Omicidio di Elena Ceste, il Gip motiva l’arresto di Michele Buoniconti

Omicidio di Elena Ceste, il Gip motiva l’arresto di Michele Buoniconti
Oltre l’orrore. Una soglia che sembrerebbe difficile da superare è stata invece surclassata, secondo le valutazioni degli inquirenti e raccolte dal Gip, che ha autorizzato la richiesta d’arresto del Pubblico Ministero sul caso di Elena Ceste la donna trovata priva di vita ad alcuni mesi dalla sua scomparsa. Secondo il Giudice per le indagini preliminari la donna sarebbe stata assassinata sul letto coniugale“sorpresa e assassinata dal marito dopo essersi occupata della propria igiene personale e prima ancora di potersi rivestire”. Questa la cruda ricostruzione fatta dal giudice Giacomo Marson nell’ordinanza di custodia cautelare per Michele Buoninconti. Il Gip, nelle sue motivazioni relative alla richiesta d’arresto, ritiene che l’omicidio sia “ragionevolmente avvenuto per asfissia”.
 Michele Buoniconti è stato incastrato dalle sue parole e dalle descrizioni fatte agli inquirenti nei giorni successivi alla scomparsa della moglie. Per il Gip, quanto raccontato, sono solo “menzogne”. “La denuncia di scomparsa – scrive nella sua ordinanza il giudice – conteneva una prima descrizione, i chiarimenti forniti a proposito delle ragioni della sparizione della moglie ne conteneva altre”. Gli interrogatori, le parole pronunciate “nel corso di incontri occasionali con le forze dell’ordine talvolta da lui stesso sollecitati” e pure le dichiarazioni rilasciate durante le interviste televisive differiscono – è questa la puntualizzazione del Gip- in maniera significativa. Buoninconti disse che la moglie, il giorno e la notte prima di scomparire, era stata colta da una specie di “crisi psicotica con mal di testa e deliri”, ma il malore, secondo le indagini e le testimonianze, risaliva ai mesi precedenti. Poi la conclusione delle indagini e la valutazione finale che ha portato all’arresto dell’uomo: “Tutti gli elementi raccolti nel corso delle indagini indicano Michele Boninconti come l’autore delle gravissime condotte che gli vengono attribuite e questo emerge in maniera dirompente. Ciò che in particolare connota il caso di specie – chiude il giudice che ha firmato il provvedimento – è, infatti l’assoluta impossibilità di formulare ipotesi alternative rispetto all’ipotesi accusatoria, così come non è logicamente possibile formulare differenti teorie ricostruttive dotate di una seppur minima plausibilità”. Ma non solo: gli indizi nei confronti di Michele Boninconti, dice infatti il Gip non sono soltanto numerosi, ma anche particolarmente pregnanti.  Tutti gli indizi sono univocamente indirizzati nel dimostrare come unica soluzione possibile quella posta alla base della richiesta del pubblico ministero”.

 

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