Italicum. Pd: un terzo dei senatori dice no al Parlamento dei nominati

Italicum. Pd: un terzo dei senatori dice no al Parlamento dei nominati

Sono ventinove, un terzo del gruppo, i senatori del Pd che a conclusione  dell’assemblea tenuta a Palazzo Madama, presente Matteo Renzi, non hanno partecipato alla votazione. Hanno consegnato un documento presentato da uno dei firmatari, Paolo Corsini, il quale ha sottolineato che le “leggi elettorali sono leggi ordinarie ma poiché attengono al valore della democrazia evocano principi costituzionali”. Di fatto un preciso richiamo alla prevalenza di libertà di coscienza nelle scelte di voto e una indiretta risposta alla ministra Boschi che aveva affermato: “L’assemblea del gruppo si è espressa  a favore dell’Italicum e io spero che in aula la minoranza si adegui”. Un richiamo, neppure troppo velato, alla disciplina. Diamo di seguito il  testo del documento e i nomi dei senatori che lo hanno sottoscritto.

Il documento dei 29

“La legge elettorale costituisce indubbiamente un fondamentale strumento per la vita democratica e non solo in quanto svolge un’indispensabile funzione regolatrice, ma pure perché rimanda a diritti e garanzie costituzionalmente definiti e sanciti. Proprio a partire da questo dato essa impegna coscienza e responsabilità di ciascuno.

Per quanto riguarda la nuova legge elettorale, dopo la sentenza della Corte Costituzionale che costituisce ineludibile riferimento, non si possono che valutare positivamente le novità intervenute rispetto al testo approvato in prima battuta alla Camera. Si è alzata la soglia che evita il ricorso al ballottaggio; sono state uniformate e abbassate al 3% le soglie di ingresso, garantendo, dunque, quote di rappresentanza alle diverse forze politiche; si è inserita infine l’indicazione della preferenza al fine di restituire agli elettori la possibilità di scegliere i propri rappresentanti.

Di contro non è condivisa da altre forze politiche la prospettiva di collegi uninominali. Questo comunque il punto fondamentale cui la nuova normativa deve attenersi: restituire compiutamente lo scettro al principe-cittadino-elettore. Sotto questo profilo riteniamo non sia condivisibile la nomina di capilista bloccati. Essa configura, infatti, un Parlamento nel quale i nominati rappresenteranno la maggioranza dei Deputati e in cui la possibilità di eleggere con preferenza i propri rappresentanti verrà lasciata di fatto esclusivamente al partito vincitore del premio di maggioranza.

In secondo luogo, la previsione di capilista pluricandidati istituzionalizza una pratica che espropria l’elettore del controllo effettivo del proprio voto con possibili rischi di incostituzionalità. Si deve, infatti, tanto più considerare che siamo impegnati in un percorso di riforme costituzionali che prevede una sola Camera politica con un unico rapporto fiduciario col Governo. Infine, quanto alla clausola di salvaguardia essa deve necessariamente rapportarsi alla conclusione definitiva del processo di riforma costituzionale.”

I firmatari

Paolo Corsini, Miguel Gotor, Vannino Chiti, Maurizio Migliavacca, Donatella Albano, Claudio Broglia, Rosaria Capacchione, Felice Casson, Giuseppe Luigi Salvatore Cucca, Erica D’Adda, Nerina Dirindin, Marco Filippi, Federico Fornaro, Maria Grazia Gatti, Maria Cecilia Guerra, Paolo Guerrieri Paleotti, Josefa Idem, Silvio Lai, Sergio Lo Giudice, Doris Lo Moro, Patrizia Manassero, Luigi Manconi, Corradino Mineo, Massimo Mucchetti, Carlo Pegorer, Laura Puppato, Lucrezia Ricchiuti, Lodovico Sonego, Walter Tocci

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