Quirinale: Elezione del Presidente come il Risiko. Renzi, un solo nome e me la vedo io

Quirinale: Elezione del Presidente come il Risiko. Renzi, un solo nome e me la vedo io

L’elezione del presidente della Repubblica nell’immaginario renziano si avvicina sempre più a una partita di Risiko, che deriva da un vecchio gioco francese, La Conquete du monde del 1957, noto internazionalmente come Risiko. La prima edizione italiana è del 1968, sostituisce  fra i giovani in particolare, il vecchio Monopoli. Il gioco è semplice, si tratta di conquistare territori, ci sono armate, carri armati, bandierine,  dadi, pedine a forma di mitragliatrici. Ciascun giocatore comanda un gruppo di armate, con le quali occupa i territori del tabellone, attacca i territori occupati dagli altri giocatori e si difende dagli attacchi. All’inizio della partita i giocatori ricevono una carta scelta a caso che indica l’obiettivo da raggiungere. Deve essere mantenuto segreto per evitare che gli altri giocatori, conoscendolo,  facciano di tutto per evitare che sia raggiunto. Quando un giocatore lo  raggiunge  vince e la partita finisce.

Il premier tiene ben segreto il nome del candidato

Renzi Matteo si tiene ben segreto il nome del nuovo inquilino del Quirinale che ha nella mente. Perché a tre giorni dalla prima votazione, in calendario giovedì pomeriggio, non è pensabile che non si sia fatto una idea.  Verdini e Lotti, i due “ esecutori”, l’uno nel nome di Berlusconi, l’altro del segretario Pd e premier , hanno lavorato molto e stanno lavorando. Sondaggi a non finire, elenchi dei senatori e dei deputati sicuri, quelli un po’ più incerti. Una specie di lista di proscrizione, se si va alle elezioni te la sogni la candidatura. Tornando al Risiko, le possibilità di vittoria sono legate al segreto dell’obiettivo, tu lo conosci e l’avversario, nel caso, è un alleato, stante il patto del Nazareno, meglio di no. Anche il tuo amico, il parlamentare,  è meglio non sappia niente, fino all’ultimo. Così Renzi  si è presentato alla riunione del gruppo della Camera e poi a quello del Senato.

Bersani diserta la riunione del Gruppo Pd

Assenza ben visibile quella di Bersani che attende l’incontro con Renzi, annunciato ma mai fissato. Assente anche Franceschini. Il segretario-premier annuncia  scheda bianca le prime tre votazioni, alla quarta si vota e si  elegge il presidente. Già ma il nome? Ma siamo matti, il nome sarà uno solo e non una terna. Se facciamo  diversi nomi poi decidono altri. La sensazione è che il nome, ripetiamo, sia già deciso. Il premier è generoso, “ammette perfino il dissenso, anche se non difende i franchi tiratori”, non è certo “della fedeltà dei parlamentari, ma conosce la loro  intelligenza  e non pensa a imboscate  che possono portare a risultati diversi da quanto deciso”. “Crediamo nel Pd luogo di discussione. Chi non  condivide il nome  dovrà dirlo apertamente”. Ma se il nome è uno solo e non come si poteva pensare una terna, non c’è possibilità di scelta. A buon intenditor poche parole.

Forse venerdì il nome del candidato uscirà dal cilindro del prestigiatore

Domani gli incontri con le altre forze politiche, poi si farà il punto e alla assemblea dei grandi elettori del Pd, si discuterà del nome, secco, solo uno, che andrà al voto, alla quarta chiamata prevista per sabato.  “Non si fa- dice il premier- il presidente della Repubblica  contro nessuno, nemmeno contro il Nazareno”. “ Allora neppure contro le minoranze”, pensano Stefano Fassina, Rosy Bindi, la quale a domanda dei giornalisti risponde: “L’assemblea è andata benissimo. Pd su strada giusta, risolutiva sarà solo urna”. Lì appunto finisce il gioco del Risiko. Ma se le carte sono coperte fino all’ultimo vale quanto affermato dalla Bindi.

Renzi:  al Colle una persona capace di resistere a stress test

Renzi  fa un appello all’unità, indica un “sibillino” modello di presidente che “deve essere una persona  capace di resistere a stress test”. Fassina raccoglie l’appello . È importante, dice, che “il Pd riesca a superare la prova del Quirinale unito ed è sbagliata l’impostazione di cercare un candidato ‘contro’. Va cercata la massima condivisione e in questo caso dobbiamo cercare l’interlocuzione con Fi”. Il pallino lo deve avere nelle mani il Pd, altrimenti non si capirebbe bene su cosa e come fare l’unità. Ma quando si scoprono le carte e i grandi elettori del Pd possono decidere? Addirittura  era circolata la voce che sabato mattina il nome sarebbe uscito da una sorta di cappello magico, come quelli che portano i prestigiatori. No, ha assicurato il vicesegretario  Guerini, lo discuteremo prima.

Pippo Civati: Lettera alla segretaria per candidare Prodi

Cesare Damiano la pensa diversamente: “Con una discussione franca sono convinto che riusciremo a superare lo scoglio dell’elezione del capo dello Stato se faremo una scelta unitaria. L’assemblea però non può essere uno spot. Possiamo condividere almeno un profilo? Dobbiamo indicare un politico, deve avere una visione e deve essere del Pd. Si tratta non di imporre ma di costruire”. Pippo Civati invia una lettera alla segreteria del Pd e candida Romano Prodi, ripartendo dal nome che il Pd aveva candidato nel 2013. Davide Zoggia  ha affermato che “non si deve votare necessariamente scheda bianca alle prime tre votazioni”.

Cicchitto ( Ncd): La discussione deve essere su rose di nomi

Dal fronte dell’Ncd si fa sentire Fabrizio Cicchitto che chiede una “discussione  che per essere reale deve avvenire da una parte e dall’altra su rose di nomi e non su proposte secche magari derivanti da un percorso che è una sorta di congresso”. “In sostanza – sottolinea- né Renzi né il Pd possono pretendere di comunicare alla vasta area di centrodestra e di centro il nome da essi prescelto chiedendo gentilmente di votarlo a scatola chiusa.”

 

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