“On every street”, l’addio dei Dire Straits

“On every street”, l’addio dei Dire Straits
Spesso nella storia del rock come in genere nel mondo dello spettacolo è difficile e problematico cavalcare il grande successo e la popolarità internazionale. Molti gruppi iniziarono il declino creativo proprio nel momento di maggiore consenso. Nel caso dei Dire Straits, fondati dal chitarrista Mark Knopfler nel 1977, gli anni che vanno dal 1985 al 1988 furono quelli di un successo di proporzioni enormi grazie all’album “Brother in Arms”, che vendette oltre 30 milioni di copie in tutto il mondo. A seguito di questo vero e proprio trionfo, il leader decise di sospendere l’attività della band. Iniziò un’interessante carriera solista e incise anche alcune colonne sonore di pregio. Dopo sei anni di silenzio i Dire Straits tornarono insieme nel 1991 con la pubblicazione di “On Every Street” che sarà anche il loro ultimo album in studio.
 “Per il ritorno in attività a sei anni di distanza da “Brothers in Arms”, Mark Knopfler decise di fare le cose in grande con il suo tipico piglio di vero e proprio artigiano della musica. Per il nuovo album scelse gli studi di registrazione Air di Londra e per quando riguarda il suono chiamò ben cinque esperti ingegneri del settore più due addetti al missaggio: il chitarrista voleva un suono limpido, cristallino e allo stesso tempo potente. Oltre ai componenti fissi dei Dire Straits, John Illsley al basso, Alan Clark alle tastiere e Guy Fletcher alla batteria, Mark Knopfler si circondò di una serie di musicisti eccellenti, dei turnisti molto richiesti nelle sale di registrazioni. In “On Every Street”, suonano il percussionista Danny Cummings, i batteristi Manu Katchè e Jeff Porcaro, il sassofonista e flautista Chris White e i chitarristi Paul Franklin e Phil Palmer, quest’ultimo è uno degli strumentisti più ricercati sia nel rock che nel jazz per il suo eclettismo e per la sua estrema versatilità. I dodici brani che compongono l’album sono stati composti da Mark Knopfler dal novembre del 1990 al maggio del 1991.
Dopo gli sperimentalismi di “Brothers in Arms” Mark Knopfler tornò ad un rock più tradizionale ma sempre molto raffinato negli arrangiamenti e nelle sonorità. “Calling Elvis”, il lungo brano di apertura è una sorta di omaggio al re del rock’n’roll e il testo racconta di un fan di Presley convinto che la star sia ancora viva. Segue “On Every Street”, malinconica ballad di un uomo esasperato dalla solitudine e dalla difficoltà di amare. Nei brani successivi emergono prepotentemente le sonorità “solenni” e “intimiste” della musica dei Dire Straits: tappeti di tastiere sui cui le chitarre di Knopfler, di Phil Palmer e Paul Franklin ricamano assoli ricchi di feeling e sonorità che vanno dal rock al folk elettrico. “Heavy Fuel” è forse il momento più rock dell’album, aggressivo e sofisticato mentre “Fade to black” è il passaggio blues più intenso e lirico con splendidi fraseggi di chitarra dal suono pulito e limpido. “The bug” è il brano più “divertente” nel suo rock’n’roll tipico dei primi Dire Straits. Nel riflessivo e drammatico “You and your friend” spiccano la chitarra steel di Paul Franklin e quella magica di Knopfler. Con “Iron Hand” c’è un improvviso cambio di atmosfera: la voce profonda di Knopfler e la sua chitarra acustica raccontano le drammatiche vicende delle proteste dei minatori inglesi contro il premier Margaret Thatcher. Il ritorno dei Dire Stratis dopo sei anni silenzio fu senza dubbio di ottima qualità sia dal punto di vista compositivo, degli arrangiamenti e dei testi. Notevole fu il contributo di George Martin, “il creatore” del suono dei Beatles.
“On Every Street”, pubblicato nel settembre del 1991 ebbe un grande successo di pubblico e di critica. Raggiunse il primo posto in Australia, Austria, Francia, Italia, Norvegia, Svezia, Svizzera e Gran Bretagna. Conquistò cinque dischi di platino, uno di diamante, tre d’oro e uno d’argento. Le vendite complessive ammontarono ad oltre dieci milioni di copie in tutto il mondo.
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