stata sostenuta dalla maggioranza della famiglia del poeta, anche se il dubbio persiste per la giustizia. Le spoglie del più grande poeta della storia cilena sono state esumate nell’aprile 2013. Neruda è sepolto insieme con la terza moglie Mathilde sull’Isla Negra, di fronte a quell’Oceano Pacifico che tanto lo aveva ispirato.

Pablo Neruda è stato insignito del Premio Nobel per la Letteratura nel 1971, ed è considerato uno dei maggiori poeti e letterati del XX secolo. In Italia, è molto noto, sia per le sue doti di poeta e narratore, che per il suo impegno politico di comunista, per la liberazione dell’America Latina dal giogo delle dittature. Nel 1994, il poeta fu impersonato da Philippe Noiret nel film di Michael Radford, Il postino, con uno strepitoso Massimo Troisi. Il film raccontava i mesi che Neruda aveva trascorso nel 1952 a Capri, nella villa messagli a disposizione da Edwin Cerio, un ingegnere navale che nella sua casa caprese ospitò tantissime personalità del mondo letterario e artistico.

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