La caduta della Borsa svizzera. Problemi e prospettive

La caduta della Borsa svizzera. Problemi e prospettive

Il crollo della Borsa di Zurigo, l’esplosione del Franco svizzero in rapporto all’Euro, la scelta a sorpresa da parte della Banca nazionale svizzera di lasciar fluttuare la moneta, avranno conseguenze immediate sui mercati europei e mondiali? E quali? Giovedì 15 gennaio è stata una giornata sorprendente sui mercati finanziari di tutto il mondo. Nessuno poteva attendersi la reazione svizzera dinanzi al vertiginoso rialzo del Franco contro l’Euro, abolendo di fatto quel limite di 1,20 franchi per Euro che era stato l’asse principale della sua politica monetaria degli ultimi tre anni. Nel settembre del 2011, infatti, nella fase più intensa della crisi del debito pubblico nell’Eurozona, la BNS aveva imposto un tasso minimo di cambio a 1,20 franchi per euro, per contrastare la fluttuazione della sua moneta, considerata bene rifugio dagli investitori. Per questa ragione, la BNS ha scelto di iniettare massicce dosi di liquidità per mantenere rigido il tasso di cambio. Di fronte alla fluttuazione del dollaro, però, questa scelta ha mostrato i suoi limiti ed è diventato sempre più difficile per la BNS mantenere questa politica finanziaria ultragenerosa.

La parità con l’Euro per la prima volta dal 1999

L’effetto è stato immediato. Sui mercati dei cambi, la moneta svizzera ha fluttuato parecchio, circa il 50% del suo valore, di fronte alla valuta europea. Il franco svizzero era quotato a 0,85 euro fino a ieri sera, per risalire a 1,18 nella mattinata di giovedì. Per un certo tratto, la divisa svizzera è stata in parità con l’Euro per la prima volta dall’introduzione della moneta unica nel 1999. Altra conseguenza della fluttuazione del franco è stata la caduta vertiginosa della Borsa di Zurigo, il cui indice ha perso il 12% del suo valore. La crescita del valore della moneta elvetica è una cattiva notizia per le imprese svizzere, soprattutto per quelle che esportano buona parte della loro produzione e si trovano presi nella morsa del fatturato realizzato in divisa straniera e i costi da sostenere in franchi svizzeri. Ci guadagnano le località frontaliere della Svizzera. Coloro che lavorano e vivono in Italia, o in Francia, o in Germania, ad esempio, vedono il loro potere d’acquisto in Svizzera sempre più elevato. Ne approfittano immediatamente i proprietari di immobili delle località confinanti con la Svizzera, che già avevano subito forti pressioni da parte degli acquirenti svizzeri.

Le conseguenze sul sistema industriale svizzero

“Si tratta di uno tsunami”, avverte l’amministratore delegato della Swatch. La piazza svizzera è la sede di enormi imprese multunazionali, i cui profitti derivano essenzialmente dalle esportazioni, dalla Nestlè ad ABB, passando dai giganti farmaceutici Roche e Novartis, alla Richemont e infine alle banche UBS e Credit Suisse, potenti gruppi finanziari che commerciano proprio nel mercato delle valute. Ecco alcune performance di queste multnazioni sui mercati: Swatch -9,3%, Credit Suisse -8%, Adecco -7,99%, UBS -7,37%, ABB -7,36%, una specie di ecatombe nel sistema capitalistico elvetico. L’UBS ha calcolato che il giovedì nero nella storia economica della Svizzera, per effetto della decisione della Banca Nazionale Svizzera, porterà alla perdita di 5 miliardi di franchi, pari a quasi l’1 per cento del PIL.

I commenti degli economisti

Nouriel Roubini riconosce che la crisi della valuta russa, la riduzione del prezzo del petrolio greggio e l’imminente passo della BCE sul cosiddetto Quantitative Eating (QE) hanno forzato la mano della Banca Centrale Svizzera, che non poteva fare diversamente “data l’enorme pressione sulla valuta elvetica”. Shaun Richards, economista indipendente, ha parlato senza mezzi termini di “opzione nucleare nella guerra delle valute” da parte della BNS. A sua volta, tuttavia, il capo della Banca Nazionale Svizzera, Thomas Jordan, nel corso di una conferenza stampa ha difeso strenuamente la scelta dichiarando che “il tasso fisso andava bene per le condizioni del 2011. Ora gli sviluppi internazionali, tra cui la crisi russa e l’indebolimento dell’Euro nei confronti del dollaro, hanno costretto i vertici finanziari svizzeri a modificare le proprie politiche monetarie. Siamo stati costretti a passare da un sistema rigido ad un sistema più elastico e ampio che ci consente di operare al meglio”.

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